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SEGNALBRO   a cura di Marisa Pumpo Pica   Frammenti di vita, di Salvatore Bova, Cosmopolis Edizioni Napoli La lunga consuetudine con la produzione...
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Andiamo aTeatro a cura di Marisa Pumpo Pica   AL TEATRO DIANA “STORIE DI CLAUDIA”   Da mercoledì 24 febbraio fino al 6 marzo, Claudia Gerini in:...
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LE DONNE PARLANO

di Mariacarla Rubinacci

 

Quando i maschietti si incontrano, di pragmatica, al bar davanti a un buon caffè con il gomito appoggiato sul bancone, parlano di calcio, commentano l’ultimo partita, difendono il rigore che ha sancito l’esito della gara, si animano e poi amichevolmente si salutano, contenti di essersi confrontati.

Le femminucce, invece, sedute davanti a un analcolico, sgranocchiando il salatino sempre tentatore che va ad insidiare la dieta, sbirciando le scarpe di una cliente per rimproverarsi di non possederle ancora, si confrontano, ponendosi delle domande alle quali ognuna dà la risposta più adeguata per poi essere tutte d’accordo.

Giorni fa, mentre anch’io stavo sorseggiando il primo frullato di frutta della bella stagione in compagnia di tre amiche, sono stata apostrofata dalla domanda di Luisa:

“Che cosa ti dà veramente fastidio?”

Sulle ginocchia avevo un settimanale al femminile, comprato per cercare fra le pagine qualche idea nuova che mi aiutasse ad accogliere con gioia il primo caldo stagionale. Lo stavo sfogliando e al volo ho risposto: “Guarda questa modella, l’hanno fotografata con le gambe aperte, un’altra ha la bocca aperta, e dalla bocca si intravede persino la lingua. E’ una progressione che ha un solo nome: “provocazione” che si traduce in “sexy”. Queste interpretazioni delle donne espresse dal fotografo mi infastidiscono.”

Ne abbiamo parlato, facendo uscire i nostri umori. Stefania ha sottolineato situazioni (lei sottomessa, passiva, quasi schiava), Chiara faceva notare atteggiamenti (lei sempre preda, sempre…hot, sempre ammiccante, sottolineando anche posizioni (gambe aperte, seno velato, natica …). Malgrado fossimo tutte attente a sembrare disinvolte, sufficientemente tolleranti, comunque disponibili ad essere oggettive, tutte abbiamo espresso un…chiamiamolo disagio. Abbiamo condiviso che la maggior parte delle immagini che ci circondano, non ci corrispondono. Non ci piacciono.

Un’ interpretazione simile della donna in genere, che cosa inculca  alle nostre figlie? Forse, per far sfogliare il curriculum mandato con speranza, sarebbe meglio corredarlo di una foto in top? La bella presenza diventa più importante della competenza.

L’invasione degli ultracorpi: glutei antigravità, labbra pneumatiche diventano forse i mezzi per cercare di accalappiare l’uomo del proprio futuro, con cui fare famiglia (se ancora ci si crede)?

E i cartelloni pubblicitari dove li mettiamo? Spaziano in forma gigante ammiccando un “spogliami” o un “mangiami” anche se sponsorizzano l’ultima auto metallizzata o il gelato che si scioglie tra le labbra aperte. E noi, da donne, ci vergognamo.

E il seno gonfiato delle starlette che sculettano in TV? Noi che andiamo a fare la spesa , che accompagnamo i figli a scuola, che lavoriamo davanti al computer che ci arrossa gli occhi, dobbiamo essere per forza sexy?

Noi donne parliamo di noi, di come ci sentiamo e di come progettiamo le vacanze, di come risparmiare per far uscire la paghetta dei figli, senza aver bisogno di sentirci trasgressive. Cerchiamo di curare l’ambizione di essere intelligenti, mature e perché no? gradevoli, senza necessariamente ambire ad essere una lapdancer.

Le donne parlano e sognano.

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