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Il cervello anarchico – Enzo Soresi   di Luciana Alboreto   SIN è la sigla della “Società Italiana di Neurologia” che, dal 14 al 20 marzo 2016,...
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Miti napoletani di oggi.62 L’EXTRACOMUNITARIO   di Sergio Zazzera   Il fenomeno dell’immigrazione, soprattutto dai paesi africani, è divenuto...
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E’ FINITO IL CAMPIONATO DI CALCIO DI SERIE A 2016 – 2017   di Luigi  Rezzuti   Spalletti, allenatore della Roma,  a fine campionato si è ritrovato con...
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IMPATTO AMBIENTALE DEL PETROLIO IN TERRA E IN MARE   Il 6 febbraio 2016, alle ore 17.00, il Museo del Mare di Napoli presenta: IMPATTO AMBIENTALE DEL...
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Nati per donare?   Sabato 8 aprile, ore 17.30, via Cappella Vecchia, 8-b, 1° piano (citofono n. 1003), l’Associazione lucana Giustino Fortunato di...
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Buongiorno mezzanotte, torno a casa   Il tempo del vino e delle rose - Caffè letterario - piazza Dante 44/45, Napoli - Info 081 014 5940 Mercoledì 18...
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“Quello che vedo”, la webserie sull’autismo di Maurizio Casagrande, in giro per le scuole   di Marisa Pumpo Pica   La webserie “Quello che vedo”,...
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LE DONNE PARLANO

di Mariacarla Rubinacci

 

Quando i maschietti si incontrano, di pragmatica, al bar davanti a un buon caffè con il gomito appoggiato sul bancone, parlano di calcio, commentano l’ultimo partita, difendono il rigore che ha sancito l’esito della gara, si animano e poi amichevolmente si salutano, contenti di essersi confrontati.

Le femminucce, invece, sedute davanti a un analcolico, sgranocchiando il salatino sempre tentatore che va ad insidiare la dieta, sbirciando le scarpe di una cliente per rimproverarsi di non possederle ancora, si confrontano, ponendosi delle domande alle quali ognuna dà la risposta più adeguata per poi essere tutte d’accordo.

Giorni fa, mentre anch’io stavo sorseggiando il primo frullato di frutta della bella stagione in compagnia di tre amiche, sono stata apostrofata dalla domanda di Luisa:

“Che cosa ti dà veramente fastidio?”

Sulle ginocchia avevo un settimanale al femminile, comprato per cercare fra le pagine qualche idea nuova che mi aiutasse ad accogliere con gioia il primo caldo stagionale. Lo stavo sfogliando e al volo ho risposto: “Guarda questa modella, l’hanno fotografata con le gambe aperte, un’altra ha la bocca aperta, e dalla bocca si intravede persino la lingua. E’ una progressione che ha un solo nome: “provocazione” che si traduce in “sexy”. Queste interpretazioni delle donne espresse dal fotografo mi infastidiscono.”

Ne abbiamo parlato, facendo uscire i nostri umori. Stefania ha sottolineato situazioni (lei sottomessa, passiva, quasi schiava), Chiara faceva notare atteggiamenti (lei sempre preda, sempre…hot, sempre ammiccante, sottolineando anche posizioni (gambe aperte, seno velato, natica …). Malgrado fossimo tutte attente a sembrare disinvolte, sufficientemente tolleranti, comunque disponibili ad essere oggettive, tutte abbiamo espresso un…chiamiamolo disagio. Abbiamo condiviso che la maggior parte delle immagini che ci circondano, non ci corrispondono. Non ci piacciono.

Un’ interpretazione simile della donna in genere, che cosa inculca  alle nostre figlie? Forse, per far sfogliare il curriculum mandato con speranza, sarebbe meglio corredarlo di una foto in top? La bella presenza diventa più importante della competenza.

L’invasione degli ultracorpi: glutei antigravità, labbra pneumatiche diventano forse i mezzi per cercare di accalappiare l’uomo del proprio futuro, con cui fare famiglia (se ancora ci si crede)?

E i cartelloni pubblicitari dove li mettiamo? Spaziano in forma gigante ammiccando un “spogliami” o un “mangiami” anche se sponsorizzano l’ultima auto metallizzata o il gelato che si scioglie tra le labbra aperte. E noi, da donne, ci vergognamo.

E il seno gonfiato delle starlette che sculettano in TV? Noi che andiamo a fare la spesa , che accompagnamo i figli a scuola, che lavoriamo davanti al computer che ci arrossa gli occhi, dobbiamo essere per forza sexy?

Noi donne parliamo di noi, di come ci sentiamo e di come progettiamo le vacanze, di come risparmiare per far uscire la paghetta dei figli, senza aver bisogno di sentirci trasgressive. Cerchiamo di curare l’ambizione di essere intelligenti, mature e perché no? gradevoli, senza necessariamente ambire ad essere una lapdancer.

Le donne parlano e sognano.

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