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ANDIAMO A TEATRO a cura di Marisa Pumpo Pica Pompeiana Baroque Ensemble in “...di tanti palpiti”   Di grande spessore ed interesse, all’interno del...
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Miti napoletani di oggi.32

"NAPOLI NOVECENTO"

 

di Sergio Zazzera

 

Per lunghissimo tempo Napoli non ha avuto un museo, né una galleria di arte contemporanea, nonostante di arte la città, nella contemporaneità, ne abbia prodotta tanta. Poi, nel 2005, vennero il MADRE (Museo di arte contemporanea Donnaregina) e il PAN (Palazzo delle arti di Napoli), seguiti, cinque anni dopo, da “Napoli Novecento”, collezione in progress di opere – di pittura, scultura e grafica – di artisti napoletani del secolo scorso, in buona parte oggetto di comodato da parte dei possessori. Il primo nucleo, costituito da circa centosettanta opere di novanta autori, è andato accrescendosi nel tempo, ma due profili concorrono a rendere mitica l’istituzione.

Primo profilo: la sproporzione tra il numero di opere di ciascuno degli autori presenti, anche in relazione allo spessore di questi ultimi. Per citare soltanto qualche esempio, una sola scultura di Ennio Tomai e qualche sparuto Gemito (sì, avete capito bene), ma sette od otto opere di Gianni Pisani.

Secondo profilo: l’incomprensibile criterio di selezione delle presenze. L’esempio più eclatante è quello di Giuseppe Antonello Leone, una cui opera è esposta soltanto dalla fine del 2014. È il caso, però, di porre in evidenza anche l’assenza, fra i tanti, di due artisti di primo piano: la prima, Diana Franco, della quale, per comprenderne il valore, gioverà citare la collaborazione con Peppe Macedonio alla realizzazione della Fontana dell’Esedra della Mostra d’Oltremare e l’esecuzione dell’altare conciliare della chiesa dei SS. Apostoli; il secondo, Nino Ruju, presente in musei dell’Inghilterra, della Turchia, della Thailandia e perfino nella sede dell’Unione Europea a Strasburgo. E l’elenco potrebbe continuare a lungo.

Dunque, non si venga a dirci che i vuoti, prima o poi, saranno colmati, dato che si tratta di una galleria in progress: quello di progress, infatti, è un concetto dinamico, in assoluto contrasto con la statica condizione da buzzatiano Deserto dei Tartari, che, per lo più, ha caratterizzato, fin dalla sua nascita e a tutt’oggi, “Napoli Novecento”.

(Aprile2015)

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