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L'AMMORE A 'O TIEMPO D’’O CURONAVIRUSS   di Sergio Zazzera  Quanno Berta filava e l’auciello arava, a ‘nu paese luntano ‘nce stevano ‘nu rré e ‘na...
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Ma a me, lei ci pensa ancora?   di Luigi Rezzuti   Francesco aveva quindici anni. Erano gli anni dei primi innamoramenti, amori teneri di un ragazzo...
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OPERAZIONE SAN GENNARO   di Sergio Zazzera     Non è del film di Dino Risi che intendo occuparmi, bensì della recente vicenda del decreto del...
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Napoli e il Cinema, una simbiosi in evoluzione   di Marisa Pumpo Pica   Alcuni eventi, verificatisi di recente, hanno fatto battere più forte, in...
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XXI edizione del Premio Montale Fuori di Casa  Il riconoscimento a Massimo Gramellini     Queste le motivazioni con cui è stato assegnato il XXI...
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Andiamo a Teatro a cura di Marisa Pumpo Pica Mutaverso Teatro - Il paradiso degli idioti     Per la stagione Mutaverso Teatro di ErreTeatro, a cura...
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Miti napoletani di oggi.62 L’EXTRACOMUNITARIO   di Sergio Zazzera   Il fenomeno dell’immigrazione, soprattutto dai paesi africani, è divenuto...
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SFUGLIATELLA     (Marzo 2019)
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Un  nonno con la “fissa” per la caccia   di Luigi Rezzuti   Il  nonno di Marco aveva una sola grande passione, un solo grande capriccio, andare a...
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DON ANTONIO CAFIERO   di Luigi Rezzuti     Don Antonio Cafiero era nato e vissuto nei Vergini, un quartiere di Napoli. Amava Napoli e il Napoli. Era...
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LA NAPOLI CHE NON DECIDE

 

di Luciano Scateni

 

Se Napoli non decolla, la responsabilità è collettiva: intanto dei napoletani, inadatti a valorizzare la propria città, ma di più del governo che ha cancellato dall’agenda degli impegni prioritari il Mezzogiorno del Paese e di un corollario del problema non secondario. Napoli è la città del non decidere, perciò del non fare. Esempi storici dell’inerzia patologica, che impedisce ogni decisione sul destino di una delle più belle metropoli del mondo, sono il suo centro antico e le periferie. Da oltre cinquant’anni il nodo del che fare per valorizzare il cuore della città se ne sta ben stretto per responsabilità della classe intellettuale e delle istituzioni. Architetti e urbanisti litigano da sempre, Comune e Regione non assumono una posizione chiara e condivisibile e così quartieri spagnoli  e centro storico sono mummificati nel loro progressivo degrado. La grande periferia subisce, poi, il destino della marginalità, perché paradigma dell’esclusione dal contesto urbano e dunque ghetto. Osservando quanto accade in questi giorni si può ben dire che non cambia nulla. E’ bruciata la Città della Scienza e, appena digerito lo choc per l’insulto a un luogo d’eccellenza, è iniziato il deleterio ping-pong di idee sulla ricostruzione. Vittorio Silvestrini, padre illuminato della struttura e con lui non poche personalità, sostengono che il nuovo insediamento debba rinascere nell’identico sito del precedente, altri sono per delocalizzarlo. Il risultato è una sequenza di pareri opposti che gettano ombre sull’urgenza della ricostruzione. Si potrebbe iniziare subito a erigere la nuova Città della Scienza, grazie a risorse già stanziate, ma dove mettere la prima pietra? Il gioco perverso delle contrapposizioni potrebbe contrastare la volontà generale di far presto. Il secondo caso prefigura un identico problema: costruire un nuovo stadio, nell’area orientale di Napoli o ristrutturare il San Paolo? Anche su questo tema le polemiche e i contrasti di sono sprecati. Sulla scelta di Ponticelli, sono intervenuti molti ostacoli e, in ultimo, la riflessione sul pericolo di concentrare decine di migliaia di tifosi nella zona rossa del rischio Vesuvio. Ma c’è anche il “no” di De Laurentiis, che non tollera siano altri a  costruire il nuovo impianto. Dunque il rifacimento del San Paolo, operazione di non poco conto se si considera che andrebbe abbattuta la sovrastruttura  in ferro della copertura, un obbrobrio che ha deturpato il disegno originario dell’architetto Cocchia, e che la mancata gestione ordinaria dello stadio ha creato problemi di ogni genere. Città della Scienza e stadio sono due evidenti urgenze: la sensazione non gratuita è che anche per questi due casi le contrapposizioni interferiranno con la tempestività delle scelte e rinnoveranno gli ostacoli che impediscono a Napoli di marciare alla stessa velocità di altre città, italiane e non. In margine alla questione stadio la decisione del Coni di cancellare il privilegio dei deputati di assistere gratis agli avvenimenti sportivi: saggia decisione dell’Italia che vuole porre fine a privilegi e sprechi e scelta da condividere anche a livello locale, eliminando gli ingressi di favore ai rappresentanti degli Enti Locali che, se proprio sono affetti da tifo per la squadra del cuore, paghino come tutti gli altri.

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