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Miti napoletani di oggi.70 LE “PARENTI DI SAN GENNARO”   di Sergio Zazzera   Per “totem” – giova ribadirlo – s’intende l’animale, la pianta o...
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    RESIDENZE BORBONICHE, Patrimonio dell’Umanità   APPELLO-PROPOSTA di candidatura per la lista UNESCO   Una grande campagna di...
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NAPOLETANA - Arte turca al CAM   Dal 18 novembre 2017 alle ore 18.00 presso il museo CAM si terrà Napoletana, a cura di Kani Kaya, mostra di 37...
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LUCI D’ARTISTA A NATALE   di Luigi Rezzuti   Benvenuti all’evento più atteso dell’anno: “Luci d’artista”, la più spettacolare e suggestiva...
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 I teatri dei bisnonni   di Antonio La Gala     Come si divertivano a teatro i nostri nonni e bisnonni napoletani? Sappiamo molto sui teatri più...
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L’ORA  DI  AGATHE di Anne Cathrine Bomann   di Luigi Alviggi   Siamo in un piccolo centro francese, negli anni 40 delsecolo scorso, al termine...
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Miti napoletani di oggi.67 SAN GREGORIO ARMENO   di Sergio Zazzera G. e M. Ferrigno, Procidana (coll. priv.) Il Natale è vicino e in ogni casa...
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Andiamo a Teatro a cura di Marisa Pumpo Pica   “Cantare alle ossa” è l’ultimo appuntamento che, venerdì 24 maggio, alle ore 21, al Teatro Diana di...
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A Cetara lo spettacolo “A Christmas Carol”   di Claudia Bonasi   A Cetara un cartellone di Natale all’insegna della tradizione, destinato a tutte le...
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ANTICHI SAPORI   di Luigi Rezzuti   Con l’avvicinarsi della stagione invernale mi sono tornati alla mente gli antichi sapori di una volta, tra cui...
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COMPRO ORO - IL MORSO DELLA CRISI ECONOMICA

 

di Peppe Iannicelli

 

Si moltiplicano i negozi di compravendita dell’oro. Spuntano come funghi tanto nelle piazze principali quanto nelle strade di periferia. E non è un buon segno, con tutto il rispetto per questo tipo di attività commerciale. Anche a Napoli  ed in numerosi centri della provincia, tali esercizi sono in crescita esponenziale mentre chiudono le saracinesche di altre attività. E’ un pessimo segno perché significa che la crisi economica morde sempre di più le famiglie, costringendole a privarsi dei gioielli per poter sovvenire alle esigenze quotidiane: la retta universitaria dei figli, il mutuo di casa, la riparazione di una caldaia o di un’autovettura. La pubblicità è accattivante. I commercianti promettono riservatezza e discrezione e s’impegnano a fondere il prezioso metallo con il quale sono fatti anelli, braccialetti ed orecchini. Certo non bisogna legarsi troppo ai beni della Terra ma è molto triste che il bisogno impellente costringa le famiglie a vendere dei gioielli che spesso non hanno un grande valore economico ma una straordinaria importanza sentimentale ed affettiva. Si vendono i “laccettini”, ricevuti in dono per il battesimo, i gemelli, regalati dagli zii il giorno della laurea, l’anello, che ha suggellato il primo anniversario di matrimonio. Di solito questi gioielli non sono indossati e – suggeriscono i rivenditori – piuttosto che chiuderli in un cassetto meglio farli fruttare in qualche modo. E tuttavia questi gioielli rappresentano un pezzo della nostra storia e provo molta tristezza nel vedere la massaia che srotola il fazzoletto per consegnare le sue gioie alla bilancia. L’ago si muove di pochi millimetri e poche decine di euro finiranno nella borsa della spesa. Questi soldi voleranno via in un attimo e con quelle poche banconote voleranno via  anche tanti ricordi meravigliosi. Quasi come se nella fornace, oltre a fondere oro ed argento, venissero bruciate le nostre radici e la nostra storia.

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