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La  Famiglia

 

di Mariacarla Rubinacci

 

 L’argomento del giorno: la famiglia. Intorno al tema ruotano affannosamente i diritti, i doveri, gli stereotipi, le attese, i dibattiti, gli articoli sulla carta stampata, le espressioni di opinionisti, ospiti in televisione ed infine i veti e i voti parlamentari.

Un caos di parole, un impegno di confronti da cui si tenta di far scaturire il concetto di “famiglia perfetta”. Già, perfetta!

Ma cosa significa “perfetta”, cosa lo denota specificamente, quale contenuto  si vuol evidenziare attraverso questo aggettivo?

Proviamo anche noi a dibattere…

Oggi, nel terzo millennio, sono finalmente balzati all’interesse delle  cronache il concetto e l’esistenza dell’assortimento della coppia su cui si basa  la famiglia.

Lei/lui, lei/lei, lui/lui. Unioni civili in ogni senso.

Sono queste le variabili che di per sé non determinano niente. Due persone si accoppiano, stanno insieme, si amano, si sostengono, si stimano e si rispettano.

E allora dove sta la perfezione? Dove prende corpo il concetto che qualifica perfetta una famiglia. Stare insieme, secondo i canoni dell’amore, del sostegno, del rispetto, già delinea una famiglia.

Ma forse la famiglia perfetta non esiste, è un paravento che serve unicamente a nascondere sotto la sabbia i tradimenti, la scarsa cura dei figli, l’egoismo, che porta alle separazioni, la recita di essere perfetti quando negli armadi sono nascosti tanti scheletri.

Allora forse esiste la coppia perfetta, quella che si affanna di essere serena, magari felice, che si nutre d’amore e dove i componenti si interscambiano le proprie attenzioni ed infine si vedono proiettati a rispecchiarsi nei figli.

Ecco il punto dolente di tutta la ricerca della perfezione: avere figli.

Un papà e una mamma, due mamme, due papà, la ricerca angosciante perchè accompagnata a volte dal giro dei medici per problemi di sterilità, la fecondazione surrogata dalla donazione di un seme estraneo (quasi un adulterio, mascherato di legalità), la commissione ad una donna che affitta il proprio grembo per procreare un figlio come se fosse un lavoro, senza giudicarla, perché è alla pari di una semplice provetta di laboratorio. Tutto per sentirsi “famiglia”.

Perfetta? mai.   Felice? Forse.  Riconosciuta? Oggi sì, malgrado le diverse tipologie.

Concludendo, famiglia vuol dire prima di tutto stare insieme. Avere figli è poi un coronamento ad aspettative affettive, ma mai un diritto. Al contrario è un dovere, qualora si cercassero,  amarli e crescerli nel giusto, rispettando i loro diritti,

Sì, i loro diritti di essere riconosciuti come persone, venute al mondo solo e unicamente per opera degli adulti.

(Marzo 2016)

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