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Salviamo almeno le briciole

 

di Antonio La Gala

 

 

Sarebbe triste e sconfortante se una collettività trascurasse, disperdesse, testimonianze del suo passato migliore, della vita e delle opere dei suoi uomini più illustri?

Un importante Santo può essere definito un figlio illustre di una comunità?

Il luogo fisico in cui Egli ha vissuto, lavorato, dove si è prodigato in quelle azioni che hanno contribuito in modo determinante alla sua elevazione agli onori degli altari, dovrebbe avere interesse per la sua città?

Purtroppo temo che nel cuore di Napoli esista una situazione di dispersione della memoria di un importante Santo napoletano, situazione che qui voglio illustrare.

 

Il Santo di cui si tratta è Giuseppe Moscati e il luogo fisico è l’abitazione-studio dove visse e morì, che si trova in Via Cisterna dell’Olio 10, nel cuore di Napoli, a due passi da Piazza Dante, dal Liceo Vittorio Emanuele in cui studiò, e a due passi dalla Chiesa del Gesù Nuovo, dove riposa.

 

Il Santo venne a Napoli a 4 anni, nel 1884, da Benevento, per il trasferimento del padre, magistrato.

Inizialmente alloggiò al n. 83 di Via S. Teresa al Museo, successivamente in Piazza Dante 89, nel palazzo Bagnara, poi per alcuni mesi in Via S. Anna dei Lombardi, e infine, dal 1902 fino alla morte, avvenuta nel 1927, in Via Cisterna dell’Olio 10.

A ricordo dei 25 anni trascorsi in questo condominio, troviamo una targa, apposta nel 2003 su un lato del portone che, fra altre cose, recita: “QUI VISSE ED OPERO’ / DEDITO A FEDE CARITA’ E AMORE / PER IL MALATO E LA SCIENZA / L’INSIGNE MEDICO E PROFESSORE / GIUSEPPE MOSCATI / 25.7.1880 -12.4.1927 /  PROCLAMATO SANTO IL 25.10.1987 / OGGI RIPOSA NELLA CHIESA DEL GESU’ NUOVO”.

Uno sceneggiato televisivo, a Lui dedicato, ha fatto credere a molti che l’abitazione del Santo sia stata nel palazzo Sanfelice, che si affaccia nella Piazza del Gesù Nuovo, perché è lì che la si è mostrata in televisione.

Attualmente il fabbricato di Via Cisterna dell’Olio 10, cioè dove il Santo realmente visse, è in condizioni di manutenzione deplorevoli, sia all’esterno che all’interno, come mostra l’immagine che accompagna questo articolo e come chiunque può verificare.

Inoltre, secondo quanto appreso in loco da persone della zona, la proprietà del palazzo sembra sia pubblica e l’abitazione del Santo, invece di essere conservata per l’alto valore religioso e storico che riveste, sembra che sia abitata come una qualsiasi altra abitazione.

Mi sembra superfluo evidenziare quale diverso rispetto una collettività, memore del suo passato e dei suoi figli migliori, dovrebbe avere per l’abitazione di un proprio Santo.

Per correttezza di informazione debbo precisare che le notizie circa la proprietà del palazzo e l’uso della casa del Santo sono notizie raccolte presso persone della zona e non su documentazioni ufficiali. Tuttavia ritengo che siano attendibili, auspicando che ci sia qualcuno che abbia sensibilità e volontà di approfondire l’argomento, e che possa far qualcosa per recuperare e salvare almeno le briciole delle testimonianze ancora recuperabili.

(Luglio 2015)

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