NEWS

LA SAGRA DELLA CASTAGNA   di Luigi Rezzuti   Ottobre e novembre sono i mesi delle castagne e la nostra Regione offre l’imbarazzo della scelta per...
continua...
Incontri tra letteratura e matematica   Fisciano, mercoledì 8, ore 15,00, Università degli studi di Salerno, Incontri tra letteratura e...
continua...
Miti napoletani di oggi.51 I MERCATINI RIONALI   di Sergio Zazzera   Mimmo Piscopo, Mercatino di Antignano Napoli è tutta un pullulare di...
continua...
SI E’ CONCLUSO IL GIRONE D’ANDATA DEL CAMPIONATO DI CALCIO   di Luigi Rezzuti   Ad aggiudicarsi il girone d’andata è stata, come da previsioni, la...
continua...
Miti napoletani contemporanei.65 “SUPER-NAPOLI”   di Sergio Zazzera   Qualche tempo fa ho parlato del “mito-Napoli”; come se non bastasse, ora il...
continua...
EDICOLE VOTIVE DI NAPOLI   di Luigi Rezzuti   Passeggiando per le strade di Napoli, è possibile contare un vasto numero di “altarini”. Le edicole...
continua...
Andiamo a teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   Rassegna Atelier - Domenica 8 gennaio al Nuovo di Salerno - Piaf: black without wings Secondo...
continua...
Estate a Vietri sul Mare   Lunedì 16 luglio: Guglielmo Gugliemi Academic Ensemble Contemporary Jazz Project Martedì 17 luglio: Cleopatra di...
continua...
Spigolature   di Luciano Scateni   Odio -Amore e nel mezzo Trump Non è vero che l’incredibile Trump rischi il linciaggio politico globalizzato, ma  i...
continua...
Annella, un’anomalia del Seicento.   di Antonio La Gala   Un tratto dell’antica “via per colles”, che in epoca romana congiungeva l’area flegrea con...
continua...

Miti napoletani di oggi.25

LA PIZZA

 

di Sergio Zazzera

 


C’era una volta la pizza, che qualcuno riteneva discendente delle “mense”, vale a dire quei dischi di pane che, secondo la narrazione omerica, avevano la funzione degli odierni piatti e che al termine del pranzo erano dati come avanzi ai servi. Altri, viceversa, la consideravano nata a Eleusi, col nome di πλάξ. E in principio era quella più semplice, nota col nome di “napoletana” (aglio, olio, pomodoro, origano, basilico), poi soppiantata nei gusti dei napoletani dalla celeberrima “margherita”, che Rafiluccio Esposito, marito di Giovannina Brandi, titolare della non meno celebre pizzeria di via Chiaja, inventò in onore dell’omonima regina. Altre ancora ne vennero, come l’ormai scomparsa pizza “alla mastu Nicola” (‘nzogna, caso e vasenicòla) o come il tuttora trionfante cazóne (ripieno di salame – non prosciutto –, ricotta e mozzarella, condito con sugna – non olio –), con la sua variante fritta, detta “oggi a otto”, perché acquistata a credito.

La progressiva mitizzazione della pizza cominciò con la proposta di varianti, come la “quattro stagioni” (quattro spicchi di gusti differenti) e la “capricciosa”, spuria, perché di tradizione romana, nella quale i gusti sono ben più di quattro e tutti mescolati in maniera assolutamente casuale.

Il vero e proprio mito – vale a dire, il linguaggio falso – della pizza, però, è venuto formandosi lungo diverse direttrici. La prima è quella di una nouvelle cuisine quanto mai cafona, che guarnisce la pizza con lasagna, pasta e fagioli, parmigiana di melanzane e perfino baccalà. La seconda è quella di “templi” di un tempo – e valga per tutti l’esempio di Michele al Trianon –, che l’elevato tasso di frequentazione ha ridotto press’a poco al rango di fast food, nel senso di un “mordi e fuggi”, al quale ti costringe la fila di avventori che si accalca all’ingresso, in attesa di poter occupare il tuo posto. Il tutto, anche a scapito della qualità dell’offerta, tutto sommato, ancora positiva, ma più che un tantino lontana da quella di una volta. La terza è la conseguenza dell’“espatrio” della pizza: la si può mangiare a Milano cotta in forni al kerosene, a Roma con una consistenza pari a su pani carasau dei sardi, a New York in forma di pizza pie, delle dimensioni di una ròt’’e carro (laddove quella autentica non deve debordare dai margini di un comune piatto da pietanza). Insomma, povera pizza.

(Luglio 2014)

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen