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Premio letterario “Trivio” 2016 - Cerimonia di premiazione al Pan di Napoli   di Marisa Pumpo Pica   La cerimonia di premiazione della prima...
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MITI NAPOLETANI DI OGGI.38

LE “CLIQUES”CULTURALI

 

di Sergio Zazzera

 


Da alcuni decenni, Napoli condivide, in maniera particolare, col resto d’Italia, il fenomeno degli ambienti culturali chiusi, quasi impenetrabili, fatti passare sotto l’etichetta di “salotti” o di “circoli” (i francesi li chiamano cliques, ma da parte nostra sarebbe più corretto definirli “conventicole”), nei quali ci s’incontra, ci si parla addosso, non di rado con contenuti ripetitivi. In tal modo, e con quella caratteristica d’inutilità che l’antropologia e la sociologia per lo più gli attribuiscono, il rito periodicamente si rinnova; ed è un dato ormai pacifico quello, secondo cui la reiterazione del rito genera il mito.

In seno a tali raggruppamenti, inoltre, è andata prendendo piede  una concezione della cultura di tipo contenutistico – vale a dire, quantitativo –, identificabile con l’acquisizione del maggior numero possibile di dati, corrispondente al concetto di «cultura liquida», enunciato da Zygmunt Bauman (nella foto), il quale la identifica in «uno dei reparti di quel grande magazzino dove è possibile reperire “tutto quello di cui hai bisogno e che potresti sognare” nel quale si è trasformato il mondo abitato da consumatori».

A questa concezione sembra corretto contrapporne una di tipo “procedimentale” – vale a dire, qualitativo – della cultura stessa, la quale si realizzerebbe attraverso una fase di acquisizione della nozione e una di comprensione (= individuazione del senso) della stessa. In altri termini, un corretto processo di acculturazione dovrebbe concludersi con la “digestione” del dato acquisito, fino a trasformare i singoli “saperi” in un “sapere” unitario. Del resto, la conoscenza altro non è che “con-scienza”, ovvero scienza articolata.

Sarà, dunque, più corretta la proposizione: «non fa scienza lo ritenere sanza avere inteso», rispetto a quella del Sommo poeta, il quale afferma che «non fa scïenza, / sanza lo ritenere, avere inteso» (Par., 5.42 s.): in altri termini, il suo risulta essere “falso linguaggio”, cioè mito.

(Novembre 2015)

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