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ANTONIO IL GRAFICO

 

di Luigi Rezzuti

 

Sono quasi dieci anni che stampo “Il Vomerese” presso una tipografia a Portici.

I rapporti con i titolari, i grafici e gli operai sono diventati nel tempo rapporti di stima ed amicizia.

La tipografia è un vero e proprio stabilimento tipografico, infatti stampano dai biglietti da visita a libri, giornali, manifesti pubblicitari, lavori per le istituzioni : Comune, Finanza, Polizia, Agenzia delle Entrate e quant’altro.

Oltre ai titolari e agli operai ci sono due grafici e un altro impiegato che si interessa di installare siti.

I grafici sono due giovani e con loro si è istaurato un rapporto di amicizia.

Inizialmente impaginavo il giornale con Antonio che, a differenza di Peppe è tranquillo, paziente ma anche più lento nel lavoro.

Dopo circa un anno chiesi al titolare se era possibile cambiare grafico perché Peppe mi sembrava più bravo e anche più svelto.

Da allora ho impaginato il giornale con Peppe rimanendo, però, sempre in amicizia con Antonio.

L’ultimo giornale l’ho impaginato a dicembre del 2011, poi, per mancanza di sponsor l’ho impaginato a marzo del 2012.

Mi recai in tipografia con tutti gli articoli e, non vedendo Antonio chiesi a  Peppe come mai non ci fosse.

All’improvviso il viso di Peppe si rabbuiò, non rispondeva ma mi indicava di guardare la parete dietro al computer dove c’era una foto  di Antonio.

Non capii cosa volesse farmi capire e chiesi che cosa significasse guardare quella foto.

Con un filo di voce, rotto dalla commozione, Peppe mi disse che Antonio non c’era più, si era ucciso.

Non riuscivo a capire, pensavo fosse uno scherzo di pessimo gusto, ma purtroppo la morte di Antonio mi fu confermata sia dai titolari della tipografia che dagli operai in un momento di grande commozione.

La tranquillità, la pazienza, la lentezza nel lavoro non erano altro che il segno di una fortissima depressione, di cui, però, nessuno si era avveduto.

Antonio era un ragazzo silenzioso, aveva 25 anni, era gracilino, con un carattere serioso, veniva al lavoro sempre in perfetto orario, salutava i presenti e subito si metteva a lavorare senza mai distrarsi un momento.

Alle 13,30 interrompeva il lavoro, salutava ed andava a pranzo, ritornando in pomeriggio sempre in orario.

Se qualcuno raccontava una barzelletta o faceva commenti su qualche giovane bella donna che veniva in tipografia per commissionare un lavoro, Antonio non si lasciava coinvolgere, era sempre intento nel suo lavoro.

Tutto questo non faceva assolutamente pensare che soffrisse di depressione, si pensava soltanto ad una persona seria e responsabile.

La morte di Antonio mi fece stare male, non riuscivo a pensare che non c’era più, che si fosse suicidato, Peppe mi raccontò quello che gli avevano riferito “ “Era un sabato mattina, giorno non lavorativo, Antonio si era svegliato verso le nove, aveva fatto colazione, poi si era rifiutato di uscire con i genitori, rimanendo solo a casa.  Chissà cosa dovette passare per la testa di Antonio”.

Peppe continuò a raccontarmi che Antonio ingoiò una manciata di barbiturici, si legò i piedi, si mise in testa una busta di plastica, legandola al collo e attesa la morte. Lo trovarono morto per asfissia.

Un racconto raccapricciante. Come era possibile un autocontrollo del genere nel preparare con tanta cura il proprio suicidio?. Chiesi  : “Forse è stato ucciso?”.

Peppe mi disse che il sospetto era venuto anche a lui ma le indagini avevano confermato il suicidio.

Quel pomeriggio non riuscii a pensare ad altro, l’immagine di Antonio era sempre presente nella mia mente e vi è rimasta ancora per tanto tempo.

Ritornai a casa e raccontai tutto a mia moglie che, essendo molto sensibile, non volle che continuassi .

Quella notte non riuscii a prendere sonno, pensavo sempre a quel giovane, a quella terribile morte.

Pregai per lui.

(Novembre 2014)

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