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TEMPO SOSPESO - Mostra personale di Guglielmo Longobardo a cura di Gaspare Natale   Una pittura viscerale e rigorosa insieme, alla costante ricerca di...
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PREMIO NAZIONALE DI POESIA "SALVATORE CERINO"     (Dicembre 2018)
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Parlanno ’e poesia 5   di Romano Rizzo   EPIFANIO ROSSETTI è stato, senza dubbio, una delle figure preminenti della poesia napoletana...
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Andiamo a teatro a cura di Marisa Pumpo Pica   Al Teatro Trianon Viviani di Napoli Zappatore Tiziana De Giacomo in scena con Francesco Merola - Regia...
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Un uomo pigro   di Luigi Rezzuti   Sono stanco, tanto stanco, sono stanco di essere stanco, non amo passeggiare, non amo fare shopping, mi annoio...
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SVEGLIA! Edizioni Spartaco al Salone internazionale del libro di Torino Lingotto Fiere - Dal 18 al 22 maggio Stand J38   Intenso, corposo, amaro: è...
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MOSTRA  “PARADISO E RITORNO”  DI CLARA REZZUTI AL PAN DAL 4 AL 21 MAGGIO 2017   Giovedì 4 maggio nel Loft del Pan (Palazzo delle Arti di Napoli) alle...
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AL MUSEO DUCA DI MARTINA   (Febbraio 2017)
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LA TOMBA PROFANATA  
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Per grazia non ricevuta   di Antonio La Gala   Non desta meraviglia (non perché non la dovrebbe destare, ma solo perché vi ci siamo abituati) la...
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Miti napoletani di oggi.37

PIANURA

 

di Sergio Zazzera

 

La Pianura di mezzo secolo fa era la diretta discendente di quell’antico casale di “Planuria”, dove, già verso la metà del secolo XIII, era sviluppata l’attività delle cave di pietra: c’erano la piazza con la chiesa di San Giorgio, la strada che saliva verso Marano e il Vomero, quella che andava verso Soccavo e la Pigna e quella di Montagna Spaccata, lungo la quale erano i terreni coltivati, che, poi, dopo la deviazione per Astroni e Agnano, continuavano soltanto sul lato destro. Su quello sinistro, parecchio più a ovest, erano insediate le discariche dei rifiuti, che si mantenevano a distanza anche dal Villaggio Italsider, che fu realizzato verso la metà del secolo scorso.

Successivamente, negli anni settanta di quello stesso secolo, vi fu la progressiva urbanizzazione, non sempre (anzi, di rado) legittimamente assentita, di Pianura, con l’espansione proprio in direzione di Pozzuoli e Quarto, e da quel momento le discariche cominciarono a dare fastidio. Dunque, poiché con le buone maniere si ottiene tutto, e talvolta anche di più, chi aveva costruito, più o meno abusivamente, pretese – e, purtroppo, ottenne – la chiusura di quegl’impianti. E le pretese continuarono, anche con la violenza, come conseguenza di una politica che, avendo prestato ascolto alle rimostranze della prima collettività che s’è rifiutata d’accogliere un impianto di smaltimento di rifiuti sul proprio territorio, non sa più che cosa rispondere a chi domanda: «Perché a quelli sì e a noi no?». Nel che, com’è fin troppo evidente, consiste il mito.

(Ottobre 2015)

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