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La stele di Rosetta

 

di Luciano Scateni

 

Ha un nome gentile la sonda che ha raggiunto la meta della cometa dove è atterrata per l’entusiasmo degli scienziati che l’hanno progettata e inviata nello spazio.

Si chiama Rosetta, ma il nome non è stato ispirato da una donna dello staff  protagonista dell’impresa.

Più semplicemente è stato mutuato dalla Stele di Rosetta nella speranza di svelarci quanto ancora c’è di misterioso nel sistema solare e nella nascita dei pianeti.

Rosetta è felicemente discesa sulla superficie della cometa 67/P/Churyomov-Gerasimneko e ha iniziato il suo lavoro di esplorazione, svolto da un braccio meccanico con cui la sonda si è posata sulla cometa. Nel centro dove opera l’Agenzia Spaziale Europea si festeggia con entusiasmo l’evento.

La seconda fase impegnerà un trapano a penetrare il suolo di Rosetta per carpirne i segreti.

Per la perforazione è previsto il tempo di due ore. L’Agenzia Spaziale Italiana sovrintende alle operazioni della sonda dalla centrale di Colonia, In Germania.

 Il trapano è stato progettato nel nostro Paese dal Politecnico di Milano ed è stato costruito da un’azienda del gruppo Finmeccanica: scaverà nel suolo della cometa fino alla profondità di venti metri.

I campioni raccolti dal trapano saranno sottoposti ad altri strumenti e l’indagine sui loro dati prenderà ancora un’ora di tempo.

Al termine dell’analisi le valutazioni torneranno a bordo della Rosetta  che a sua volta li invierà all’Agenzia Spaziale Europea.

La partecipazione italiana all’impresa di Rosetta è stata legittimamente enfatizzata dai media, a testimoniare l’eccellenza della ricerca del nostro Paese, a dispetto dell’insufficienza delle risorse messe a disposizione e della scarsa attenzione del Paese per i settori innovativi della tecnologia.

(Novembre 2014)

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