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La violenza sulle donne   di Luigi Rezzuti   Si sente, purtroppo, parlare molto spesso di violenza sulle donne. Sui giornali, in TV, alla radio,...
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PAPA FRANCESCO


di Lorenza Spina

 

13 marzo 2013: fumata bianca per il Vaticano, dopo appena due giorni di conclave. Eludendo tutte le aspettative, è stato presentato al popolo di Roma e al mondo cattolico il  nuovo Papa, successore di Benedetto XVI, l’argentino Jorge Mario Bergoglio.  L’eletto al soglio di Pietro ha scelto come nome papale, “Francesco“.

Il nuovo pontefice di Roma è il primo Papa latino americano della storia. Ha 76 anni, è nato a Buenos Aires ed è il 266º papa della Chiesa cattolica.

Quando Papa Francesco si è affacciato al balcone è stato come se fosse arrivata a tutti noi, all’improvviso, una boccata di ossigeno nella situazione difficile  nella quale ci troviamo. E’ bastato lo sguardo e quel “Buonasera” per avvertire, in modo forte, Dio, accanto a noi.

Sarà un caso, ma il mondo cattolico in queste  ultime settimane è attraversato da una vera e propria scossa. La Chiesa è realmente un mistero per questa  sua capacità di rigenerarsi continuamente, di affrontare il nuovo, di riemergere dalle sue difficoltà, di continuare la sua missione di sempre, che è quella di annunciare il Vangelo.

L’elezione di Papa Francesco e il suo richiamo alla spiritualità e all’incontro tra religioni appare in qualche modo straordinario. Mentre la religione divide, nel senso migliore del termine, perché ognuno ha la sua, la spiritualità, invece, unisce perché è’ una, una per tutti ed è’ il punto di incontro fra tutte le diversità .

Noi, in questo periodo così difficile, avevamo  un bisogno vitale di figure come Papa Francesco. L’umanità intera ne aveva un bisogno vitale.

Egli ha scelto di chiamarsi Francesco, in onore di Francesco d’Assisi, la figura più simile a Cristo che il mondo abbia conosciuto, il Santo della Povertà, della Pace, del Creato, come lo stesso Papa ha voluto sottolineare e come le sue prime scelte e decisioni da Papa, nei primi giorni di pontificato, hanno sembrato emulare

San Francesco è stato una figura centrale per la mia visione del Cristianesimo,  è stato l’uomo cristiano che ha dimostrato che il conflitto con l’Islam non ha alcun fondamento. Egli era amico del Sultano ed entrambi, non si preoccupavano della conversione reciproca: la spiritualità li univa.

Le speranze sul nuovo “Vescovo di Roma” ad un riavvicinamento con le Chiese orientali, prendono le mosse proprio dalla scelta del nome. Pare che il Papa Innocenzo III, ai tempi di San Francesco D’Assisi, abbia fatto un sogno nel quale Francesco, levando le mani al cielo, salvava la Chiesa in rovina. E forse ancora  oggi il compito di salvare la Chiesa spetta ad un Francesco, come già ci sta dando prova  in questi suoi primi giorni.

«Per favore non lasciatevi rubare la speranza!». È stato questo il grido di Papa Francesco  nell'omelia della Santa Messa della Domenica delle Palme in cui, appunto, denunciava il forte rischio che si corre se si cede allo scoraggiamento.

E di qui l’invito a seguire nel nostro cammino Gesù e a non ascoltare il diavolo.

Nessun consiglio sembra più appropriato in questo momento di grande sconforto per tutti e soprattutto per i giovani, che rappresentano il futuro.
«Dobbiamo vivere la fede con un cuore giovane, sempre, anche a 70 e a 80 anni. Con Cristo il cuore non invecchia mai», ha anche affermato  nella stessa omelia, «I giovani debbono dire al mondo  che é bene seguire Gesù e il suo messaggio, che é bene uscire da se stessi, dalle periferie del mondo per seguire Gesù».

Un sano invito ad abbandonare l’egoismo e l’individualismo a favore di una universalità che è poi l’etimo della parola stessa di ”cattolicesimo”.
Il Papa mette in guardia tutta la Chiesa dal carrierismo. A questo proposito ha ripetuto le parole di  Benedetto XVI che diceva ai cardinali che, anche se erano dei principi, lo erano però di un Re crocifisso: Gesù. Il denaro, ha aggiunto il Pontefice citando parole che gli aveva detto sua nonna quando era piccolo, «nessuno può portarlo con sé deve lasciarlo. Il sudario non ha tasche».

Quindi ha voluto sottolineare quanto sia inutile affaticarsi ad ammucchiare soldi se non possiamo portarli con noi.

Le sue parole  fanno tirare un sospiro di sollievo, dopo la notizia sconvolgente delle ‘’dimissioni’’ del papa Benedetto XVI.

Papa Ratzinger ha avuto un pontificato difficile: oltre a non far rimpianger il grande Papa Woityla, si è dovuto occupare dello scandalo dei religiosi, accusati di pedofilia, dei suoi documenti segreti, divulgati fuori delle mura, dello Ior, la banca vaticana, delle tensioni con l'Islam, dei tradimenti e delle lotte di potere all'interno delle gerarchie ecclesiastiche.

Oltre all'età, su papa Ratzinger hanno pesato tali questioni aperte e traumatiche. Forse l'uomo si è sentito solo e isolato, fragile e vecchio, senza il necessario sostegno e consenso per affrontare i mille fronti di guerra che gli si sono spalancati davanti, schiacciato dalla miriade di responsabilità troppo pesanti per un solo uomo avanti con gli anni, pur se assistito dallo Spirito Santo.

Negli ultimi dieci anni, in seguito ai numerosi scandali, la fiducia nella Chiesa, in Italia è calata sensibilmente, ma la fiducia in questo Papa paradossalmente  è risalita ben oltre la Chiesa stessa, da quanto affermano i giornali, proprio dopo questo suo annuncio.

Come non paragonare la sofferta, ma saggia rinuncia del papa, all'attaccamento della nostra classe politica e dirigente alla poltrona e ai segni del potere? Come non rilevare la diversa statura, morale, spirituale e umana del pontefice rispetto ai nostri governanti ed amministratori? Come non paragonare il difficile momento che sta vivendo la Chiesa Cattolica e il suo bisogno di rinnovarsi, alla difficile situazione politica italiana all’indomani dell’elezioni del mese di Febbraio e al bisogno anche qui di un rivoluzionario cambiamento per una possibile ripresa politica ed economica e soprattutto per una ritrovata fiducia nel sistema e nelle istituzioni?

La rinuncia del Papa è stata da tutti vista come un'ammissione di vulnerabilità, di debolezza e di umiltà. E’ un segno di "umanità" che avvicina il Papa a tutti gli altri uomini. Tale è anche la ritrovata umanità che Papa Francesco continua a diffondere nei suoi messaggi.

 

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