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LA CAPPELLA DEL BUON CONSIGLIO ALLA “SANTARELLA”   di Sergio Zazzera   L’8 dicembre scorso è stata riaperta al culto, dopo circa quindici anni di...
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Spigolature   di Luciano Scateni   Audience tv: tutto si fa per te Ma datevi una regolata. Il potere di condurre talk show, seguiti da qualche...
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Il valore della formazione   di Gabriella Pagnotta   Questo articolo è rivolto a chi, come me, vive le richieste, da una parte, di una scuola alla...
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IO E LA VALIGIA   di Luigi Rezzuti   Ero seduto davanti a quella valigia rigonfia, nella quale gli indumenti avanzavano tanto da “obbligarla” a non...
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SANITA’ Eppur si muove…   di Loredana Pica   Eppur si muove… qualcosa a Napoli, una città spesso in bilico tra lentezze burocratiche e una tendenziale...
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Miti napoletani di oggi.45 LA “NASCITA” DELLA CAMORRA   di Sergio Zazzera   I Romani erano specialisti abilissimi nel confezionamento di “miti di...
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E’ FINITO IL CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A 2016 – 2017   di Luigi  Rezzuti   Spalletti, allenatore della Roma,  a fine campionato si è ritrovato con...
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Miti napoletani di oggi.52 IL “CUOPPO”   di Sergio Zazzera   In senso proprio, a Napoli il cuóppo è il cartoccio a forma di cono capovolto; in...
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Spigolature   di Luciano Scateni   Succede che razzoli male chi predica bene Ma da che dissacrante pulpito il re Mida dei comici arringa il popolo...
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All’asilo dalle suore   di Luigi Rezzuti   Ogni volta che Enrico si trovava davanti a quel muro scrostato, non poteva fare a meno di fermarsi e...
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La televisione, cattiva maestra. Proviamoci a migliorarla

 

di Roberto Gianfreda

 

Sempre meno culturale, sempre di più oltraggio all’intelligenza degli utenti. E’ l’attualità della tv. Uno strumento che può diventare persino diseducativo, se si pensa all’uso molto frequente di parolacce, nel corso di trasmissioni, che dovrebbero essere inserite in fascia protetta perché possono essere viste anche dai bambini. Sono poi troppe le fiction che hanno preso il posto di documentari, certo più istruttivi. Trasmissioni, le fiction, dove personaggi più o meno famosi ci mettono la faccia, disposti a tutto pur di garantirsi una comparsata. A rimetterci è soprattutto la cultura. I protagonisti dei reality non esitano, pur di farsi notare, a usare un linguaggio scurrile. A essere danneggiati sono i più piccoli, che imitano i loro beniamini e imparano troppo presto a parlare, tra loro o con i genitori, usando espressioni scurrili. Quel che è peggio è che i bimbi spesso non si rendono conto della gravità delle espressioni mutuate dai finti divi della tv. Anche i più adulti, però, cadono in questa trappola. Per farsi belli copiano persino lo stile di vita dei personaggi che ammirano sul piccolo schermo. Dimostrano, così, anche la loro debolezza di carattere. Per scongiurare questo decadimento nei gusti dei telespettatori una soluzione potrebbe essere offerta dal potenziamento dei programmi culturali, rispetto alle trasmissioni spazzatura. I documentari hanno, però, un costo superiore alle trasmissioni che impegnano la mente e che, soprattutto, non richiedono alle singole reti un finanziamento notevole. Gli esempi non mancano. Si va dal Grande fratello alla Fattoria, da Mezzogiorno in famiglia a Distraction. Alcuni sono programmi realizzati dalla Rai, magari pensando a catturare l’attenzione della casalinga di Voghera. Altri - e sono i più numerosi - da Mediaset, tivvù commerciale della famiglia Berlusconi.   

Il turpiloquio non riguarda, però, soltanto i programmi. Investe anche la pubblicità. Che oltre a essere eccessiva per le emittenti nazionali diventa anch’essa diseducativa. Troppe le espressioni volgari e troppi i doppi sensi, inseriti negli spot. Ne emerge il crescente successo di una cultura sempre più incline alla violazione degli schemi del comune senso del pudore. Due sono i principali responsabili di questo decadimento. Il primo è la necessità di fare audience nel corso di trasmissioni che rischierebbero, altrimenti, di non essere gradite dalle più diverse fasce d’ascolto. L’altro è l’esigenza di rendere più appetibile il prodotto presentato.

Per vincere la battaglia contro le televisioni commerciali, la Rai adotta la strategia di abbassare il livello culturale delle proprie trasmissioni. Una tattica che punta a catturare l’attenzione di un pubblico sempre più preso dalle vicende della quotidianità e che, quando siede dinanzi al piccolo schermo, più che acculturarsi, preferisce le performances di divi d’accattonaggio o di attori che dovrebbero essere comici o protagonisti di satire e che, invece, esaltano la volgarità. Una rete che fa eccezione dinanzi alla volgarità sempre più diffusa è La7, canale proiettato verso l’analisi dei fatti di ogni giorno e che sin dal primo mattino trasmette dibattiti e tavole rotonde sulla realtà italiana.

Un esempio da seguire.

(Ottobre 2015)

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