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Andiamo a Teatro a cura di Marisa Pumpo Pica   DONNAMORE Uno spettacolo che parla di e alle donne, il cui ricavato sarà destinato ai figli delle...
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IL FURTO DEL “CAPPELLO” DI KOUNELLIS   di Sergio Zazzera   E’ del 4 marzo la notizia del furto del “Cappello”, elemento dell’installazione...
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“SPUTAZZE” E “LIR’ÂRGIENTO”   di Sergio Zazzera   Per la seconda volta, la cittadina di Ercolano ha perso l’occasione di essere proclamata “Capitale...
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EDICOLE VOTIVE DI NAPOLI   di Luigi Rezzuti   Passeggiando per le strade di Napoli, è possibile contare un vasto numero di “altarini”. Le edicole...
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SEGNALIBRO a cura di Marisa Pumpo Pica   Monos di Antonio Di Nola - Oèdipus Edizioni   Spesso siamo portati a pensare che la poesia e la scienza...
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 Le biblioteche napoletane   di Antonio La Gala     Per capire come e quando le attuali biblioteche napoletane sono sorte non si può prescindere...
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CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A   di Luigi Rezzuti   Ormai siamo all’ultimo giro di boa del campionato di calcio di serie A. La Juventus ha già vinto...
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IL CALCIO E’ CORROTTO E MALATO   di Luigi Rezzuti   Purtroppo il calcio, il più bel gioco mondiale, seguito dalla maggior parte delle persone, è...
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ANTICHI SAPORI   di Luigi Rezzuti   Con l’avvicinarsi della stagione invernale mi sono tornati alla mente gli antichi sapori di una volta, tra cui...
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Miti napoletani di oggi.37

PIANURA

 

di Sergio Zazzera

 

La Pianura di mezzo secolo fa era la diretta discendente di quell’antico casale di “Planuria”, dove, già verso la metà del secolo XIII, era sviluppata l’attività delle cave di pietra: c’erano la piazza con la chiesa di San Giorgio, la strada che saliva verso Marano e il Vomero, quella che andava verso Soccavo e la Pigna e quella di Montagna Spaccata, lungo la quale erano i terreni coltivati, che, poi, dopo la deviazione per Astroni e Agnano, continuavano soltanto sul lato destro. Su quello sinistro, parecchio più a ovest, erano insediate le discariche dei rifiuti, che si mantenevano a distanza anche dal Villaggio Italsider, che fu realizzato verso la metà del secolo scorso.

Successivamente, negli anni settanta di quello stesso secolo, vi fu la progressiva urbanizzazione, non sempre (anzi, di rado) legittimamente assentita, di Pianura, con l’espansione proprio in direzione di Pozzuoli e Quarto, e da quel momento le discariche cominciarono a dare fastidio. Dunque, poiché con le buone maniere si ottiene tutto, e talvolta anche di più, chi aveva costruito, più o meno abusivamente, pretese – e, purtroppo, ottenne – la chiusura di quegl’impianti. E le pretese continuarono, anche con la violenza, come conseguenza di una politica che, avendo prestato ascolto alle rimostranze della prima collettività che s’è rifiutata d’accogliere un impianto di smaltimento di rifiuti sul proprio territorio, non sa più che cosa rispondere a chi domanda: «Perché a quelli sì e a noi no?». Nel che, com’è fin troppo evidente, consiste il mito.

(Ottobre 2015)

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