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“Pagine” di Vincenzo Aulitto e Francesco Lucrezi     Mercoledì 13 dicembre 2017 alle ore 17 presso Movimento Aperto, via Duomo  290/c Napoli si...
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Andiamo a Teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   “Two”, una coppia alle prese con dinamiche da bar Alla Sala Pasolini di Salerno nell’ambito della...
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Inquinamento marino   di Luigi Rezzuti   Con l’avvicinarsi dell’estate si ripresenta il problema dell’inquinamento marino. Il mar Mediterraneo...
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Salute e benessere TUTTI PAZZI PER LA FRUTTA ESOTICA   di Luigi Rezzuti   Per frutta esotica  o tropicale si intendono i frutti di quelle piante...
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Parlanno ’e Poesia 9 Ferdinando Russo   di Romano Rizzo   Conoscere alcuni aneddoti sulla vita di un grande della poesia napoletana può...
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Parlanno ’e poesia 6   di Romano Rizzo   Giuseppe Capaldo Nacque a Napoli il 21 marzo del  1874 da genitori di modeste origini, che gestivano un’...
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Miti napoletani di oggi. 54 IL "DASPO URBANO"   di Sergio Zazzera   In attuazione della Convenzione Europea di Strasburgo del 19 agosto 1985, al...
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 Le biblioteche napoletane   di Antonio La Gala     Per capire come e quando le attuali biblioteche napoletane sono sorte non si può prescindere...
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SEGNALIBRO   a cura di Marisa Pumpo Pica   Fiori del mio campo, di Giovanni Baiano, Cosmopolis Edizioni Napoli   Uomo d’altri tempi, Giovanni...
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Un libro a Teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   Sabato, 5 marzo, alle ore 11.30, nella sala del Teatro Diana, nell’ambito della rassegna...
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Hu, cognome cinese in rapida diffusione

 

di Luciano Scateni

 

A Napoli gli Esposito sono in larga maggioranza e il rispetto della tradizione per il cognome più frequente è salvo. Altrove no. La Cina è più vicina? Lo confermerebbe una lunga serie di dati economici che testimoniano l’attenzione concreta dell’impero cinese per l’Italia. Qual è la capitale finanziaria del nostro Paese? Naturalmente è Milano e sentite cosa accade nel capoluogo lombardo: il cognome più diffuso in città e dintorni non è più Rossi e neppure Bianchi, Colombo, Cattaneo o Brambilla, ma è il cinesissimo Hu e gli fanno buona compagnia in alto nella classifica, Chen, Zhou, Wang. Cosa c’è di appetibile per la mega finanza cinese, tanto da attrarre miliardi di investimenti e la partecipazione azionaria sistematica al capitale di grandi imprese italiane? C’è che nel Bel Paese i prezzi sono crollati e conviene investire, più che in Grecia, Spagna o Portogallo per aprire un varco nella zona euro. La presenza cinese, mediamente intorno al due per cento, è consolidata in Eni, Enel, Telecom, Fca, Prysmian, Snam, Terna, Fiat e Generali. I fondi pilotati dalla Banca Centrale di Pechino su Piazza Affari ammontano a cinque miliardi di euro. Deus ex machina delle strategie di espansione economica cinese è il signor Zhou Xiaochuan, governatore della People’s Bank of China la più mastodontica del mondo: possiede personalmente il due per cento della Fiat.  Di concerto, la State Grid Corporation of  China, la più grande compagnia di servizi del mondo, con un milione e mezzo di dipendenti, ha investito in giganti finanziari italiani la bella cifra di due miliardi e cento milioni di euro. Di allettante, l’Italia ha un ottimo rapporto qualità-prezzo confermato anche dal passaggio di proprietà della casa di moda Krizia. Presidente del consiglio di amministrazione dell’azienda passata in mani cinesi, è la signora Zhu Chon Un. L’interesse della Cina per il nostro Paese si è consolidato con la visita di Renzi in quel Paese e si conferma con l’annunciata visita in ottobre del premier Li Keqiang che sarà in Italia, anche per firmare convenzioni commerciali. Ora non c’è dubbio che la lingua internazionale è l’inglese ma, considerati gli sviluppi dei rapporti tra i due Paesi, chissà che in un futuro prossimo non sia introdotto nelle scuole lo studio del cinese. A Napoli la comunità cinese è ben presente e svolge in prevalenza attività commerciali o di confezionamento di vestiario, anche se l’invasione per il momento è ancora contenuta.

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