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SALUTE E BENESSERE Nuovi divieti sul fumo   di Luigi Rezzuti    Dal 2 febbraio sono entrate in vigore le nuove norme previste dal decreto legislativo...
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OPERAZIONE SAN GENNARO   di Sergio Zazzera     Non è del film di Dino Risi che intendo occuparmi, bensì della recente vicenda del decreto del...
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Le lettere di Sua Maestà   di Antonio La Gala   La corrispondenza che Ferdinando I Borbone  indirizzava alla seconda moglie, Lucia Migliaccio,...
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TOTONNO ’E  QUAGLIARELLE   di Luigi Rezzuti   Totonno ’e quagliarelle era un personaggio di altri tempi, un uomo tutto di un pezzo, un napoletano...
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L’ufficiale tedesco Anche loro, a volte, hanno avuto un cuore   di Luigi Rezzuti   Eravamo ancora in piena guerra e in pieno inverno. Era il...
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Parlanno 'e poesia   di Romano Rizzo   Antonino Alonge (Palermo, 20 settembre 1871 - Milano, 13 agosto 1958). Poeta e giornalista, visse a Napoli...
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Il tempo del vino e delle rose Caffè letterario piazza Dante 44/45, Napoli Info 081 014 5940   Domenica, 25 novembre, ore 10:30, per la Rassegna "La...
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Villa Regina al Vomero    di Antonio La Gala   Le residenze, che in età vicereale cominciarono ad insediarsi sulla collina vomerese, si...
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LA STORIA DEL CORONAVIRUS   di Luigi Rezzuti     Già a novembre e forse anche ad ottobre il coronavirus aveva iniziato a circolare in Cina, in...
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La Germania necessitata   di Marisa Pumpo   Sinossi del libro La Germania necessaria Nel 2012 la Germania non si presentava più solo quale attore...
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Spigolature

Spigolature

 

di Luciano Scateni

 

Paura e caos

Sono normali e quotidiane le difficoltà di funzionamento di un grande tribunale qual è il palazzo di Giustizia napoletano, che ogni giorno ospita migliaia di persone e molte decine di operatori, ma è caos se le misure di sicurezza, adottate dopo i fatti di Milano, si esasperano per scongiurare il temuto ingresso di malintenzionati. L’inadeguatezza, l’esiguità dei varchi per avvocati e magistrati hanno provocato lo stress dell’accesso e lunghissime file in attesa del proprio turno di verifica, introdotta in questa tardiva prudenza degli ingressi: risultato? Gli avvocati denunciano con veemenza le conseguenze negative del disagio, provocato dalla pur necessaria novità, che mette a rischio lo svolgimento dei processi. Contrastano, insomma, le esigenze di sicurezza e il normale svolgimento della vita all’interno del Palazzo di Giustizia. L’esasperazione degli avvocati ha toccato eccessi di tensione con il tentativo di sfondamento dei varchi d’accesso, costato un paio di agenti feriti e altrettanti avvocati denunciati.

 

Risarcimento inadeguato

Dieci anni di carcere e ventitré, vissuti con il peso di una condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, che la Corte Suprema Europea dei diritti umani ha invalidato, giudicando il reato non sufficientemente chiaro all’epoca dei fatti, compresi tra il 1979 e il 1988: la vicenda riguarda Bruno Contrada, che lo Stato italiano dovrà risarcire con diecimila euro, per compensare i danni morali subiti. Ben poco, se si considera la sofferenza patita in un quarto di secolo dal numero due del Sisde. Il legale di Contrada, appresa la sentenza, dichiara di puntare all’assoluzione completa del suo assistito.

 

Lo rifarei: parola di  Fabio Tortosa

Che sia odio politico, assurdamente interno a soggetti di analoga appartenenza a ceti sociali contigui? Si spiegherebbe così  la ferocia dei poliziotti torturatori della scuola Diaz, nella democratica Genova? C’è anche questo, nel blitz che ha massacrato giovani inermi, come anche, quasi certamente, il condizionamento dei  vertici della polizia che hanno buon gioco sulla frustrazione di uomini malpagati ed esposti a rischi, nel difficile compito di tutelare l’ordine pubblico. Eppure,  l’analisi di comportamenti  violenti, che trasformano il mandato istituzionale in aggressività incontrollata, non ce la fa a fornire alibi a quanti, a ridosso della sentenza sui fatti di Genova,  hanno testimoniato condivisione e solidarietà a Fabio Tortosa, uno degli 80 agenti che fecero irruzione nella Diaz. “Rientrerei  nella scuola altre mille e mille volte”, ha postato su Facebook Fabio Tortosa, l’agente che ha ricevuto da circa duecento lettori un ignobile “mi piace”,  esteso alla delittuosa espressione rivolta a Carlo Giuliani, giovane vittima dei disordini: “Spero che sotto terra faccia schifo ai vermi”. Cos’altro c’è, dietro numerosi  casi di pestaggi  illegali di poliziotti  e carabinieri, sistematicamente impuniti  grazie all’omertà  dei rispettivi vertici dei due corpi e all’assenza di riferimenti  sulla divisa? Un’interpretazione del ruolo che snatura i compiti istituzionali.  Cosa nasconde l’assoluzione politica che Renzi ha riservato a De Gennaro, a quel tempo capo della Polizia, promosso  a presidente di Finmeccanica?   Fra tanti interrogativi,  una certezza:  il ministero degli Interni è stato da sempre oggetto di  rivendicazioni della destra, con l’evidente obiettivo di usare la forza pubblica contro ogni  forma di rivendicazione sindacale o sociale e di gestire i servizi segreti,  delicati filoni di controllo della politica.

(Aprile 2015)

 

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