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Rock Events presenta: Emilio Rez Special Live Show 2017 NONSOLOCAFFÈ RELOAD di TORRE ANNUNZIATA   di Nicola Garofano   Continua, con grande...
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Il Paesaggio d’Arte - Winterscapes     Mostra Fotografica - Evento organizzato dalla Associazione Aistetikà,  a cura di Franco Lista e Sergio V. Garzia...
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 Le biblioteche napoletane   di Antonio La Gala     Per capire come e quando le attuali biblioteche napoletane sono sorte non si può prescindere...
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L'ARTICOLO 21 DELLA COSTITUZIONE     (Marzo 2019)
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E’ MORTO BRUNO PESAOLA

 

di Luigi Rezzuti

 

Bruno Pesaola, detto il “Petisso”, è morto a 89 anni. Nato a Buenos Aires nel 1925,  il padre faceva il calzolaio in provincia di Macerata, subito dopo la prima guerra mondiale emigrò in Argentina.

Pesaola arrivò in Italia, ingaggiato dalla Roma nel 1947 dopo aver giocato nel River Plate.

A Roma giocò per tre anni, diventò amico di Dapporto, Rascel  e Walter Chiari, ma il destino lo spinse verso Napoli. Fu ceduto al club partenopeo nel 1952.

Con la magia azzurra disputò 231 partite allo stadio Collana, al Vomero, e 9 al San Paolo.

La città gli entrò subito nel cuore “Napoli – diceva – è come il quartiere della Boca, a Buenos Aires, colori, gente, chiasso, allegria, canzoni”, ed ancora “ Io sono un napoletano nato all’estero”.

Da Napoli non è mai andato via, se non per lavoro, prima come calciatore e poi come allenatore (Fiorentina, Panathinikos).

Sulla panchina della Fiorentina vinse lo scudetto nel 1969 e l’anno dopo portò la squadra fino ai quarti di finale della Coppa dei Campioni.

Pesaola lascia una vita di ricordi e aneddoti, tra i quali raccontava: “Achille Lauro veniva a giocare a scopa con noi. Mille lire a partita. Io e Comaschi lo facevamo vincere, e lui era contento”.

Il “Petisso” regalò, da allenatore del Napoli, il primo torneo della storia della società, la Coppa delle Alpi, nel 1966.

Bruno Pesaola, oltre ad essere un formidabile professionista del calcio, era anche un uomo scaltro, furbo e divertente.

Si racconta che il Napoli era in un girone e la Juve nell’altro con squadre Svizzere. Ultima giornata con le due italiane a pari punti, nell’intervallo della gara il Servette a Ginevra col Napoli in svantaggio

 ( O-1). Pesaola fece annunciare dall’altoparlante che la Juve stava vincendo la sua partita a Losanna. Chiamò Sivori e gli disse : “Lasci la vittoria alla tua odiata Juve, bella figura!”

Sivori si scatenò mandando in gol Canè, Bean e Montefusco e il Napoli stravinse (3 – 1) e conquistò il trofeo.

In realtà la Juve stava perdendo a Losanna e finì sconfitta.

I tifosi lo ricorderanno sempre, col suo cappotto color cammello, che indossava come portafortuna anche durante le partite col sol leone, e con la sigaretta tra le labbra (ne fumava 40 al giorno).

(Giugno 2015)

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