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IO E LA VALIGIA   di Luigi Rezzuti   Ero seduto davanti a quella valigia rigonfia, nella quale gli indumenti avanzavano tanto da “obbligarla” a non...
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“L’ULTIMO SCUGNIZZO”   di Luigi Rezzuti   “L’ultimo scugnizzo” è una commedia in tre atti, rappresentata da Viviani per la prima volta nel 1932 al...
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Spigolature Non Ufo, ma oggetti non identificati   di Luciano Scateni   Per noi, esterni al frenetico evolversi delle tecnologie, l’incipit della...
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Maggio dei monumenti   di Luigi Rezzuti   Il maggio dei monumenti 2016 è iniziato e terminerà a metà giugno. La 24° edizione è incentrata sulle...
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Miti napoletani di oggi.45 LA “NASCITA” DELLA CAMORRA   di Sergio Zazzera   I Romani erano specialisti abilissimi nel confezionamento di “miti di...
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Il Paesaggio d’Arte - Winterscapes     Mostra Fotografica - Evento organizzato dalla Associazione Aistetikà,  a cura di Franco Lista e Sergio V. Garzia...
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LA PRIMAVERA  E’ ALLE PORTE   di Luigi Rezzuti   Se qualcuno ci chiede “Quando inizia la primavera” siamo abituati a rispondere il 21 marzo, ma non...
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TEATRO BOLIVAR - stagione 2016/2017 direzione artistica David Jentgens ed Ettore Nigro   TERRAMIA | musica e teatro di tradizione NUOVEVELE | teatro...
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Il Mistero di Antignano   di Antonio La Gala   Non si tratta di un giallo, ma di una famosa processione che a Pasqua, da secoli, si celebra al...
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4 e 7 Luglio due appuntamenti da non perdere da IOCISTO, la libreria di tutti, con Silvio Perrella e Marco Cuomo.   Due appuntamenti da non perdere da...
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COMPRO ORO - IL MORSO DELLA CRISI ECONOMICA

 

di Peppe Iannicelli

 

Si moltiplicano i negozi di compravendita dell’oro. Spuntano come funghi tanto nelle piazze principali quanto nelle strade di periferia. E non è un buon segno, con tutto il rispetto per questo tipo di attività commerciale. Anche a Napoli  ed in numerosi centri della provincia, tali esercizi sono in crescita esponenziale mentre chiudono le saracinesche di altre attività. E’ un pessimo segno perché significa che la crisi economica morde sempre di più le famiglie, costringendole a privarsi dei gioielli per poter sovvenire alle esigenze quotidiane: la retta universitaria dei figli, il mutuo di casa, la riparazione di una caldaia o di un’autovettura. La pubblicità è accattivante. I commercianti promettono riservatezza e discrezione e s’impegnano a fondere il prezioso metallo con il quale sono fatti anelli, braccialetti ed orecchini. Certo non bisogna legarsi troppo ai beni della Terra ma è molto triste che il bisogno impellente costringa le famiglie a vendere dei gioielli che spesso non hanno un grande valore economico ma una straordinaria importanza sentimentale ed affettiva. Si vendono i “laccettini”, ricevuti in dono per il battesimo, i gemelli, regalati dagli zii il giorno della laurea, l’anello, che ha suggellato il primo anniversario di matrimonio. Di solito questi gioielli non sono indossati e – suggeriscono i rivenditori – piuttosto che chiuderli in un cassetto meglio farli fruttare in qualche modo. E tuttavia questi gioielli rappresentano un pezzo della nostra storia e provo molta tristezza nel vedere la massaia che srotola il fazzoletto per consegnare le sue gioie alla bilancia. L’ago si muove di pochi millimetri e poche decine di euro finiranno nella borsa della spesa. Questi soldi voleranno via in un attimo e con quelle poche banconote voleranno via  anche tanti ricordi meravigliosi. Quasi come se nella fornace, oltre a fondere oro ed argento, venissero bruciate le nostre radici e la nostra storia.

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