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“UNA FAMIGLIA QUASI PERFETTA”

 

di Sergio Zazzera

 

Nella fase del teatro napoletano, comunemente definita del “dopo-Eduardo”, Carlo Buccirosso occupa, in maniera indiscutibile, un posto di primo piano. Ed è in corso di rappresentazione, ora, al teatro Diana, Una famiglia quasi perfetta, la sua commedia, da lui stesso recitata, insieme con Rosalia Porcaro e Davide Marotta, affiancati da Tilde De Spirito, Giordano Bassetti, Peppe Miale, Gino Monteleone e Fiorella Zurlo, che si replica fino all’11 gennaio prossimo.

Il testo, che ruota intorno al tema del rapporto tra famiglia naturale e famiglia adottiva, non è parso, purtroppo, all’altezza dei precedenti lavori dell’autore. In primo luogo, infatti, l’intuizione posta alla base di esso – quella, cioè, della mancanza di “buon senso” nella legislazione italiana, che costituisce, malauguratamente, una realtà – finisce per perdersi in un mare di problemi e di questioni, che Buccirosso pone sul tappeto, senza peraltro proporre neanche una sola soluzione. Tutto ciò finisce per rendere la commedia funzionale esclusivamente alle battute umoristiche, equamente distribuite fra tutti i personaggi, conferendole piuttosto una connotazione farsesca, vero e proprio passo indietro per il teatro napoletano, che anche con lo stesso Buccirosso dei lavori precedenti era riuscito, finalmente, a liberarsene.

Un altro serio limite, però, del testo è costituito dal fatto che il personaggio di Peppino sia stato costruito, in maniera fin troppo evidente, per l’interpretazione del bravissimo Davide Marotta (sicuramente il migliore sulla scena); né si potrebbe ipotizzare, per il futuro, l’affidamento della sua interpretazione a un bambino: non sarebbe la stessa cosa.

(Gennaio 2015)

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