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MILLE VOCI PER AMATRICE   di ANNAMARIA RICCIO   Il cuore della D’Ovidio Nicolardi questa volta batte per Amatrice. Un concerto al cinema Plaza lo...
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TANGO DOWN di Gianluca Durante Caccia all’assassino   di Marisa Pumpo Pica     Presso l'Oratorio dell'Arciconfraternita, a Vietri sul Mare, si è...
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Il cervello anarchico – Enzo Soresi   di Luciana Alboreto   SIN è la sigla della “Società Italiana di Neurologia” che, dal 14 al 20 marzo 2016,...
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LA COMUNITA’ EBRAICA DI NAPOLI E IL PREGIUDIZIO ANTISIONISTA   Riceviamo e pubblichiamo La Comunità ebraica di Napoli esprime la propria indignazione...
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E’ FINITO IL CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A 2016 – 2017   di Luigi  Rezzuti   Spalletti, allenatore della Roma,  a fine campionato si è ritrovato con...
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Il CAM, il museo anticamorra, dedica una sala a Roberto Saviano a cura di Antonio Manfredi   Nei giorni scorsi, si è svolta, presso il CAM, la...
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Antichi giardini di ville campane   di Antonio La Gala   Spesso nel visitare qualche antica villa napoletana o campana restiamo colpiti dal...
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Miti napoletani di oggi.45 LA “NASCITA” DELLA CAMORRA   di Sergio Zazzera   I Romani erano specialisti abilissimi nel confezionamento di “miti di...
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Anatomia di una scelta di Luigi Alviggi – Guida editori   di Marisa Pumpo Pica   Luigi Alviggi, in questo suo nuovo cimento letterario, si conferma...
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La televisione, cattiva maestra. Proviamoci a migliorarla

 

di Roberto Gianfreda

 

Sempre meno culturale, sempre di più oltraggio all’intelligenza degli utenti. E’ l’attualità della tv. Uno strumento che può diventare persino diseducativo, se si pensa all’uso molto frequente di parolacce, nel corso di trasmissioni, che dovrebbero essere inserite in fascia protetta perché possono essere viste anche dai bambini. Sono poi troppe le fiction che hanno preso il posto di documentari, certo più istruttivi. Trasmissioni, le fiction, dove personaggi più o meno famosi ci mettono la faccia, disposti a tutto pur di garantirsi una comparsata. A rimetterci è soprattutto la cultura. I protagonisti dei reality non esitano, pur di farsi notare, a usare un linguaggio scurrile. A essere danneggiati sono i più piccoli, che imitano i loro beniamini e imparano troppo presto a parlare, tra loro o con i genitori, usando espressioni scurrili. Quel che è peggio è che i bimbi spesso non si rendono conto della gravità delle espressioni mutuate dai finti divi della tv. Anche i più adulti, però, cadono in questa trappola. Per farsi belli copiano persino lo stile di vita dei personaggi che ammirano sul piccolo schermo. Dimostrano, così, anche la loro debolezza di carattere. Per scongiurare questo decadimento nei gusti dei telespettatori una soluzione potrebbe essere offerta dal potenziamento dei programmi culturali, rispetto alle trasmissioni spazzatura. I documentari hanno, però, un costo superiore alle trasmissioni che impegnano la mente e che, soprattutto, non richiedono alle singole reti un finanziamento notevole. Gli esempi non mancano. Si va dal Grande fratello alla Fattoria, da Mezzogiorno in famiglia a Distraction. Alcuni sono programmi realizzati dalla Rai, magari pensando a catturare l’attenzione della casalinga di Voghera. Altri - e sono i più numerosi - da Mediaset, tivvù commerciale della famiglia Berlusconi.   

Il turpiloquio non riguarda, però, soltanto i programmi. Investe anche la pubblicità. Che oltre a essere eccessiva per le emittenti nazionali diventa anch’essa diseducativa. Troppe le espressioni volgari e troppi i doppi sensi, inseriti negli spot. Ne emerge il crescente successo di una cultura sempre più incline alla violazione degli schemi del comune senso del pudore. Due sono i principali responsabili di questo decadimento. Il primo è la necessità di fare audience nel corso di trasmissioni che rischierebbero, altrimenti, di non essere gradite dalle più diverse fasce d’ascolto. L’altro è l’esigenza di rendere più appetibile il prodotto presentato.

Per vincere la battaglia contro le televisioni commerciali, la Rai adotta la strategia di abbassare il livello culturale delle proprie trasmissioni. Una tattica che punta a catturare l’attenzione di un pubblico sempre più preso dalle vicende della quotidianità e che, quando siede dinanzi al piccolo schermo, più che acculturarsi, preferisce le performances di divi d’accattonaggio o di attori che dovrebbero essere comici o protagonisti di satire e che, invece, esaltano la volgarità. Una rete che fa eccezione dinanzi alla volgarità sempre più diffusa è La7, canale proiettato verso l’analisi dei fatti di ogni giorno e che sin dal primo mattino trasmette dibattiti e tavole rotonde sulla realtà italiana.

Un esempio da seguire.

(Ottobre 2015)

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