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IL RAGAZZO CON IL FALCO

 

di Luigi Rezzuti

 

Stava seduto su un piccolo scoglio in riva al mare, il vento scompigliava leggermente i suoi capelli e gli accarezzava il  viso con dolcezza. Teneva lo sguardo basso, i raggi del sole brillavano luminosi e davano fastidio ai suoi occhi celesti.

Guardava le onde infrangersi sugli scogli, i gabbiani volare in alto, il sole riflettersi sul mare splendente e argentato. Pensava e guardava il mare, la spiaggia.

Gli venne voglia di correre a piedi nudi sulla sabbia, si tolse le scarpe, la sabbia era umida, fresca e sottile, il ragazzo si sentiva libero.

Dopo aver percorso alcune centinaia di metri, si sedette in riva al mare, con l’acqua fresca che gli sfiorava appena le gambe.

Il suo sguardo si perse nuovamente nel mare. Era una mattina serena e calda di settembre. il ragazzo ne aveva approfittato per stare un po’ di tempo sulla spiaggia a riposarsi.

Guardava l’orizzonte e si guardava intorno ammirato, innamorato del luogo in cui viveva.

Non si era mai chiesto cosa ci fosse oltre l’orizzonte, quali terre ci fossero, chi l’abitasse.

Si riposava sulla spiaggia e ascoltava il rumore del mare e i fruscii leggeri del vento.

In quel periodo, dopo qualche pioggia, gli uccellini migravano e il mare era sempre di un azzurro incantato.

Il ragazzo rimase, ancora un po’, seduto sulla sabbia sottile ad ammirare il panorama, poi decise di tornare a casa.

Era quasi ora di pranzo quando arrivò. Abitava poco distante dalla spiaggia, su un piccolo promontorio, dal quale poteva vedere un paesaggio stupendo, in una casupola piccola, ma graziosa. Le pareti erano costruite con mattoni di fango fatti asciugare al sole, mentre il tetto era fatto di paglia e fango. All’interno l’arredamento era povero, qualche sedia, un tavolo e un letto.

Dopo pranzo, il ragazzo tornò su quel piccolo scoglio, aspettava i suoi amici e intanto guardava il mare.

Il sole tiepido gli sfiorava le guance, il venticello sembrava sussurrare piano al suo orecchio e le onde del mare cantavano per lui una canzone infinita.

Gli era sempre piaciuto tantissimo perdere lo sguardo nell’azzurro, magico mare, quando non aveva altro da fare e tutti i giorni, dopo pranzo, aspettava seduto lì i suoi amici.

Giocavano a pallone sulla sabbia divertendosi tutti insieme. Dopo aver formato due squadre, la partita iniziava ma, se non riuscivano a formare due squadre, giocavano a bocce.

Un guorno il padre di un suo amico gli propose di andare a caccia con lui e il ragazzo accettò senza esitazione. Era sempre stato affascinato dalla caccia.

Il padre dell’amico gli diede un fucile, che il ragazzo mise a tracolla e partirono.

Ci misero poco ad arrivare in aperta campagna, il sole era appena caldo, si era levata una leggera brezzolina che li rinfrescava.

In quella giornata di fine settembre la campagna era verdeggiante, le cime degli alberi omdeggiavano, cullati dal vento, gli uccellini cinguettavano e un rigagnolo d’acqua sgorgava dal piccolo ruscello, accanto al quale si erano fermati.

Il cielo aveva assunto una bellissima tonalità di azzurro e brillava sotto i raggi del sole, mentre l’erba si muoveva accompagnata dal vento leggero.

Si erano addentrati nei viottoli più interni alla ricerca di qualche preda e il ragazzo osservava un grosso falco che si era posato sulla riva del ruscello per abbeverarsi.

Non aveva mai visto un uccello tanto bello e tanto grande, dal piumaggio lucido e splendente e lo guardava rapito, nascosto dietro un cespuglio.

Fu questione di un attimo, si distrasse per un secondo ed inciampò, bastò un lieve rumore per far volare via quel falco maestoso e bello e bastò una distrazione per far partire un colpo dal fucile.

Il falco cadde, era stato colpito ad un’ala. Egli guardò quel povero animale impotente e incapace di riprendere il volo, ma non volle lasciarlo morire. Così, dopo averlo messo nella sacca di cuoio, lo portò a casa, occupandosi della  guarigione del falco: gli fasciò l’ala ferita e la medicò con erbe curative, gli diede da mangiare insetti, gli costruì un bel nido di paglia e fango e pian piano il falco, da scostante e impaurito, si affezionò al ragazzo che si occupava di lui con tanta cura ed affetto.

In breve tempo il falco si riprese e, anche se non era ancora guarito del tutto, riusciva a compiere piccoli voli in riva al mare quando il ragazzo correva sulla spiaggia e passava tanto tempo con lui.

In poco tempo il falco tornò bellissimo come il  giorno che il ragazzo l’aveva visto  abbeverarsi nel piccolo ruscello, con le piume lucide dai colori sfumati.

Divennero ben presto due amici inseparabili. Il falco non si allontanava mai se non per qualche volo in alto nel cielo azzurro e il  ragazzo non usciva di casa se non accompagnato dal suo fedele amico.

Tante volte, la mattina, quando il ragazzo si svegliava, trovava accanto al letto dei piccoli insetti morti, che il falco catturava per lui.

Era nato tra di loro un sentimento tanto raro quanto prezioso, una vera e sincera amicizia.

Gli altri ragazzi divennero ben presto invidiosi, non solo per il fatto che il ragazzo non passava più tanto tempo con loro, ma anche perché egli possedeva un animale maestoso ed elegante.

Fu uno di loro ad vere l’idea di portar via al ragazzo il suo falco con il consenso degli altri. Avvenne tutto una domenica mattina: iI ragazzo e il falco erano seduti, come al solito, in riva al mare, il cielo era grigio e poco rassicurante, il sole non si specchiava sul mare, ma stava nascosto dietro le

Nuvole, eppure si stava bene, l’atmosfera era tranquilla.

Non fu difficile per loro catturare il falco ancora debole ad un’ala a causa della ferita, mentre il ragazzo correva spensierato in riva al mare.

Soltanto quando si fermò, si accorse che il falco era sparito, lo chiamò più volte, ma del falco neanche l’ombra, lo cercò dappertutto, si arrampicò su tutti gli alberi poco distanti dalla spiaggia, ma ogni ricerca fu vana.

Ritornò a casa a tarda sera, rassegnato all’idea di aver perso un amico così importante.

Andò a letto senza mangiare e pianse a lungo. Non riusciva ad addormentarsi, la luce della luna penetrava attraverso la finestra, le stelle brillavano numerose quella sera e rimase a guardarle pensieroso.

A notte fonda sentì dei rumori provenire dall’esterno e, quando aprì la porta per controllare cosa fosse, trovò il falco sul davanzale della finestra, ferito.

Era stato legato, ma era riuscito a liberarsi, ferendosi, ma era tornato dall’unica persona in grado di occuparsi di lui.

La gioia del ragazzo fu enorme, si prese subito cura di lui e con tanto affetto. In breve tempo tutte le ferite del falco guarirono.

Tornò ancora una volta bellissimo e maestoso, come era sempre stato, e il ragazzo non si separò più da lui, neanche per un istante.

Tornarono tante volte ad ammirare quel bellissimo paesaggio dalla spiaggia, con le onde che si infrangevano violente sugli scogli, il sole che si rifletteva splendente sul mare, il cielo che brillava, azzurro, ed illuminato dal sole.

Il falco compiva lunghi voli, libero, sull’immensa distesa del mare, mentre il ragazzo lo guardava da lontano e un leggero venticello d'autunno gli sfiorava il viso.

(Settembre 2015)

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