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La Fundación Escuela Museo Abierto Para El Mundo a “Il ramo d’oro”   Per i 25 anni della propria attività la Fundación Escuela Museo Abierto Para El...
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Il rovescio della medaglia Lello Lupoli ( 5.10.1918 / 20.5.1995 )     di Romano Rizzo     La figura artistica di Lello Lupoli è nota a tutti gli...
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CONCERTO DI NATALE - FONDAZIONE CASTEL CAPUANO     (Dicembre 2019)
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(Novembre 2017)
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Miti napoletani di oggi.74 IL “CAFFE' SOSPESO”   di Sergio Zazzera   Che Napoli sia diventata, già da almeno un secolo e mezzo, la “patria” del...
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PRIMIZIE DI CALCIO MERCATO   di Luigi Rezzuti   Non è ancora terminato il campionato di calcio di Serie A, nè tanto meno siamo vicini alle date...
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LA  FIGLIA  FEMMINA, di Anna Giurickovic Dato   di Luigi Alviggi   Il libro si apre nella città di Rabat ove il padre Giorgio, diplomatico italiano,...
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L’OSTERIA DEL CONTADINO   di Luigi Rezzuti   L’osteria del contadino era una semplice casupola in mezzo ai campi. Chi non la conosceva, poteva...
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I HAVE A DREAM   di Sergio Zazzera   “I have a dream”. Sì, senza volermi paragonare a Martin Luther King, e soprattutto senza volergli mancare di...
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Appuntamenti internazionali alla libreria Iocisto   di Annamaria Riccio   Un’estate di appuntamenti internazionali che vede un’intensa attività nel...
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COMPRO ORO - IL MORSO DELLA CRISI ECONOMICA

 

di Peppe Iannicelli

 

Si moltiplicano i negozi di compravendita dell’oro. Spuntano come funghi tanto nelle piazze principali quanto nelle strade di periferia. E non è un buon segno, con tutto il rispetto per questo tipo di attività commerciale. Anche a Napoli  ed in numerosi centri della provincia, tali esercizi sono in crescita esponenziale mentre chiudono le saracinesche di altre attività. E’ un pessimo segno perché significa che la crisi economica morde sempre di più le famiglie, costringendole a privarsi dei gioielli per poter sovvenire alle esigenze quotidiane: la retta universitaria dei figli, il mutuo di casa, la riparazione di una caldaia o di un’autovettura. La pubblicità è accattivante. I commercianti promettono riservatezza e discrezione e s’impegnano a fondere il prezioso metallo con il quale sono fatti anelli, braccialetti ed orecchini. Certo non bisogna legarsi troppo ai beni della Terra ma è molto triste che il bisogno impellente costringa le famiglie a vendere dei gioielli che spesso non hanno un grande valore economico ma una straordinaria importanza sentimentale ed affettiva. Si vendono i “laccettini”, ricevuti in dono per il battesimo, i gemelli, regalati dagli zii il giorno della laurea, l’anello, che ha suggellato il primo anniversario di matrimonio. Di solito questi gioielli non sono indossati e – suggeriscono i rivenditori – piuttosto che chiuderli in un cassetto meglio farli fruttare in qualche modo. E tuttavia questi gioielli rappresentano un pezzo della nostra storia e provo molta tristezza nel vedere la massaia che srotola il fazzoletto per consegnare le sue gioie alla bilancia. L’ago si muove di pochi millimetri e poche decine di euro finiranno nella borsa della spesa. Questi soldi voleranno via in un attimo e con quelle poche banconote voleranno via  anche tanti ricordi meravigliosi. Quasi come se nella fornace, oltre a fondere oro ed argento, venissero bruciate le nostre radici e la nostra storia.

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