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LA NOTTE DEI MUSEI     (Maggio 2019)
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E’ MORTO CIRO ESPOSITO

 

di Luigi Rezzuti

 

E’ morto Ciro Esposito, il tifoso ferito in una rissa a colpi di pistola, prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli, giocata all’Olimpico lo scorso 3 maggio.

Il ragazzo era ricoverato al Policlinico Gemelli. Alla notizia, le questure di Napoli e di Roma si attivano, temendo una resa dei conti tra la tifoseria napoletana e quella romanista, mentre  la famiglia torna a lanciare un appello per evitare gli scontri : “No a violenze nel nome di Ciro”.

Dopo oltre 50 giorni di rianimazione intensa e protratta, Ciro Esposito è deceduto per insufficienza multi organica non rispondente alle terapie mediche e di supporto alle funzioni vitali.

Il cuore del ragazzo si è fermato. Un’agonia lunga e dolorosa ha posto fine alla sua giovane esistenza.

Con la sua morte, si fa più pesante la posizione processuale di Daniele De Santis, l’ultrà giallorosso, accusato dalla procura di Roma di aver esploso diversi colpi di pistola all’indirizzo di alcuni tifosi napoletani, durante la rissa scoppiata in viale Tor di Quinto, nel prepartita della finale di Coppa Italia.

Non sono le mafie a infiltrare gli ultrà, ma sono essi stessi una mafia con i suoi vertici, i suoi capi, sempre pronti a violare la legge, portando in curva bombe carta, striscioni offensivi, svuotando autogrill, danneggiando auto in sosta e pullman, che trasportano calciatori e tifosi.

Il tifo organizzato ha la capacità di intermediare con le istituzioni, di bloccare l’inizio delle gare ed avere molto spesso l'ultima parola.

Purtroppo ogni misura di sicurezza sembra inefficace.

I Dapso, la tessera del tifoso, i tornelli, la chiusura delle curve per cori razzisti, quasi sempre contro i tifosi napoletani, il coro pro Vesuvio (diventato un must in tutti gli stadi italiani), le perquisizioni per togliere la bottiglietta di acqua minerale dalle mani dei bambini non servono a niente perché poi non vengono controllati gli ultrà, che entrano indisturbati nei loro settori con petardi, bastoni, striscioni e quant’altro.

Ma quanti episodi di violenza sono avvenuti prima, durante e dopo le partite di calcio?

Gli ultrà della Juventus esposero uno striscione, che inneggiava alla sciagura di Superga, altri  fischiarono durante l’ultima partita di Paolo Maldini, perché evitava rapporti con gli ultrà.

Per qualcuno questo è folklore...

Cosa più grave avvenne durante la partita Genoa - Siena quando gli ultrà genoani interruppero l’incontro, obbligando i loro calciatori a togliersi la maglietta disonorata, secondo loro, da una prestazione negativa. Il presidente Preziosi, per questo violento episodio, dovette pagare una multa di 30 mila euro.

Uno dei più eclatanti episodi ha riguardato anche il calcio professionistico di terza categoria. Il derby Salernitana-Nocerina durò solo 20 minuti; otto calciatori della Nocerina finsero di infortunarsi durante il gioco perché precedentemente minacciati dai loro ultrà a non scendere in campo. La Nocerina è stata esclusa dal campionato.

Oggi addirittura si usano armi da fuoco che ammazzano un giovane tifoso.

Tutto sembra permesso e tollerabile. E intanto le istituzioni sportive e lo Stato cosa fanno? Perché non applicare leggi più severe come quelle applicate contro gli Hooligan inglesi?

Forse in Italia l’esercito degli ultrà fa comodo alle società e allo Stato.

(giugno 2014)

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