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LUNA PARK

 

di Luigi Rezzuti

 

In una  piccola città di provincia giunse una famiglia nomade.

I figli guidavano i carrozzoni del luna park mentre il padre era alla guida di una vecchia automobile, che trainava una roulotte.

Appena entrati in questa piccola città, ammirarono gli edifici di pochi piani, tra vialetti alberati e piccole piazze.

Alcuni passanti avevano notato questa carovana.

Arrivati in un piazzale contornato da platani, il capo famiglia fece segno ai figli di accostare i carrozzoni al marciapiede.

Padre e figli si incamminarono in direzione del Municipio dove, poi, ottennero il permesso di fermarsi per una settimana.

Anche se la cittadina era abbastanza piccola c’erano vari negozi e un centro commerciale.

Proprio nei pressi del centro commerciale, sorgeva l’area dove avevano avuto il permesso di installare il loro luna park.

Tutta la famiglia lavorò, instancabilmente, tirando giù dai carrozzoni teloni e le attrezzature necessarie per montare il parco dei divertimenti.

Sistemarono la pista per le automobiline elettriche, la ruota panoramica e alcune  baracche per il tiro a segno e per il lancio delle palline di stoffa per colpire delle sagome di legno.

Già dalla sera successiva si poteva aprire il luna park ai visitatori.

Una donna, forse la mamma di quei ragazzotti, era intenta a tirare fuori da un grosso scatolone del mais con cui avrebbe cotto i pop-corn mentre il padre, a lavoro ultimato, accese una sigaretta, si sedette sulla scaletta della roulotte e bevve un bicchiere di vino.

Dal balcone di casa Ernesto aveva notato che non molto lontano si erano accese delle luci che gli aveva fatto pensare che, per qualche giorno, lui e i suoi amici avrebbero potuto trascorrere il loro tempo in modo diverso.

Tra antenne e parabole una grande ruota panoramica, costellata di lampadine, non poteva appartenere che a un luna park.

Era una bella giornata, come del resto lo erano state quelle precedenti, le scuole erano terminate ma, sebbene il mese di luglio fosse già iniziato, Ernesto e i suoi genitori erano ancora in città. Il papà avrebbe avuto le ferie solo in agosto.

A parte qualche rapida gita al mare, il sabato o la domenica, il resto delle sue vacanze le aveva trascorse passeggiando per le strade, incontrandosi con gli amici e con i compagni di scuola.

Alle cinque del pomeriggio il sole era splendente, faceva caldo, le strade erano semideserte, poca gente circolava, una parte dei negozi erano chiusi per ferie e quelli che restavano aperti erano quasi vuoti.

Ernesto, insieme ad un gruppo di amici, decise di andare a vedere il luna park. Superarono l’ultimo caseggiato e si trovarono in quello spiazzo dove erano state montate una gran quantità di giochi e baracconi, ma con rammarico si accorsero che il cancello d’entrata era chiuso con una catena che ne impediva l’accesso.

Ernesto non si perse d’animo, al di la del cancello, aveva intravisto qualcuno. Era un uomo, lo chiamò a gran voce. Egli parve non sentirlo, se ne stava accanto alla ruota panoramica ma, al richiamo successivo. si avvicinò al cancello, Ernesto gli chiese: “Il luna park non apre, quest’oggi?” l’uomo rispose : “Si, ma più tardi, quando il cielo diventa più scuro” e se ne andò in  fretta, senza salutare né aggiungere altro.

Ernesto ed i suoi amici aspettarono che il cancello si aprisse e finalmente potettero trascorrere una serata di grande divertimento.

La ruota panoramica girava lanciando lampi di luce nella notte, tanta gente circolava sul piazzale, i bambini facevano la fila in attesa del loro turno, ragazzi e ragazze guidavano le automobiline elettriche sulla pista, altri giravano sui piccoli aerei che salivano e scendevano ruotando attorno ad un asse illuminato, qualche adulto provava la sua mira al tirassegno o scagliando palline contro sagome di legno.

Tutto nel frastuono di musiche allegre e fra gli odori di pop-corn e zucchero filato.

Ernesto ed i suoi amici ritornarono al luna park anche nei giorni successivi, in quei giorni di un caldo ed afoso mese di luglio dove non restava altro da fare per trascorrere piacevolmente  il tempo.

(Marzo 2015)

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