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A VENT’ANNI DALLA MORTE DI MASSIMO TROISI

 

a cura di Luigi Rezzuti

 

Massimo Troisi nasce a San Giorgio a Cremano il 19 febbraio del 1953.

Attore, regista, sceneggiatore, è esponente della nuova comicità napoletana.

Con il gruppo “La Smorfia”, assieme a Lello Arena e ad Enzo De Caro i primi successi televisivi.

Nel 1972 gli venne diagnosticato un’anomalia cardiaca che lo obbligò, nel 1976, a recarsi negli Stati Uniti per un intervento alla valvola mitralica. L’operazione ebbe buon esito.

Il suo primo film nel 1981 con  “Ricomincio da tre”, registrò grandi consensi della critica, che  definì Troisi il “salvatore del cinema italiano”. ottenendo tre nastri d’argento (per il miglior regista esordiente, migliore attore e miglior soggetto) e due David di Donatello.

Dopo qualche anno, “Scusate il ritardo”, film definito l’opera migliore dell’attore napoletano.

Ancora, “Non ci resta che piangere”, dove lavorò al fianco di Roberto Benigni, film che rimane nell’immaginario collettivo per le invenzioni e le gag di Troisi e Benigni.

Vinse il nastro d’argento per la migliore sceneggiatura con il film “Le vie del Signore sono finite”.

Nel 1992 “Pensavo fosse amore … invece era un calesse” con Francesca Neri e Marco Messeri.

Nel 1994 Troisi si recò ancora una volta negli Stati Uniti per controlli cardiaci: apprese di dover sottoporsi con urgenza ad un nuovo intervento chirurgico ma decise di rimandarlo perché voleva a tutti i costi finire le riprese de “Il postino”, girato a Procida e Salina.

Fu l’ultimo impegno come attore. Terminò le riprese con enorme fatica e con il cuore stremato, facendosi sostituire in alcune scene da una controfigura.

Un film poetico, un omaggio a Neruda.

L’attore ricevette consensi da molti attori internazionali, tra i quali Sean Connery, che dichiarò che gli avrebbe fatto piacere girare un film con Troisi.

Ottenne numerose recensioni favorevoli anche da giornali, come il “The Washington Times”, “The New York” e il “Times”-

La caratteristica che predominò in Massimo Troisi, anche nella vita personale, fu sicuramente la timidezza. Infatti, in un’intervista ammise : “  Non sono mai stato molto bravo con le ragazze proprio perché ero timido”  , però è stato legato sentimentalmente a donne come : Anna Pavignano, Jo Campa, Clarissa Burt e Nathalie Caldonazzo con la quale rimarrà fino alla sua morte.

Nel 1996 Troisi fu candidato ai premi Oscar come migliore attore e migliore sceneggiatura risultando essere un mito per la sua padronanza scenica, per la forte napoletanità  e per la capacità espressiva della sua mimica.

Era un mito per la sua ironia, un attore capace, sensibile, di assoluta tenerezza e impacciato di fronte a situazioni quotidiane.

Il giornalista Minà disse : “Era un essere umano, leggero, forse stonato in un’epoca e in una società spettacolo dove imporre la propria presenza, essere arrogante, è il comportamento di moda”.

Pino Daniele ha scritto quasi tutte le colonne sonore dei film di Troisi  ed ebbe a  dire: “ Era facilissimo lavorare con lui perché mi lasciava campo libero nelle scelte delle musiche. Si fidava molto del mio istinto”.

Troisi scomparve prematuramente a quarantuno anni: morì per un attacco cardiaco, dodici ore dopo aver terminato le riprese de “Il Postino”, il 4 giugno del 1994.

Nel 1996, a due anni dalla sua morte, a San Giorgio a Cremano è stato istituito, in sua memoria, il Premio Massimo Troisi, mentre nel 2003 è stato dedicato a lui un museo.

(Giugno 2014)

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