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Uno scugnizzo napoletano trasferito a Milano   di  Luigi Rezzuti   Mai nessuno mi chiamava Antonio. Sono nato a Napoli in un quartiere popolare e...
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Per Caterina De Simone Quando un poeta muore   di Marisa Pumpo Pica   Quando un nostro amico o un socio del Centro culturale Cosmopolis, vola...
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HAMSIK LASCIA NAPOLI PER LA CINA   di Luigi Rezzuti   Il mercato invernale italiano di calcio si era chiuso il 31 gennaio e l’unico movimento per il...
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Miti napoletani di oggi.49 IL NAPOLI   di Sergio Zazzera    Devo richiamare qui, ancora una volta, l’attitudine della reiterazione del rito a...
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CLAMOROSA INCHIESTA SULLA JUVENTUS   a cura di Luigi Rezzuti   Quando dai social si è saputo che il 22 ottobre 2018 la famosissima trasmissione...
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“ULTIMO TOCCO”   Mercoledì 23 marzo 2016, alle ore 18, nella sede della Fondazione Humaniter (piazza Vanvitelli, 15 - Napoli - I piano, aula 11),...
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I PONTI DEL 2019   di Ilaria Rezzuti   Un nuovo anno è arrivato e vogliamo divertirci a suggerire ai lettori de “ILVOMERESE” qualche accattivante...
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 SONETTI PER IMMAGINI di Nino Velotti   di Nicola Garofano    Verrà presentato, domenica 5 marzo a Pompei (NA) presso il Pompeilab (Via Astolelle,...
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LE REGOLE DELL’AMERICA’S CUP DI VELA

 

di Sergio Zazzera

 

Sembrano quasi scritte da Renzi o da Berlusconi, le cui tecniche di formulazione normativa sono altamente somiglianti fra loro, le regole dell’America’s Cup di vela, che hanno fatto imbestialire il team italiano di Luna Rossa. In breve: il team statunitense di Oracle, vincitore dell’ultima edizione della regata, secondo quanto prevede il regolamento della gara – stilato, peraltro, a suo tempo, dai suoi predecessori americani –, ha deciso le modalità di svolgimento della prossima edizione, fissando nuove dimensioni degli scafi, e lo ha fatto a due anni di distanza dalla stessa, dopo aver lasciato trascorrere un anno e mezzo dalla precedente. È evidente, dunque, come ciò abbia determinato per la squadra italiana – ma sicuramente anche per altre squadre – la sostanziale impossibilità di dotarsi in tempo utile di uno scafo del tipo così stabilito; il tutto, dopo avere assunto impegni, anche economici, verso cantieri, sponsors e quant’altro.

Orbene, questo modo di agire lascia trasparire, in maniera abbastanza evidente, l’intento dei vincitori di liberarsi di concorrenti insidiosi o, quanto meno, scomodi; ma non v’è dubbio che, in fondo, la colpa non possa essere addebitata in tutto e per tutto a loro. Chi mai, infatti, essendo legittimato a dettare le regole del gioco, non se le costruirebbe su misura, per facilitarsi il percorso verso la vittoria? E, tuttavia, c’è da domandarsi se ciò che queste regole disciplinano possa essere correttamente definito sport.

In tempi, dunque, di universale crisi della democrazia, come l’Italia è destinata a beccarsi, per le prossime competizioni elettorali, l’Italicum, così i concorrenti della prossima America’s Cup si sono beccati, a loro volta, un Amèricum.

(Aprile 2015)

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