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SEGNALIBRO a cura di Marisa Pumpo Pica   Napoli 3,0 Sguardi sulla città di Mariacarla Rubinacci Biblioteca dei Leoni, Castelvetrano Veneto,...
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I DUE VOLTI DELL’INFORMAZIONE

 

di Annamaria Riccio

 

Nonostante il mio tempo limitato da dedicare alla TV, mi capita talvolta di trovarmi ad ascoltare un programma, magari non scelto, che in qualche modo attira la mia attenzione. E devo dire che ultimamente, svariate sono state le occasioni che mi hanno fatto a lungo pensare. Ricordo che in uno dei collegamenti della trasmissione POMERIGGIO 5, di Barbara D’Urso con la corrispondente dalla provincia di Asti, dove era stato trovato il corpo della povera Elena Ceste, sono stati diversi i momenti nei quali ho provato un grande imbarazzo per gli intervistati ed una vera invasione della privacy ai danni della famiglia della vittima. Addirittura veniva attribuito al parroco, con un falso ideologico da parte della conduttrice, la ricezione di messaggi strani da un ipotetico accusatore. Non mi sono meravigliata, dunque, della denuncia da parte del presidente dell’Ordine dei Giornalisti contro la D’Urso, quando un drone ha sorvolato l’abitazione della famiglia della Ceste o quando sono state fatte illazioni sulla moralità di Elena, tirando in ballo una miriade di uomini da lei conosciuti, anche il fidanzatino delle scuole medie! Ho avuto un senso fisico di disgusto nel seguire la trasmissione, ho biasimato, e non poco, la conduttrice e tirato un sospiro di sollievo, lo confesso, dopo che il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha prodotto un documento che ricorda a chi fa informazione, tutte le regole deontologiche e  “umane” nel diffondere una notizia. Già…perché la signora D’Urso si era cancellata dal succitato ordine prima che ne venisse radiata per un episodio simile. E comunque, al di là dell’ essere giornalisti o meno, chiunque  utilizzi i media è responsabile della diffusione delle notizie e del coinvolgimento delle persone, spesso innocenti, minori e malcapitati, che nulla c’entrano  con quel che succede.

Ma l’opportunità di seguire un programma, non sempre casca male, mi riferisco ai Dieci Comandamenti di Benigni. Anche qui, devo essere sincera, non avevo molta voglia di seguirlo. Credevo che ne avrebbe parlato in chiave satirica e la cosa non l’avrei accettata. Invece…invece dopo alcuni minuti, che sono diventate ore, ho dovuto riconoscere, con mia grande compiacenza, che è riuscito realmente, lì dove la Chiesa ancora non pienamente era scesa così vicina alle persone, parlando il linguaggio dei semplici e della quotidianità. I mezzi di comunicazione entrano nelle nostre case prendendoci completamente e così anche i social network che ormai sono parte integrante della nostra vita. Per tal motivo, tutto ciò che viene diffuso, va attentamente ponderato e analizzato ai fini della corretta informazione, che in particolar modo tra le persone più esposte, sensibili, immature, può avere serie ricadute.

Ci vorrebbero forse più Benigni…

(Gennaio 2015)

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