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  Miti napoletani di oggi. 55 IL NUOVO SIMBOLISMO NATALIZIO   di Sergio Zazzera   Sono molte, al mondo, le città che anelano a “toccare il cielo”:...
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IL FURTO DEL “CAPPELLO” DI KOUNELLIS   di Sergio Zazzera   E’ del 4 marzo la notizia del furto del “Cappello”, elemento dell’installazione...
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GRANDI ILLUSIONI di Graham Swift   di Luigi Alviggi   Nel romanzo, la storia di attori di successo vista in remoto, cioè nella prospettiva...
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Uno scugnizzo napoletano trasferito a Milano   di  Luigi Rezzuti   Mai nessuno mi chiamava Antonio. Sono nato a Napoli in un quartiere popolare e...
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Andiamo a teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   L’iniziativa di  erreteatro, “Mutaverso al tuo Natale, regala il teatro”, che suggerisce a chi è a...
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LABORATORIO PUBBLICO DI POESIA   Mercoledì 1 febbraio 2017 presso la libreria L’Altracittà di Roma, via Pavia, 106 inizio ore 18:00 - termine ore...
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Il Medio Evo del Gambrinus   di Antonio La Gala   Il Gambrinus è una delle "glorie" riconosciute della nostra città. Anche le personalità più...
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L’ORA  DI  AGATHE di Anne Cathrine Bomann   di Luigi Alviggi   Siamo in un piccolo centro francese, negli anni 40 delsecolo scorso, al termine...
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APPUNTI DI GUERRA   di Luigi Rezzuti   Una domenica pomeriggio, dopo pranzo, non avendo nulla da fare, mi soffermai a guardare le foto di mio fratello...
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LA CAPPELLA DEL BUON CONSIGLIO ALLA “SANTARELLA”   di Sergio Zazzera   L’8 dicembre scorso è stata riaperta al culto, dopo circa quindici anni di...
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COMPRO ORO - IL MORSO DELLA CRISI ECONOMICA

 

di Peppe Iannicelli

 

Si moltiplicano i negozi di compravendita dell’oro. Spuntano come funghi tanto nelle piazze principali quanto nelle strade di periferia. E non è un buon segno, con tutto il rispetto per questo tipo di attività commerciale. Anche a Napoli  ed in numerosi centri della provincia, tali esercizi sono in crescita esponenziale mentre chiudono le saracinesche di altre attività. E’ un pessimo segno perché significa che la crisi economica morde sempre di più le famiglie, costringendole a privarsi dei gioielli per poter sovvenire alle esigenze quotidiane: la retta universitaria dei figli, il mutuo di casa, la riparazione di una caldaia o di un’autovettura. La pubblicità è accattivante. I commercianti promettono riservatezza e discrezione e s’impegnano a fondere il prezioso metallo con il quale sono fatti anelli, braccialetti ed orecchini. Certo non bisogna legarsi troppo ai beni della Terra ma è molto triste che il bisogno impellente costringa le famiglie a vendere dei gioielli che spesso non hanno un grande valore economico ma una straordinaria importanza sentimentale ed affettiva. Si vendono i “laccettini”, ricevuti in dono per il battesimo, i gemelli, regalati dagli zii il giorno della laurea, l’anello, che ha suggellato il primo anniversario di matrimonio. Di solito questi gioielli non sono indossati e – suggeriscono i rivenditori – piuttosto che chiuderli in un cassetto meglio farli fruttare in qualche modo. E tuttavia questi gioielli rappresentano un pezzo della nostra storia e provo molta tristezza nel vedere la massaia che srotola il fazzoletto per consegnare le sue gioie alla bilancia. L’ago si muove di pochi millimetri e poche decine di euro finiranno nella borsa della spesa. Questi soldi voleranno via in un attimo e con quelle poche banconote voleranno via  anche tanti ricordi meravigliosi. Quasi come se nella fornace, oltre a fondere oro ed argento, venissero bruciate le nostre radici e la nostra storia.

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