NEWS

Miti napoletani di oggi.46   Pompei   di Sergio Zazzera   Fra i tanti esempi di urbanistica del mondo romano, pervenuti fino ai giorni nostri,...
continua...
NATALE AL VOMERO   di Luigi Rezzuti   Natale è alle porte e, come ogni anno, si pone il dilemma: albero di Natale con i suoi lampioncini, i  nastri...
continua...
Un uomo pigro   di Luigi Rezzuti   Sono stanco, tanto stanco, sono stanco di essere stanco, non amo passeggiare, non amo fare shopping, mi annoio...
continua...
Riceviamo e pubblichiamo   L’ Associazione lucana “Giustino Fortunato” è lieta di comunicare che, in occasione della collocazione del proprio...
continua...
“Plenitude”   Sabato 5 Maggio 2018, alle ore 17.30, sarà inaugurata la mostra, a cura di Maurizio Vitiello, “Plenitude” con opere recenti del giovane...
continua...
La Posillipo di Virgilio   di Antonio La Gala     Il grande poeta Publio Virgilio Marone ebbe il primo contatto con Napoli quando decise di studiare...
continua...
Miti napoletani di oggi.52 IL “CUOPPO”   di Sergio Zazzera   In senso proprio, a Napoli il cuóppo è il cartoccio a forma di cono capovolto; in...
continua...
Andiamo a Teatro a cura di Marisa Pumpo Pica   "Homologia" - Prima assoluta per la Campania   Questa volta è nostro intento segnalare al lettore gli...
continua...
UN GIORNO AL MARE   di Luigi Rezzuti   L’intenzione era di trascorrere una giornata al mare, ma dopo tre ore,  bloccati in mezzo al traffico e...
continua...
La morte di G.B. Vico fra corsi e ricorsi   di Antonio La Gala   Giambattista Vico, oltre alle lezioni di storia alta, con le sue opere, ci ha...
continua...

Natale Ieri-Oggi

Natale Ieri-Oggi

 

di Mariacarla Rubinacci

 

Caro Gesù Bambino…”.

Mi torna in mente il dito medio, sporco dell’inchiostro lasciato dalla cannuccia con il pennino a punta sottile per una “bella scrittura”, adatta a scrivere una lettera così importante. Avevo otto anni e ancora credevo ai doni lasciati sotto l’albero con le candeline di cera (e non con le luci ad intermittenza) da un Bambinello, che sarebbe giunto di notte, silenzioso, con il suo asinello. Per Lui la mamma mi faceva lasciare una ciotolina di latte e un pezzetto di pane sul davanzale della finestra, che sarebbero serviti a rifocillarlo durante il faticoso viaggio che lo portava di casa in casa, dai bambini buoni. E durante il mese di dicembre era ferrea regola essere buoni per poter vedere esaudite le richieste, espresse nella famosa letterina.

La mattina di Natale tutto si avverava: la ciotola vuota, con qualche goccia bianca lasciata qua e là, e le briciole di pane, sparse sul davanzale, erano la prova che il Bambino Gesù era arrivato.

Poesia, incantesimo, magia, illusione, nostalgia. Come definire quei momenti?

Sono stati utili? Hanno contribuito alla crescita? Hanno educato? Hanno cullato la fantasia infantile, e magari anche quella degli adulti?

Domande futili. La risposta sta nella Storia che li ha sottoscritti, quando la vita aveva bisogno di rifocillarsi con una visione poetica della cose, dopo aver subito gli orrori della guerra.

Già mio fratello. nato dopo di me, figlio dei momenti della ripresa economica e del riscatto sociale, non è cresciuto nell’utopia di un asinello che cavalcava le nuvole, bensì nell’immaginare (senza vederla veramente) la corsa veloce delle renne al comando di un gran vecchio, dalla barba bianca e il vestito rosso, che si faceva chiamare Babbo Natale.

Egli conserva ancora le fotografie, scattate sulle ginocchia del Babbo Natale di turno, che si prestava ad ascoltare le richieste segrete di doni, seduto al centro del reparto dei giocattoli del grande magazzino, tutto addobbato come un grande albero luccicante, (era lui, poi, che rivelava ai genitori, pronti a scegliere, quel regalo preferito, ma svestito della sorpresa.)

La storia stava scrivendo il suo nuovo percorso, cancellando quello in cui avevo camminato io, pieno della poesia, messa in disparte per far posto alla razionalità.

Cari lettori, non ho scritto queste piccole riflessioni accompagnata dalla nostalgia dei tempi passati, bensì dalla constatazione di come la Storia sia maestra di cambiamenti, non da belli a brutti, ma da magici a realistici, da una lettera scritta con la penna intinta nell’inchiostro a un dito che pigia un tasto sul tablet per far comparire la faccina sorridente, che ti augura Buon Natale con la sua gioia telematica.

E’ la Storia che cammina.

Diamoci dunque la mano, corriamo con Lei. Ci sentiremo sempre e comunque bambini senza rimanere indietro, mentre Lei avanza con il suo passo veloce.

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen