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ELIA SEVERINO, OVVERO: L’ORIGINALITA' DEL “NAïF”

 

di Sergio Zazzera

 

E' inevitabile che nelle arti figurative – e massime nella pittura –, a seconda dell’inclinazione dell’artista, assumano la prevalenza, di volta in volta, il disegno, o il colore, o la prospettiva, o le proporzioni; e sono proprio il primo e l’ultimo di tali fattori a dominare, in una combinazione affatto originale, l’arte di Elia Severino.

Come sempre, trascorro il Ferragosto a San Lorenzello, in Alta Valle Telesina, girovagando per i dintorni; e nel parco delle Terme di Telese m’imbatto nelle opere di Elia Severino, esposte, nella Sala dei Goccioloni, sotto l’etichetta «Armonia senza tempo».

Dicevo poc’anzi della combinazione tra disegno e proporzioni nella pittura dell’artista (telesina: dunque, “gioca in casa”), la cui resa è costituita da un Naïf, tanto gradevole, quanto originale, in cui a fare la parte del leone è la Natura. In primo luogo, i fiori, che assumono dimensioni di gran lunga maggiori di quelle reali, quasi a voler imprimere nella mente dell’osservatore il ricordo costante del rispetto ch’è loro dovuto; e, accanto ai fiori, i frutti, ora pendenti dall’albero, ora raccolti in cesti.

Ancora, l’acqua: quella del mare di Santa Lucia, a Napoli, che vede i catamarani – Luna Rossa in testa – impegnati nelle regate dell’America’s Cup, ma anche quella, più tempestosa, che flagella il faro, o che agita il golfo di Napoli, e perfino che fa temere il possibile scoppio di una lite fra i due innamorati che vi camminano in riva. E più tranquilla, benché neppure troppo, l’acqua del fiume, solcata da canoe, che richiama alla mente, con immediatezza, il corso del Rio Grassano, che scorre poco distante dal parco.

Dopo la natura, la cultura, in un’antitesi crudo-cotto prettamente levistraussiana. In terra sannitica, infatti, non possono mancare le testimonianze dell’antichità classica, talora in forma di natura morta – sistri, cimbali, vasi, un elmo da gladiatore –, talaltra a fare da sfondo a prati fioriti, in una fusione (o sfida?) di monumenti locali (non dimentichiamo di essere a Telesia) e di altri romani; e si può ben dire che sia tutta qui l’“armonia senza tempo”.

Una sorpresa, infine, è costituita dalla sintesi delle cantiche della Comedìa dantesca (nella foto), che prende l’aspetto di una sorta di ex-voto laico, nel quale lo spazio sacro è occupato dalla “Vergine madre, figlia di suo Figlio”, Dante e Virgilio sono presenti in veste di offerenti e il libro del poema tiene il luogo del cartiglio.

«Armonia senza tempo», dunque, quella di Elia Severino; ma, rispetto all’uomo, il tempo è elemento eterodeterminato, diversamente dal sentimento; ed è proprio in quest’ultimo che va identificata la componente che conferisce originalità alla pittura naïve di lei.

(Settembre 2015)

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