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LA NOTTE DEI MUSEI     (Maggio 2019)
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ACCADEVA IN UN VICOLO DI NAPOLI

 

di Luigi Rezzuti

 

Era un pomeriggio di luglio tremendamente caldo ed afoso. Vittorio era seduto sul divano di casa, indossava un pantaloncino corto ed una maglietta a mezze maniche.

La casa si trovava in uno stretto vicolo di Napoli, in un quartiere molto popoloso.

Quel pomeriggio non c’era un alito di vento e Vittorio non riusciva a riposare a causa di una nevralgia, scaturita dal troppo caldo e da un alto tasso di umidità.

Il condizionatore d’aria era guasto dall’estate precedente, lo sciacquone del bagno era difettoso, c’era una perdita d’acqua continua, che ogni tanto bisognava bloccarr per evitare di pagare l’eccedenza.

Si sentivano gli schiamazzi della gente che abitava nei bassi e che, per il troppo caldo, si era trasferita sul marciapiede del vicolo con sedie, sedioline e sedie a sdraio.

Dei cani randagi litigavano, rincorrendosi ed abbaiando.

La moglie Cristina, comprendendo i disagi del marito, cercava di consolarlo preparandogli la cena a base di pomodori di Sorrento, aglio, olio, sale e abbondante basilico.

Vittorio non riusciva a riposare: non erano solo il caldo e l’afa a tormentarlo, ma  cose molto più importanti e gravi.

Dopo 25 anni da operaio di un’azienda del nord Italia, era in cassa integrazione. L’azienda, in piena crisi economica, aveva deciso di chiudere, licenziando impiegati, dirigenti ed operai.

A tutto questo si aggiungeva il fatto che, durante una notte, approfittando dell’assenza di Vittorio e Cristina, dei ladri, furtivamente, si erano introdotti nell’appartamento svaligiandolo ed arraffando quanto di più prezioso possedessero : un anello, una collana e l’anello di brillanti, donato da Vittorio a Cristina nel giorno del loro matrimonio, più un discreto gruzzoletto di euro e un computer.

Intanto i mesi trascorrevano veloci. Vittorio ormai era in piena crisi depressiva, senza lavoro e con pochi soldi. Aveva deciso di andare da uno psichiatra.

Aggrediti da questa crisi economica galoppante, Cristina decise di riprendere il lavoro di direttore presso un grande supermercato, per portare, almeno lei, uno stipendio a casa, ma la sfortuna sembrava accanirsi contro questa giovane coppia, infatti, dopo soltanto sei mesi, il supermercato licenzia tutto il personale e chiude.

Cristina torna a casa anch’ella avvilita, depressa, sfiduciata e scoppia a piangere tra le braccia del marito, che inizia anche lui a piangere, però da questo pianto, forse liberatorio, si accorgono di quanto il loro amore sia più forte del condizionatore guasto, dello sciacquone difettoso, della mancanza di soldi e di lavoro.

(Giugno 2014)

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