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La  conoscenza degli edifici sacri di Napoli esistenti nel Seicento

 

di Antonio La Gala

 

In passato, la notevole presenza del clero e la sua influenza sulla vita pubblica e privata nella città di Napoli era evidenziata dall’esistenza di un elevatissimo numero di monasteri, chiese, cappelle ed edifici sacri in genere.

Nei secoli molti di questi edifici sono stati ampliati, altri hanno cambiato tipologia, titolarità, proprietari, destinazione, ecc. Alcuni sono scomparsi, spesso altri sono sorti al loro posto.

Ciò rende difficile, praticamente impossibile, soprattutto per i secoli meno vicini a noi, avere una “fotografia” precisa degli edifici sacri, esistenti nella città e nei suoi immediati dintorni.

Le pubblicazioni più antiche intorno ai luoghi sacri della città che in un certo senso elencano e descrivono in maniera sufficientemente indicativa tutto l’esistente, ci risultano essere la “Descrittione di luoghi sacri di Napoli” di Pietro di Stefano, edita dai tipi di Raimondo Amato nel 1560; la “Napoli Sacra” del canonico Cesare Eugenio Caracciolo, pubblicata nel 1624, e il supplemento alla medesima di Carlo de Lellis del 1654.

Più o meno in quel periodo un frate anonimo raccolse le notizie di queste tre opere, correggendone errori di date e di racconti, vi aggiunse i nomi e le notizie di altre chiese e cappelle, che erano andate in rovina, oppure che erano state sconsacrate o che non venivano più officiate per mancanza di mezzi, per dispersione delle dotazioni dei primi fondatori o anche per trasferimento di titoli e per qualsiasi altro motivo.

L’insieme di tutto questo paziente lavoro il frate lo annotò “su un codice autografo a penna del formato 4° piccolo scritto con caratteri minuti tondi e netti di mende”.  In effetti raccolse in un “Catalogo”, ordinato alfabeticamente, tutte le chiese, monasteri, cappelle ed oratori esistenti nella città di Napoli e sobborghi o di cui si aveva ancora memoria, grosso modo a metà del Seicento, tempo in cui  il “Catalogo” fu compilato.

L’opera, in circa duecento pagine, elenca un migliaio di luoghi sacri, fornendone succinte notizie storiche.

Il manoscritto si trovava nell’archivio dei Padri Operai in San Giorgio ad forum, quando questo fu distrutto da un incendio, Fortunatamente il manoscritto del frate anonimo si salvò. Nell’Ottocento Stanislao D’Aloe riprese il manoscritto e, con un paziente lavoro di recupero, lo pubblicò sotto il titolo di “Catalogo di tutti gli edifizi sacri della città di Napoli e suoi sobborghi. T da un Ms. autografo della Chiesa di S. Giorgio ad forum”.

Un ulteriore merito del libro, merito che riteniamo notevole, è quello di illustrare, nella descrizione dei luoghi sacri, l’antica topografia di Napoli dei secoli dopo il Mille fino a metà Seicento, grazie alla frequente indicazione dei rioni, dei vichi, delle strade e delle piazze della città con i nomi usati a quei tempi. Questi ,continui richiami, oltre a consentirci di riconoscere meglio i luoghi menzionati dagli antichi scrittori di cose napoletane, è opera quanto mai preziosa e benemerita  perché fornisce informazioni sulle denominazione dei luoghi, usate in secoli in cui non esisteva ancora una toponomastica ufficiale.

(Aprile 2015)

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