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"Zia Natascia"   Riprende la stagione eventistica con "Zia Natascia" in una suggestiva location: al Chiostro San Domenico Maggiore, sabato 22 maggio...
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PRIMIZIE DI CALCIO MERCATO   di Luigi Rezzuti   Non è ancora terminato il campionato di calcio di Serie A, nè tanto meno siamo vicini alle date...
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IL FURTO DEL “CAPPELLO” DI KOUNELLIS   di Sergio Zazzera   E’ del 4 marzo la notizia del furto del “Cappello”, elemento dell’installazione...
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CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A 2020-2021   di Luigi Rezzuti   A causa della pandemia da Corona Virus, il campionato di calcio della stagione...
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Vincenzo Irolli: arte o commercio?   di Antonio La Gala   Vincenzo Irolli (Napoli,1860 - 1949), scoprì la passione per l'arte a diciassette anni,...
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LA JUVE VINCE LO SCUDETTO   di Luigi Rezzuti   Nel Campionato di calcio italiano non si può andare oltre il secondo posto perché prima di iniziare la...
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Tanto va la gatta al lardo… Giro di boia per il Santone Samuele   di Luigi Rezzuti   Sulle pagine de “IL VOMERESE” del mese di marzo 2016,...
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L’ESAME DI TERZA MEDIA   di Luigi Rezzuti   Se per qualcuno di voi l’esame di terza media è stato facile per Francesco, uno scolaro perennemente...
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IL BUSINESS DEL “COCCO BELLO”   di Luigi Rezzuti   Come in ogni stagione estiva, le spiagge della nostra penisola sono invase da venditori ambulanti...
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Hu, cognome cinese in rapida diffusione

 

di Luciano Scateni

 

A Napoli gli Esposito sono in larga maggioranza e il rispetto della tradizione per il cognome più frequente è salvo. Altrove no. La Cina è più vicina? Lo confermerebbe una lunga serie di dati economici che testimoniano l’attenzione concreta dell’impero cinese per l’Italia. Qual è la capitale finanziaria del nostro Paese? Naturalmente è Milano e sentite cosa accade nel capoluogo lombardo: il cognome più diffuso in città e dintorni non è più Rossi e neppure Bianchi, Colombo, Cattaneo o Brambilla, ma è il cinesissimo Hu e gli fanno buona compagnia in alto nella classifica, Chen, Zhou, Wang. Cosa c’è di appetibile per la mega finanza cinese, tanto da attrarre miliardi di investimenti e la partecipazione azionaria sistematica al capitale di grandi imprese italiane? C’è che nel Bel Paese i prezzi sono crollati e conviene investire, più che in Grecia, Spagna o Portogallo per aprire un varco nella zona euro. La presenza cinese, mediamente intorno al due per cento, è consolidata in Eni, Enel, Telecom, Fca, Prysmian, Snam, Terna, Fiat e Generali. I fondi pilotati dalla Banca Centrale di Pechino su Piazza Affari ammontano a cinque miliardi di euro. Deus ex machina delle strategie di espansione economica cinese è il signor Zhou Xiaochuan, governatore della People’s Bank of China la più mastodontica del mondo: possiede personalmente il due per cento della Fiat.  Di concerto, la State Grid Corporation of  China, la più grande compagnia di servizi del mondo, con un milione e mezzo di dipendenti, ha investito in giganti finanziari italiani la bella cifra di due miliardi e cento milioni di euro. Di allettante, l’Italia ha un ottimo rapporto qualità-prezzo confermato anche dal passaggio di proprietà della casa di moda Krizia. Presidente del consiglio di amministrazione dell’azienda passata in mani cinesi, è la signora Zhu Chon Un. L’interesse della Cina per il nostro Paese si è consolidato con la visita di Renzi in quel Paese e si conferma con l’annunciata visita in ottobre del premier Li Keqiang che sarà in Italia, anche per firmare convenzioni commerciali. Ora non c’è dubbio che la lingua internazionale è l’inglese ma, considerati gli sviluppi dei rapporti tra i due Paesi, chissà che in un futuro prossimo non sia introdotto nelle scuole lo studio del cinese. A Napoli la comunità cinese è ben presente e svolge in prevalenza attività commerciali o di confezionamento di vestiario, anche se l’invasione per il momento è ancora contenuta.

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