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IL CALCIO NAPOLI INGAGGIA HRVOJE  MILIC   di Luigi Rezzuti   Dopo il mercato di riparazione di gennaio, dove tutte, o quasi, le squadre, sulla carta...
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Parlanno ’e poesia 12 – Varie   di Romano Rizzo   Ragionando di poeti e poesia, mi sono tornate in mente alcune semplici considerazioni, che spesso ho...
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Spigolature   di Luciano Scateni   Odio -Amore e nel mezzo Trump Non è vero che l’incredibile Trump rischi il linciaggio politico globalizzato, ma  i...
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MUTAVERSO TEATRO   Lunedì 26 novembre 2018, alle ore 11,00, nella Sala del Gonfalone del Comune di Salerno, si terrà la conferenza stampa di...
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La Germania necessitata   di Marisa Pumpo   Sinossi del libro La Germania necessaria Nel 2012 la Germania non si presentava più solo quale attore...
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Centralità in negativo

Centralità in negativo della donna

 

di Luciano Scateni

 

Nel grande calderone della cronaca, che tragicamente propone un caso al giorno di femminicidio, tra gli ultimi l’uno, che ha come maledetto protagonista un uomo che ha massacrato la moglie a bastonate e l’altro, recentissimo di un delinquente che, con la promessa di procurarle sfilate di moda, ha segregato una giovane mannequin svedese, l’ha violentata e torturata. Sul tema della donna, due titoli di giornali e Tg, l’uno, incatenato alla polemica su possibili aree urbane a luci rosse, l’altro, che vede sul banco degli accusati una madre, definita a ragione scellerata per aver indotto il figlio di dieci anni a delinquere, agevolando l’irruzione di rapinatori in un ufficio postale.

Roma, improvvisamente al centro di inchieste antimafia e antri corruzione, è protagonista di una polemica,, senza esclusione di colpi tra propugnatori della prostituzione “protetta” e quanti giudicano il confinamento programmato del mestiere più antico del mondo un’incentivazione alla vendita femminile di corpi. Chi ha ragione? Nessuno dei contendenti. Il punto di partenza di una riflessione sul tema è la condizione di schiavitù delle donne che, per scelta o per induzione di criminali, finiscono sulla strada nelle città di tutto il mondo. La ragione più diffusa che spinge giovani donne a prostituirsi è, storicamente, la condizione sociale di estremo disagio delle famiglie di provenienza, caratterizzato da livelli culturali vicini allo zero e da povertà, contrastata a stento con mille forme di illegalità. C’è poi l’esercito di donne dell’Est europeo o dell’Africa, vittime di “magnaccia” che le spingono all’emigrazione con promesse allettanti di lavoro e di livelli di benessere, seppure relativo, rispetto alla povertà dei loro Paesi. Altra cosa è la scelta di vita delle donne che, soprattutto in abitazioni private, esercitano il “mestiere” e sono fuori legge solo se inducono alla prostituzione altre donne, specialmente minorenni. Consideriamo gli effetti della legge Merlin che abolì le “case chiuse”, motivata con l’incompatibilità dell’etica di Stato con la tolleranza dei famigerati “casini”: con crescente frequenza, la prostituzione si è trasferita nelle strade delle città con la drammatica innovazione di giovani vittime di un traffico che arricchisce gli organizzatori del circuito perverso e fa registrare casi di violenza d’ogni tipo, ma anche le proteste dei benpensanti, per lo “scandaloso” adescamento a cielo aperto. Chi nega la legittimità dell’idea che propone aree a luci rosse, denuncia l’evidente omologazione di una simile iniziativa con l’immoralità di uno Stato che con le “case chiuse” favorirebbe la prostituzione. Chi la pensa in modo opposto sostiene che spazi urbani riservati consentano un maggior controllo e la riservatezza, richiesta dall’opinione pubblica. La verità è che deve cambiare il mondo perché sparisca la prostituzione e che non esiste il meglio tra la chiusura delle “case chiuse”, la loro riapertura e la “libera professione” protetta. Altrettanto sicuro è che il peggio è nelle condizione attuale: nessuna garanzia sanitaria, donne sfruttate e non di rado a rischio della vita, come testimoniano numerosi episodi di cronaca nera.

(Marzo 2015)

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