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DIANA FRANCO PER IL QUIRINALE   Il dipinto su cristallo, intitolato Terrae Motus, donato dall’artista napoletana Diana Franco al Quirinale, è esposto...
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GENNARINO DERUBATO DA UN BAMBINO   di Luigi Rezzuti   Gennarino sperava di godersi una stupenda mattinata sugli scogli di Mergellina, accompagnando la...
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SALUTE Frutta di primavera   di Luigi Rezzuti   In primavera arriva la frutta “golosa”, quella che piace proprio a tutti, dai grandi ai bambini e...
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"Una legge per i matti: quarantanni dopo Basaglia". Presentati i Colloqui di Salerno a cura di Vincenzo Esposito e Francesco G. Forte   di Claudia...
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Il rovescio della medaglia Lello Lupoli ( 5.10.1918 / 20.5.1995 )     di Romano Rizzo     La figura artistica di Lello Lupoli è nota a tutti gli...
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GIUSEPPE ANTONELLO LEONE   Giuseppe Antonello Leone, pittore scultore ceramista e poeta, è nato il 6 luglio 1917 a Pratola Serra ed è morto a Napoli...
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SEGNALIBRO   a cura di Marisa Pumpo Pica   Fiori del mio campo, di Giovanni Baiano, Cosmopolis Edizioni Napoli   Uomo d’altri tempi, Giovanni...
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 “I Tesori di carta” di San Domenico Maggiore   di Luciana Alboreto    Napoli in auge per l’inaugurazione della mostra “I Tesori di Carta” di San...
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IL CALCIO E’ CORROTTO E MALATO   di Luigi Rezzuti   Purtroppo il calcio, il più bel gioco mondiale, seguito dalla maggior parte delle persone, è...
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IL MIRACOLO DI SAN GENNARO di Henry Weedall   di Luigi Alviggi   Maurizio de Giovanni, prefatore, sottolinea la differenza tra sentimento religioso...
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La televisione, cattiva maestra. Proviamoci a migliorarla

 

di Roberto Gianfreda

 

Sempre meno culturale, sempre di più oltraggio all’intelligenza degli utenti. E’ l’attualità della tv. Uno strumento che può diventare persino diseducativo, se si pensa all’uso molto frequente di parolacce, nel corso di trasmissioni, che dovrebbero essere inserite in fascia protetta perché possono essere viste anche dai bambini. Sono poi troppe le fiction che hanno preso il posto di documentari, certo più istruttivi. Trasmissioni, le fiction, dove personaggi più o meno famosi ci mettono la faccia, disposti a tutto pur di garantirsi una comparsata. A rimetterci è soprattutto la cultura. I protagonisti dei reality non esitano, pur di farsi notare, a usare un linguaggio scurrile. A essere danneggiati sono i più piccoli, che imitano i loro beniamini e imparano troppo presto a parlare, tra loro o con i genitori, usando espressioni scurrili. Quel che è peggio è che i bimbi spesso non si rendono conto della gravità delle espressioni mutuate dai finti divi della tv. Anche i più adulti, però, cadono in questa trappola. Per farsi belli copiano persino lo stile di vita dei personaggi che ammirano sul piccolo schermo. Dimostrano, così, anche la loro debolezza di carattere. Per scongiurare questo decadimento nei gusti dei telespettatori una soluzione potrebbe essere offerta dal potenziamento dei programmi culturali, rispetto alle trasmissioni spazzatura. I documentari hanno, però, un costo superiore alle trasmissioni che impegnano la mente e che, soprattutto, non richiedono alle singole reti un finanziamento notevole. Gli esempi non mancano. Si va dal Grande fratello alla Fattoria, da Mezzogiorno in famiglia a Distraction. Alcuni sono programmi realizzati dalla Rai, magari pensando a catturare l’attenzione della casalinga di Voghera. Altri - e sono i più numerosi - da Mediaset, tivvù commerciale della famiglia Berlusconi.   

Il turpiloquio non riguarda, però, soltanto i programmi. Investe anche la pubblicità. Che oltre a essere eccessiva per le emittenti nazionali diventa anch’essa diseducativa. Troppe le espressioni volgari e troppi i doppi sensi, inseriti negli spot. Ne emerge il crescente successo di una cultura sempre più incline alla violazione degli schemi del comune senso del pudore. Due sono i principali responsabili di questo decadimento. Il primo è la necessità di fare audience nel corso di trasmissioni che rischierebbero, altrimenti, di non essere gradite dalle più diverse fasce d’ascolto. L’altro è l’esigenza di rendere più appetibile il prodotto presentato.

Per vincere la battaglia contro le televisioni commerciali, la Rai adotta la strategia di abbassare il livello culturale delle proprie trasmissioni. Una tattica che punta a catturare l’attenzione di un pubblico sempre più preso dalle vicende della quotidianità e che, quando siede dinanzi al piccolo schermo, più che acculturarsi, preferisce le performances di divi d’accattonaggio o di attori che dovrebbero essere comici o protagonisti di satire e che, invece, esaltano la volgarità. Una rete che fa eccezione dinanzi alla volgarità sempre più diffusa è La7, canale proiettato verso l’analisi dei fatti di ogni giorno e che sin dal primo mattino trasmette dibattiti e tavole rotonde sulla realtà italiana.

Un esempio da seguire.

(Ottobre 2015)

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