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Miti napoletani di oggi.40

L’UFFICIALITA' DELLA “LINGUA” NAPOLETANA

 

di Sergio Zazzera

 

Sono stato sempre convinto del fatto che, piuttosto che un dialetto, l’espressione idiomatica dei napoletani sia una vera e propria lingua, avuto riguardo alle sue peculiarità grammaticali e sintattiche (si pensi, fra le tante, alla valenza esorcizzante del futuro dei verbi o al dativo dell’oggetto) e al consistente corpus di letteratura che, da Velardiniello ai giorni nostri, la connota. Da un po’ di tempo, però, qualcuno ha messo in giro la notizia, secondo cui l’UNESCO le avrebbe addirittura riconosciuto ufficialmente tale carattere; ma, evidentemente, chi si è preso tale briga non ha letto la documentazione proveniente dall’istituzione internazionale, alimentando così, in maniera tralaticia, un vero e proprio mito.

Ricevo dall’amico prof. Fortunato Danise, presidente del Club UNESCO Napoli, la segnalazione dell’indirizzo Internet: http://www.ficlu.com/iniziativa_select.php?idc=1454, in cui si legge testualmente: «Il Club UNESCO Napoli inizia il nuovo anno con un significativo evento a tutela del dialetto napoletano come patrimonio da salvaguardare e preservare per le future generazioni, così come recita il documento UNESCO: Language vitality and endangerment  istituito dall’UNESCO nel 2003 per la salvaguardia delle lingue minoritarie e come sancito dalla giornata UNESCO per la lingua madre con l’obiettivo di promuovere la diversità culturale anche attraverso la conoscenza del dialetto».

Come stiano, poi, in realtà le cose, me lo chiariva, qualche tempo fa, il prof. Nicola De Blasi, ordinario di linguistica italiana nell’Università “Federico II”. Appositamente incaricato dall’UNESCO, un glottologo finlandese ha individuato (bontà sua) un’“area d’influenza” della lingua napoletana, comprendente, oltre alla Campania (che già, complessivamente considerata, sarebbe fin troppo), anche le Marche, l’Abruzzo, il Molise, il Lazio meridionale, la Lucania e la Puglia – con esclusione del Salento – (si v. la cartina che illustra queste righe). Orbene, è fin troppo nota la profonda conoscenza della lingua napoletana da parte dei finlandesi (verso i quali, peraltro, noi napoletani ricambiamo, per lo più, con estrema cordialità) e, di conseguenza, il grado di attendibilità della suddetta individuazione.

Ben lungi, dunque, dall’affermare che “il napoletano è una lingua”, l’UNESCO – così, come, con chiarezza di sintesi, Danise conclude il messaggio che mi ha inviato – «ha dichiarato il dialetto napoletano lingua da preservare e tutelare». Con buona pace di quanti hanno inteso mitizzare l’intervento dell’istituzione internazionale.

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