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VIA PIGNA: TESTIMONIANZE BIMILLENARIE A RIFIUTO

 

di Antonio La Gala

 

La Via per colles (letteralmente “strada che attraversa le colline”) era una strada sistemata in età romana che collegava la zona flegrea con il centro storico di Neapolis, passando per Pozzuoli e scavalcando, appunto, la collina di Posillipo-Vomero.

E’ lungo questa strada che troviamo le tracce più importanti della presenza romana in collina.

Lungo il percorso, oltre a suoi tre cippi miliari noti da tempo, sono state rinvenute qualche anno fa in Via Conte della Cerra, durante gli scavi per la costruzione della Metropolitana, interrate, alcune arcate di un viadotto, ora dissotterrate e ben visibili.

Lungo questo percorso, ed altri ad esso più o meno collegati, sono stati rinvenuti inoltre reperti in forma di tombe.

I Romani infatti, a differenza dei Greci che usavano tenere le necropoli separate dai centri abitati, disseminavano le tombe lungo le strade che attraversavano questi centri, mafuori le loro mura, extra moenia. Sepolture romane a colombari rinvenute in Via Pigna e tombe riferibili al IV sec.d.C. in zona Belvedere e Antignano, sono quindi prove della presenza di abitati in collina.

In questo articolo ci soffermiamo sul colombario di epoca romana di Via Pigna.

E’ nota la noncuranza con cui dalle nostre parti, in generale, fatte debite poche eccezioni, cittadini e istituzioni conservano le memorie storiche.

Un esempio è il colombario funerario di Via Pigna, che si trova qualche centinaio di metri prima dell’incrocio con Via Epomeo.

Qualcuno potrebbe ironizzare sui rifiuti di ogni genere che di norma giacciono davanti al colombario perché la consuetudine confermerebbe la nostra proverbiale sensibilità verso i defunti.

Infatti ortaggi e altri oggetti d’uso quotidiano potrebbero risultare utili per i defunti. Potrebbero servirsene nell’Al di Là. Non fiori ma opere di bene..

Immondizia a parte, questo monumento, testimonianza della nostra vita di duemila anni fa, di fatto risulta esposto a tutte le offese che uomini e avversità atmosferiche possono arrecarle.

Segnalo (non per la prima volta) lo sconcio per ”dovere culturale”, ma con pochissima speranza che qualcuno intervenga per impedire l'ulteriore scempio di questo residuale brandello della nostra antichità, facendolo scomparire per sempre nelle nebbie del passato.

Ciò è già abbondantemente avvenuto per numerose testimonianze analoghe e non vedo cosa è cambiato nella mentalità collettiva per cui non dovrebbe avvenire anche per questo colombario.

 

 

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