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Miti napoletani di oggi.33

“MAGGIO DEI MONUMENTI”

 

di Sergio Zazzera

 


Le iniziative per il rilancio turistico di Napoli, pur tra gli ostacoli frapposti dalle azioni della criminalità – sia micro, che macro –, si rinnovano, di quando in quando. Di esse, la più nota universalmente è senz’altro quella che ha assunto la denominazione di “Maggio dei monumenti”, nata nel 1994, per iniziativa della fondazione Napoli Novantanove, animata da Mirella Barracco, che si articola attraverso l’apertura al pubblico di luoghi d’interesse storico e/o artistico, solitamente non visitabili, con l’offerta di visite guidate, per lo più gratuite.

Gli estimatori dell’iniziativa fanno leva, per lo più, sulla «destagionalizzazione dei flussi turistici» e sull’«attrazione di nuovi segmenti di mercato»; i suoi detrattori manifestano, a loro volta, il timore che, fra l’altro, essa produca l’esclusione della popolazione cittadina dai beni proposti, poiché la loro apertura, limitata nel tempo, finisce per rivolgersi a pochi, anziché a molti.

In realtà, qualche aspetto positivo dev’essere sicuramente riconosciuto alla manifestazione, non foss’altro, che per l’offerta della possibilità di visita anche alla popolazione cittadina, da una parte, e, dall’altra, per lo stimolo allo studio della storia locale impresso ai giovani delle scuole, ai quali è affidato il compito di guidare le visite a ciascun monumento, anche con il supporto di altre istituzioni, come il F.A.I. e, talvolta, la Fondazione Humaniter.

Nella positività, però, s’insinua, in maniera strisciante, il mito: dei trentun giorni, infatti, dei quali il mese di maggio consta, soltanto i fine settimana sono impegnati dalla manifestazione, per complessivi otto o dieci giorni. Inoltre, la concomitanza dell’apertura di più luoghi limita fortemente, in senso numerico, la possibilità di visita degli stessi. In proposito, dunque, non si può non condividere il pensiero espresso da Ermanno Corsi: «Quando le porte rimarranno aperte tutto l’anno? Certo, i monumenti non scappano. Ma… le occasioni, quando si perdono, non si recuperano più».

(Maggio 2015)

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