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Miti napoletani di oggi.50 LO SCRITTORE   di Sergio Zazzera   Raccolgo la “provocazione” che mi ha indirizzato, da queste stesse (web-)pagine il...
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Il valore della formazione   di Gabriella Pagnotta   Questo articolo è rivolto a chi, come me, vive le richieste, da una parte, di una scuola alla...
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CALCIO MERCATO ESTIVO            di Luigi Rezzuti   Basta guardare la classifica finale della Serie A per capire come il campionato di calcio,...
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IMPATTO AMBIENTALE DEL PETROLIO IN TERRA E IN MARE   Il 6 febbraio 2016, alle ore 17.00, il Museo del Mare di Napoli presenta: IMPATTO AMBIENTALE DEL...
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Anatomia di una scelta di Luigi Alviggi – Guida editori   di Marisa Pumpo Pica   Luigi Alviggi, in questo suo nuovo cimento letterario, si conferma...
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ANDIAMO A TEATRO a cura di Marisa Pumpo Pica Pompeiana Baroque Ensemble in “...di tanti palpiti”   Di grande spessore ed interesse, all’interno del...
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Miti napoletani di oggi.41 L’IDENTITA’ NAPOLETANA   di Sergio Zazzera   L’antropologia definisce l’identità come «patrimonio da conservare» e, in...
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OEDIPUS     Fisciano, mercoledì 8, ore 15,00, Università degli studi di Salerno, Incontri tra letteratura e matematica presso il Dipartimento di...
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Miti napoletani di oggi.37

PIANURA

 

di Sergio Zazzera

 

La Pianura di mezzo secolo fa era la diretta discendente di quell’antico casale di “Planuria”, dove, già verso la metà del secolo XIII, era sviluppata l’attività delle cave di pietra: c’erano la piazza con la chiesa di San Giorgio, la strada che saliva verso Marano e il Vomero, quella che andava verso Soccavo e la Pigna e quella di Montagna Spaccata, lungo la quale erano i terreni coltivati, che, poi, dopo la deviazione per Astroni e Agnano, continuavano soltanto sul lato destro. Su quello sinistro, parecchio più a ovest, erano insediate le discariche dei rifiuti, che si mantenevano a distanza anche dal Villaggio Italsider, che fu realizzato verso la metà del secolo scorso.

Successivamente, negli anni settanta di quello stesso secolo, vi fu la progressiva urbanizzazione, non sempre (anzi, di rado) legittimamente assentita, di Pianura, con l’espansione proprio in direzione di Pozzuoli e Quarto, e da quel momento le discariche cominciarono a dare fastidio. Dunque, poiché con le buone maniere si ottiene tutto, e talvolta anche di più, chi aveva costruito, più o meno abusivamente, pretese – e, purtroppo, ottenne – la chiusura di quegl’impianti. E le pretese continuarono, anche con la violenza, come conseguenza di una politica che, avendo prestato ascolto alle rimostranze della prima collettività che s’è rifiutata d’accogliere un impianto di smaltimento di rifiuti sul proprio territorio, non sa più che cosa rispondere a chi domanda: «Perché a quelli sì e a noi no?». Nel che, com’è fin troppo evidente, consiste il mito.

(Ottobre 2015)

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