NEWS

IL TEATRO A NAPOLI   a cura di Luigi Rezzuti   Napoli è una città che trova svariati modi di esprimersi, dalla poesia alla musica, dal teatro al...
continua...
Il tempo del vino e delle rose Caffè letterario piazza Dante 44/45, Napoli Info 081 014 5940   Parafrasando Seneca, laddove c’è umanità ci può essere...
continua...
LUNA ROSSA TORNA IN COPPA AMERICA   di Luigi Rezzuti   Alla 35a edizione dell’America’s Cup, disputatasi alle Bermuda, non gareggiò il team Luna...
continua...
 Su e giù con la morte   Sabato 9 aprile ore 18, presentazione del nuovo romanzo di Luciano Scateni - libreria “Io ci sto”, piazza Fuga (accanto...
continua...
Il calcio mercato del Napoli   di Luigi Rezzuti   E’ appena terminato il campionato che già si parla di calcio mercato. Il Napoli, classificatosi...
continua...
Parlanno ’e poesia 4 - Giovanni Boccacciari   di Romano Rizzo   Una fìgura di primo piano, nel panorama della poesia napoletana è stata, senza dubbio,...
continua...
Reading e presentazioni Napoli, venerdì 13, ore 17,30, alla Galleria Al Blu di Prussia, Via G. Filangieri, 42, Enza Silvestrini, Controtempo...
continua...
Il tempo del vino e delle rose - Caffè letterario piazza Dante 44/45, Napoli - Info 081 014 5940   Letteratura e Cinema Domenica 10 marzo Silvio...
continua...
Parlanno ’e Poesia 9 Ferdinando Russo   di Romano Rizzo   Conoscere alcuni aneddoti sulla vita di un grande della poesia napoletana può...
continua...
La Germania necessitata   di Marisa Pumpo   Sinossi del libro La Germania necessaria Nel 2012 la Germania non si presentava più solo quale attore...
continua...

Miti napoletani di oggi.41

L’IDENTITA’ NAPOLETANA

 

di Sergio Zazzera

 

L’antropologia definisce l’identità come «patrimonio da conservare» e, in tal senso, l’identità di una comunità urbana può essere configurata come «patrimonio metropolitano da conservare». Per poter essere considerato «luogo», poi, l’ambito spazialeche di tale patrimonio costituisce l’oggetto, dovrà poter essere definito come identitario, relazionale, storico; in assenza di tali caratteri, dunque, esso sarà un «nonluogo», secondo la classificazione di Marc Augé (nella foto).

A voler indagare sulla possibile identità napoletana, con la finalità di qualificare Napoli come “luogo” ovvero come “non luogo”, si possono proporre una serie di parametri, cominciando da quelli spaziali; e i primi che vengono in mente sono i più popolari: Centro antico, Quartieri spagnoli, Sanità. Ebbene, in essi l’identità è vistosamente stravolta da insegne, vetrine aggettanti, alluminio anodizzato e ottone satinato, verande costruite perfino su frazioni di sede stradale. La relazionalità, a sua volta, sembra essere limitata, tutt’al più, alla popolazione stabile: chi vi giunge da fuori è guardato, nella migliore delle ipotesi, come un alieno (non vorrei dire un “altro da sé”). La storicità, infine, è andata perdendosi già tra quella stessa popolazione stabile, che nemmeno sa riconoscere il valore di testimonianza a quanto (strade, edifici, monumenti) la circonda, e figurarsi gli estranei all’ambiente – salve, s’intende, le sparute eccezioni, che confermano la regola. Tutte queste considerazioni possono valere, altresì, relativamente al panorama, che giusto il mare e il Vesuvio rendono distinguibile e, peraltro, sarebbe un po’ difficile stravolgere, almeno nel loro aspetto visto a distanza.

Della pizza e della lingua ho avuto già modo di occuparmi (cfr. Il Vomerese, rispettivamente, di luglio 2014 e di gennaio 2016): qualche considerazione credo di dover aggiungere, con riferimento più diretto alla relazionalità (quanti sanno parlare, scrivere e comprendere il napoletano?) e alla storicità (leggi: stravolgimento della lingua da parte di quanti la parlano e la scrivono, pur non possedendone neanche le nozioni più elementari).

Ultimo parametro proponibile è l’homo neapolitanus. Ma lo si può ancora ritenere esistente, nella sua integrità, a fronte dell’immigrazione trainata dagli episodi di “mani sulla città” degli anni 50 e degli anni 70-80 del secolo scorso? e ciò, giusto per fermarsi al fenomeno dei trasferimenti dalla provincia e, tutt’al più, dalla regione.

Dunque, vedere in Napoli un «luogo», riconoscendole un’identità attuale, significa alimentare il relativo mito: la città, infatti, sembra proprio essere diventata un «non luogo».

(Febbraio 2016)

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen