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Giornata Mondiale della Salute   di Luciana Alboreto   Il 7 aprile 2019 si è celebrata la Giornata Mondiale della Salute, il cui slogan, “Copertura...
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I HAVE A DREAM   di Sergio Zazzera   “I have a dream”. Sì, senza volermi paragonare a Martin Luther King, e soprattutto senza volergli mancare di...
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Ma a me, lei ci pensa ancora?   di Luigi Rezzuti   Francesco aveva quindici anni. Erano gli anni dei primi innamoramenti, amori teneri di un ragazzo...
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Un gioiellino sconosciuto: S. Maria della Purità dei Notai   di Antonio La Gala   Via Salvator Rosa, dopo l'incrocio con Via Battistello...
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Appuntamenti internazionali alla libreria Iocisto   di Annamaria Riccio   Un’estate di appuntamenti internazionali che vede un’intensa attività nel...
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EDICOLE VOTIVE DI NAPOLI   di Luigi Rezzuti   Passeggiando per le strade di Napoli, è possibile contare un vasto numero di “altarini”. Le edicole...
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Miti napoletani di oggi.63 NAPOLI   di Sergio Zazzera   Sono cinque anni, ormai, che sto dedicandomi all’individuazione e alla descrizione dei...
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LA NOTTE DEI MUSEI     (Maggio 2019)
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 I teatri dei bisnonni   di Antonio La Gala     Come si divertivano a teatro i nostri nonni e bisnonni napoletani? Sappiamo molto sui teatri più...
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ATTUALITA' DEL PENSIERO CRITICO DI ROCCO MONTANO (Dicembre 2017)
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“Uno psicologo nei lager: alla ricerca della speranza”

 


Martedì 10 febbraio 2015, alle ore 17,30, nella Sinagoga - Comunità Ebraica di Napoli (via Cappella Vecchia n. 31, all’interno del Palazzo Sessa), il Centro Studi "Erich Fromm", in collaborazione con la Comunità ebraica presenta: “Uno psicologo nei lager: alla ricerca della speranza”. Interventi di Berardo Impegno, filosofo della "Federico II" di Napoli e di Domenico Bellantoni, psicoterapeuta frankliano e docente di psicologia dell’Università Pontificia Salesiana di Roma. Modera la dott.ssa Maria Elena Viscardi. Indirizzo di saluto di Silvana Lautieri, Presidente del Centro Studi "E. Fromm" di Napoli.

L’abominio dei campi di concentramento rivive nel racconto dello psichiatra viennese, di origine ebrea, Viktor Emil Frankl, padre fondatore della Logoterapia, e di quanti, sopravvissuti alla Shoah, hanno dato un senso con le loro parole all’indicibile orrore. Ritrovare la pienezza di vita, la speranza, l’amore e gustare l’ironia quando si pensa che non sia più possibile sperimentare alcun valore etico, a seguito della mostruosa barbarie, significa far proprio l’imperativo categorico «che Auschwitz non si ripeta». Occorre nel presente un impegno di civiltà e di solidarietà tra i popoli, volto a promuovere l’autentico incontro con l’Altro, a preservare la dignità e l’autonomia spirituale del singolo essere umano, scongiurando nuove e più terribili stagioni di terrore.

(Febbraio 2014)

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