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E X P O  2015

 

di Mariacarla Rubinacci

 

 

Il grande evento ha aperto i suoi spazi con un obiettivo corposo, globale, rivolto al futuro delle generazioni che stanno crescendo e che verranno, un obiettivo per i posteri, cui spetta la dantesca ardua sentenza. Expo è una cosa complessa, grandiosa, articolata secondo uno schema ben preciso.

Nutrire il pianeta” è la guida per sottolineare la necessità della salvaguardia di un bene, ovvero che il mondo degli uomini possa continuare a sfamarsi, è l’impegno a rispettare la fonte del nutrimento globale, la Madre Terra, attraverso il nuovo credo: si deve mangiare per vivere e non vivere per mangiare.

Energia per la vita” ricorda che la protagonista dell’ esposizione è l’alimentazione, in tutte le sue vesti, dal problema della mancanza di cibo, per alcune zone del mondo, a quello dell’educazione alimentare.

Io ho respirato quest’aria d’intento che fa da base all’Expo, nel corso della mia visita, durata 8  ore, in cui ho visitato solo il 50% dello spazio,  che complessivamente ospita ben 145 nazioni, distribuite lungo il Cardo e il Decumano, a formare un parco tematico, corredato da architetture avveniristiche e proiezioni documentaristiche e interattive, coinvolgenti al punto tale da far sentire il visitatore protagonista, egli stesso, nel protagonismo espresso.

Ho assaggiato piatti tipici, ho scoperto sapori e tradizioni.

In Piazza Italia ho ammirato “L’albero della Vita”, che riprende nelle sue forme il grafico del disegno michelangiolesco, cha fa da sfondo alla piazza del Campidoglio a Roma. Seduta ad ascoltare la musica.  che accompagna i giochi d’acqua che lo circondano, ho provato la gradevole sensazione che l’Italia incontri il resto del mondo, perché occhi, linguaggi, colori della pelle diversi sono rivolti alla sua attenzione, tutti insieme.

Ho capito come la globalità del mondo unisce.

Ho visitato i Cluster, le zone che riuniscono tematiche espresse dalle varie nazioni che le sostengono: il riso, il cacao, il cioccolato, il caffè, la frutta e i legumi, le spezie, i cereali e i tuberi, le isole di mare e di cibo, per finire con le zone aride.

Da buona milanese descrivo, come esempio, quella del riso: ho camminato avvolta dal paesaggio di un’immensa risaia, dove le varie tappe della storia di questo cereale, le diverse varietà e i diversi modi in cui ogni Paese sceglie di interpretarlo nella sua cucina, mi hanno fatto incrociare racconti, tendenze e innovazioni rivolti alla salvaguardia di questo elemento della nutrizione dell’uomo.

Nel Palazzo Italia ho toccato, quasi materialmente, con mano, le bellezze dei nostri monumenti in un gioco di specchi che avvolgono il visitatore in un magico volo verso soffitti di chiese, rosoni delle loro facciate, stucchi dorati e immagini sacre, solitamente ammirati con il naso in su, mentre qui potevo sfiorarli per sentirne la grandiosa emozione che diventava tangibile.

Ho descritto una piccola parte della mia visita per immaginare di essere stata in vostra compagnia, cari lettori, mentre camminavo lungo quegli spazi, parlando e confrontando, con voi, le stesse emozioni.

(Maggio 2015)

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