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TEATRO BOLIVAR - stagione 2016/2017 direzione artistica David Jentgens ed Ettore Nigro   TERRAMIA | musica e teatro di tradizione NUOVEVELE | teatro...
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UNITRE - Cerimonia di chiusura dell’anno accademico   Si è svolta, nei giorni scorsi,  la cerimonia di chiusura dell’anno accademico 2015/2016...
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SEGNALIBRO   a cura di Marisa Pumpo Pica   Fiori del mio campo, di Giovanni Baiano, Cosmopolis Edizioni Napoli   Uomo d’altri tempi, Giovanni...
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Spigolature   di Luciano Scateni   Sul ponte di Messina “…lor si daran la mano” Identità di promesse tra Dem e Forza Italia.   Sì, no, se, ma,...
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AL MUSEO DUCA DI MARTINA   (Febbraio 2017)
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L’intervista   di Marisa Pumpo Pica   Enjoy the Void e il suo album d’esordio “Our Garden”     Si fa strada, nel panorama musicale di questi...
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IO E FRANCESCO   di ANNAMARIA RICCIO   A chi non è simpatico? Sentito parlare male del papa? Mai. Chiunque vorrebbe conoscerlo. Da quando si...
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Un interessante spettacolo di ERIN K   L’Associazione La Stazione & Rock Events hanno presentato, nei giorni scorsi, uno spettacolo live della...
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Un  nonno con la “fissa” per la caccia   di Luigi Rezzuti   Il  nonno di Marco aveva una sola grande passione, un solo grande capriccio, andare a...
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CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A   di Luigi Rezzuti   Ormai siamo all’ultimo giro di boa del campionato di calcio di serie A. La Juventus ha già vinto...
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“UNA FAMIGLIA QUASI PERFETTA”

 

di Sergio Zazzera

 

Nella fase del teatro napoletano, comunemente definita del “dopo-Eduardo”, Carlo Buccirosso occupa, in maniera indiscutibile, un posto di primo piano. Ed è in corso di rappresentazione, ora, al teatro Diana, Una famiglia quasi perfetta, la sua commedia, da lui stesso recitata, insieme con Rosalia Porcaro e Davide Marotta, affiancati da Tilde De Spirito, Giordano Bassetti, Peppe Miale, Gino Monteleone e Fiorella Zurlo, che si replica fino all’11 gennaio prossimo.

Il testo, che ruota intorno al tema del rapporto tra famiglia naturale e famiglia adottiva, non è parso, purtroppo, all’altezza dei precedenti lavori dell’autore. In primo luogo, infatti, l’intuizione posta alla base di esso – quella, cioè, della mancanza di “buon senso” nella legislazione italiana, che costituisce, malauguratamente, una realtà – finisce per perdersi in un mare di problemi e di questioni, che Buccirosso pone sul tappeto, senza peraltro proporre neanche una sola soluzione. Tutto ciò finisce per rendere la commedia funzionale esclusivamente alle battute umoristiche, equamente distribuite fra tutti i personaggi, conferendole piuttosto una connotazione farsesca, vero e proprio passo indietro per il teatro napoletano, che anche con lo stesso Buccirosso dei lavori precedenti era riuscito, finalmente, a liberarsene.

Un altro serio limite, però, del testo è costituito dal fatto che il personaggio di Peppino sia stato costruito, in maniera fin troppo evidente, per l’interpretazione del bravissimo Davide Marotta (sicuramente il migliore sulla scena); né si potrebbe ipotizzare, per il futuro, l’affidamento della sua interpretazione a un bambino: non sarebbe la stessa cosa.

(Gennaio 2015)

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