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MOBILITA' E AMBIENTE

MOBILITA' E AMBIENTE

Cilento: il turismo può essere l’incentivo per un nuovo modello di

mobilità urbana ?

 

di Walter Sacco

 

Certamente tra i lettori de “Il Vomerese” ve ne sono molti che frequentano ed amano il Cilento, i suoi paesini costieri, la tipicità dei luoghi, i ritmi di vita tranquilli, le sue notevoli bellezze naturali.

A partire dagli anni ’60 - pur con i cambiamenti dell’identikit del turista, da cittadino di elevato livello sociale e culturale che andava in “villeggiatura” fino ai vacanzieri mordi e fuggi in appartamentini da 50 metri quadrati sovraffollati - non vi è dubbio che il turismo a prevalenza regionale abbia consentito a piccole comunità dalle modeste condizioni economiche di migliorare rapidamente e sensibilmente il proprio reddito, aprendosi sia all’accoglienza dei “bagnanti”, sia a modelli sociali e culturali diversi.

Il processo non è stato indolore ed il prezzo pagato, in termini paesaggistici ed ambientali, è oggettivamente oneroso, poiché nulla o quasi è stato governato in maniera programmata e lungimirante.

Una considerevole parte dei paesi costieri ha subito una “valorizzazione immobiliare” ad elevato impatto ambientale, con gravissimi danni, solo in parte recuperabili.

Un notevole contributo distruttivo è venuto dall'abusivismo edilizio, che ha rappresentato, per circa venti anni, lo scambio elettorale tra cittadini miopi e amministratori incuranti del bene collettivo, difeso da pochi.

Si è tollerato che lo sviluppo costiero consumasse suolo e producesse, nel periodo estivo, traffico veicolare, ormai non più sostenibile.

Marina di Ascea, ad esempio, ha un quartiere - detto “quartiere arabo”, che si colloca a partire dalla Fondazione Alario verso la scogliera. - che, grazie ad alcune caratteristiche orografiche e topografiche, quali l'approdo ridossato per i pescatori, la possibilità di costruire le case protette dalle mareggiate e vicine al luogo di lavoro di molti suoi abitanti (il mare), il suolo ben drenato e di facile coltivazione, aveva una sua forte identità sociale e marinara, il cui contesto paesaggistico ed ambientale è stato stravolto dal nuovo sviluppo urbano.

Ormai da qualche decennio è un quartiere dove, d’estate, i parcheggi sono introvabili, stimolando così l’idea, piuttosto comune, che la ulteriore realizzazione di parcheggi per auto private, dovunque ci sia un po’ di spazio, possa essere la migliore soluzione.

Le conoscenze derivanti dallo studio di modelli di sviluppo ecosostenibili ci insegnano, invece, che il consumo ulteriore di suolo pregiato avrebbe un impatto così elevato da far perdere per sempre i caratteri tipici dei luoghi, fino ad ora superstiti all'impegno vandalico degli ultimi decenni. Insomma, si tratterebbe di una terapia peggiore del male.

La richiesta di mobilità estiva rappresenta la sfida, ma anche l’opportunità, per l'organizzazione di trasporti sostenibili che limitino l'uso delle auto private per ridurre le emissioni inquinanti e conservare la salubrità dell'aria, del suolo e delle acque.

Ascea e tutti i paesi rivieraschi del Cilento devono conservare ed accrescere le caratteristiche ambientali per i residenti ed i turisti che apprezzano la naturalità di luoghi di splendida bellezza, al fine di attrarne un numero significativo per l'economia locale, in accordo con l'elevata qualità dell'accoglienza.

Pertanto è auspicabile che sia i privati sia il pubblico avviino iniziative coordinate per incentivare l'uso delle bici tradizionali ed elettriche, del bike-sharing, di piccoli mezzi elettrici collettivi per i tour ed il servizio taxi ai turisti e, in estate, di navette a basse emissioni e a favore dell’ecosostenibilità.

E' necessario un notevole sforzo culturale che sostenga questo cambiamento.

Non potremo fare a meno dei parcheggi per le auto private, ma essi devono essere allontanati dalle spiagge e dai siti di maggior pregio paesaggistico ed ambientale ed ubicati, piuttosto, in aree residuali ove il suolo (ecosistema biologico e chimico nel  quale e sul quale si sviluppa la vita, che del suolo si alimenta) è più povero o già compromesso.

I parcheggi devono essere nodi di intermodalità sostenibile e non attrattori di traffico.

E’ necessario, altresì, rispettare le norme urbanistiche che prevedono superfici di parcheggio interne ai lotti, da non destinare ad usi diversi, a vantaggio della mobilità sicura sulle strade di pedoni, ciclisti e veicoli.

Molte esperienze sono state avviate da tempo nelle comunità più sensibili e sono pronte soluzioni ecosostenibili per preservare tipicità ambientali e paesaggistiche irripetibili, da trasmettere alle future generazioni e da gestire nel tempo come preziosi elementi economici, non più riproducibili.

Il turismo e la domanda di mobilità ad esso collegata possono fornire lo spunto per innovative sperimentazioni sociali ed economiche.

(Marzo 2015)

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