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Festa brasiliana

 

di Luciano Scateni 

                               

I mondiali della contestazione raccontano di un Brasile scontento, anzi arrabbiato, per gli undici miliardi riversati sull’organizzazione dei giochi.

Da una parte prevale l’orgoglio carioca per un evento che mette il Paese del carnevale più famoso del mondo sotto gli occhi di gran parte della Terra, dall’altro la rabbia per la sottrazione di risorse indispensabili ai bisogni della gente.

 E così scontri tra manifestanti e polizia, feriti, caos mentre, a poca distanza, avveniva la cerimonia d’apertura del mondiale.

 Il rito di iniziazione si è consumato tra balli e canti, dominati gli uni e gli altri da colori sgargianti e allegria sfrenata.

Niente di trascendentale, per carità,  ma simpatia per il calore dei protagonisti di una festa che ha preceduto il primo incontro e ha messo di fronte Brasile e Croazia.

 Anche per la qualità del match niente di trascendentale e forse da elogiare è la compattezza dei Croati che, per gran parte del primo tempo hanno imposto la loro migliore impostazione di gioco.

Il primo gol nella porta difesa da Julio Cesar, un’autorete di Marcelo, poi la doppietta di Neymar, il primo per responsabilità del portiere croato, il secondo su rigore, inesistente. Il tre a uno sul finale, in un ribaltamento di fronte, quando la Croazia stava tentando disperatamente di pareggiare.

Anche stavolta i biancorossi devono ringraziare il sonno a occhi aperti del portiere croato.

Insomma un match senza infamia e senza lode, fino a quando l’Italia, orfana dell’infortunato Di Sciglio ha affrontato la perfida Albione, la corazzata Inghilterra. Si è giocato a Manau su un campo che somigliava a terra sconnessa, priva di erba e in condizioni climatiche tropicali.

 Prandelli, beato lui, è ottimista. La parola d’ordine è per tutti gli azzurri “il diavolo è meno brutto di quel che sembra”. 

(giugno 2014)

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