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Il culto francescano in Campania

 

di Antonio La Gala

 

S. Francesco durante i suoi viaggi passò anche per la Campania, dove visitò le prime piccole comunità di suoi seguaci che in quegli anni vi stavano nascendo.

Come avvenne per il resto della cristianità, durante i secoli la devozione per il santo di Assisi crebbe, alimentandosi anche del culto dei vari santi dell’Ordine monastico, fondato da Francesco, e di quelli dei diversi rami in cui nel tempo l’originario albero del francescanesimo si andava articolando.

Fra le devozioni più sentite nella religiosità popolare campana, in particolare nell’area napoletana, occupano un posto privilegiato quelle per S. Francesco e S. Antonio di Padova.

Questa particolare devozione è testimoniata dall’uso esteso ed abbondante dei nomi Francesco e Antonio nelle famiglie napoletane e campane, nonché dal numero elevato di chiese e conventi francescani e dalla infinità di cappelle ed edicole devozionali, edificate in onore dei due santi in ogni luogo, nelle strade, nei cortili, negli aggregati urbani e nelle campagne. Senza parlare delle statue e dei quadri dei due santi, presenti in tutte le chiese, di qualsiasi titolo, sempre onorate da numerosissime luci accese.

Inoltre, chiunque si soffermi ad osservare nei mercatini di antiquariato le raccolta dei “santini”, cioè di quelle piccole immagini sacre tascabili, che da secoli vengono distribuite presso i fedeli, accompagnandoli in tanti momenti della loro vita, constaterà il posto di rilievo che hanno i santi francescani.

Fra le altre testimonianze ricordiamo l’usanza, diffusa in passato, di vestire alla francescana i bambini, in particolare per devozione e riconoscenza a S. Antonio.

L’usanza, pur risalendo a molti secoli fa, è sopravvissuta, presso i ceti meno abbienti, nei quartieri popolari, nei paesi e nelle campagne, fino a quasi metà Novecento. I fanciulli erano vestiti con un saio, con tanto di cappuccio e di cordone.

Il fervore religioso verso i santi francescani  in passato veniva espresso anche nelle tavolette votive, toccanti testimonianze di fede, raccolte un po’ in tutti i santuari, e in misura molto rilevante e particolare nel santuario della Madonna dell’Arco.

In queste ultime si può rilevare che i santi francescani venivano invocati nelle circostanze più disparate assieme alla Madonna dell’Arco. In una tavoletta del Cinquecento un condannato a morte, graziato, e la moglie ringraziano la Madonna dell’Arco e S. Antonio, rappresentato in alto a destra, in ginocchio e con le mani giunte, come intermediario con la Vergine.

In una tavoletta del secolo successivo viene mostrata una scena di tarantella animata da un giovane guarito dal tarantolismo, in cui appaiono, assieme alla Madonna, S. Francesco d’Assisi e S. Francesco di Paola.

I santi francescani, assieme peraltro ad altri santi, come S. Giuseppe, S. Gennaro, ecc. popolano moltissime tavolette in cui compaiono le eruzioni del Vesuvio, le imboscate dei briganti, le cadute da cavallo o dai carri agricoli, ed in genere tutte quelle situazioni in cui è naturale invocare l’aiuto del soprannaturale.

A conclusione di questa veloce e sommaria rievocazione di un aspetto così importante della vita dei nostri antenati, della nostra cultura, non solo popolare, esprimiamo rammarico nel costatare che le residue testimonianze di tanta devozione sembra non interessino quasi più a nessuno, nemmeno a titolo puramente di documentazione storica, tant’è che esse, in concomitanza con l’affievolirsi del senso del religioso, che le aveva prodotte, corrono il rischio della dispersione.

E’ troppo poco affidarne il ricordo ai collezionisti dei “santini” nei mercatini delle pulci.

(Novembre 2015)

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