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LA SCOPERTA DELLA GROTTA AZZURA di August Kopisch   di Luigi Alviggi   Nell’estate del 1826, August Kopisch e l’amico Ernst Fries sbarcano per la...
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PREVISIONI PER L’ESTATE 2019   di Luigi Rezzuti   Arrivano sempre più conferme su quella che sarà un’estate bollente, con caldo insopportabile, ...
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PREMIO NAZIONALE DI POESIA "SALVATORE CERINO"     (Dicembre 2018)
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SALUTE E BENESSERE Nuovi divieti sul fumo   di Luigi Rezzuti    Dal 2 febbraio sono entrate in vigore le nuove norme previste dal decreto legislativo...
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HAMSIK LASCIA NAPOLI PER LA CINA   di Luigi Rezzuti   Il mercato invernale italiano di calcio si era chiuso il 31 gennaio e l’unico movimento per il...
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Parlando di chi è poeta   di Romano Rizzo (13)   Spesso mi sono chiesto che cosa ha di diverso dagli altri chi scrive poesie o ama profondamente...
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Il Mistero di Antignano   di Antonio La Gala   Non si tratta di un giallo, ma di una famosa processione che a Pasqua, da secoli, si celebra al...
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Miti napoletani di oggi. 54 IL "DASPO URBANO"   di Sergio Zazzera   In attuazione della Convenzione Europea di Strasburgo del 19 agosto 1985, al...
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SARRI ALLA JUVE   di Luigi Rezzuti   Quest’estate, oltre alle consuete incognite del  calciomercato, ci sono state anche dell novità per alcune...
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“ULTIMO TOCCO”   Mercoledì 23 marzo 2016, alle ore 18, nella sede della Fondazione Humaniter (piazza Vanvitelli, 15 - Napoli - I piano, aula 11),...
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Salute e Benessere - Mangiamo poca carne

 

di Peppe Iannicelli

 

Non sono un animalista fanatico o un vegetariano militante. Ma sto riducendo progressivamente il consumo di carne. Cerco di mangiarne poca e buona, come facevano i miei nonni i quali, senza saperlo, stavano inventando la dieta mediterranea. Quel che arriva nel piatto è frutto di lavorazioni complesse che abbiamo il dovere di conoscere per compiere scelte consapevoli per la nostra salute e per il futuro del pianeta. Secondo dati della FAO (World Food Outlook, 2008), nel mondo si producono circa 280 milioni di tonnellate di carne l’anno. Cambiare gli stili di consumo, badare al modo in cui sono stati prodotti gli alimenti che acquistiamo e a come sono stati allevati gli animali, dai quali si ottengono, significa promuovere modelli di produzione più virtuosi. Le carni destinate a soddisfare i consumi crescenti provengono da allevamenti intensivi dove gli animali sono trattati come macchine per la produzione di latte o di carne: selezionati per garantire alte rese, vivono pochi anni (o poche settimane, nel caso dei polli) e, a fine carriera, sono smaltiti come scarti industriali. Queste lavorazioni intensive stanno sconvolgendo anche il gusto dei consumatori. Provate a far mangiare un pollo ruspante – scuro e duro  ma buonissimo – ad un bambino abituato ai polli d’allevamento chiari e morbidi. Slow Food sta avviando una campagna internazionale su due temi molto importanti e strettamente collegati: il consumo della carne e il benessere degli animali da allevamento. Ogni americano mangia in media 125 kg di carne l'anno, mentre la media europea è di 74 kg. La domanda è in crescita ovunque e anche in alcuni paesi in via di sviluppo, a causa dell’aumento dei redditi e della classe media urbana. Il consumo di carne in Cina è eclatante: è passato da una media di 20 kg pro capite nel 1980 a 52 kg (Livestock’s long shadow report, FAO, 2006). Col trend di crescita attuale, nel 2050 il consumo di carne raggiungerà i 450 milioni di tonnellate l’anno: una situazione ecologicamente insostenibile, perché i prodotti di origine animale hanno un impatto sul clima nettamente superiore rispetto a quelli vegetali. La produzione di calorie animali, infatti, esige un volume sproporzionato di cereali e leguminose: sono necessarie 4 calorie vegetali per produrre una caloria di carne di pollo o di maiale, e 11 per la carne ovina e bovina. Inoltre, per produrre i mangimi animali (per lo più costituiti da mais e soia, quasi tutta Gm) sono richieste quantità d’acqua elevatissime, cui si aggiunge l’acqua destinata all’abbeveraggio e al mantenimento del bestiame: chi mangia una bistecca consuma circa 2600 litri di acqua! Il 30% della superficie agricola del pianeta, oggi, è occupato da coltivazioni destinate alla produzione zootecnica e ottenute deforestando ampie porzioni di territorio per fare spazio a cereali e leguminose (mais e soia) oppure ai pascoli. Nel bilancio negativo delle produzioni intensive mondiali di carne vanno considerati, poi, i costi legati alle emissioni carboniche, al trasporto degli animali e alla distribuzione della carne. Ma esiste anche una carne di qualità, prodotta in allevamenti estensivi e più sostenibili, i cui animali si nutrono di erba, fieno e cereali prodotti localmente. La loro carne è ottima, gli allevamenti sono in equilibrio con l’ambiente, anzi sono necessari all’ecosistema in cui si trovano. Gli allevatori sono attenti alla salute dei loro animali e li trattano con rispetto. Le nostre scelte di consumatori sono strategiche e decisive. Ogni fettina di troppo rende più difficile il futuro del pianeta Terra.

È il momento di darci un taglio.

(Giugno 2015)

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