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L'ARTICOLO 21 DELLA COSTITUZIONE     (Marzo 2019)
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L’intramontabile fascino della dieta mediterranea   di Laura Coluccio *   Maggio e giugno, antichi nemici della tavola e grandi amici di diete e...
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STORIE DI CERAMICA     (Giugno 2018)
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Miti napoletani di oggi.42 IL "RISANAMENTO" DI NAPOLI   di Sergio Zazzera   Si è soliti dire che non tutti i mali vengono per nuocere, benché...
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La morte di G.B. Vico fra corsi e ricorsi   di Antonio La Gala   Giambattista Vico, oltre alle lezioni di storia alta, con le sue opere, ci ha...
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TOTONNO ’E  QUAGLIARELLE   di Luigi Rezzuti   Totonno ’e quagliarelle era un personaggio di altri tempi, un uomo tutto di un pezzo, un napoletano...
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Andiamo a Teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   In uno dei nostri precedenti trafiletti, ci eravamo ripromessi, parlando delle iniziative di...
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ESTATE  2017   di Luigi Rezzuti     L’Italia bruciava: un esercito di piromani ha incendiato varie località arrecando danni ingenti. I fiumi erano...
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I “Colloqui di Salerno” 2016   di Claudia Bonasi   Si terrà martedì 18 ottobre, alle ore 11, nella Sala Giunta del Comune di Salerno, la conferenza...
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Il gatto armonico, libri e idee per crescere   I laboratori di aprile con la scrittrice Maria Strianese (dillo a un amico). Il prato delle favole -...
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Miti napoletani di oggi.44

Labirinto napoletano

 

di Sergio Zazzera

 

Il mito classico del labirinto è noto a tutti: l’assatanata Pasifae si lascia ingravidare da Giove, facendosi rinchiudere in una vacca di legno – parente prossima del cavallo di Troia –, e partorisce il mostruoso Minotauro, che viene presto rinchiuso nel labirinto, dal quale è impossibile evadere. Sarà l’eroe Teseo ad addentrarvisi, per ucciderlo, non prima d’essersi assicurato la possibilità di ritorno indietro, mediante il filo, che la sorella Arianna gli ha dato e che egli srotola lungo tutto il percorso.

Non v’è dubbio che ogni realtà spaziotemporale abbia il proprio labirinto, ma credo che quello che Eugenio Scalfari ritiene di poter individuare per l’Italia mal si attagli al “caso Napoli”, il che val quanto avere innestato un mito contemporaneo sul mito classico. Scrive, infatti, Scalfari (Quel labirinto che chiamiamo vita, in l’Espresso, 7 aprile 2016, p. 73): «Il potere, nel mito di Teseo, è il labirinto più rappresentativo; forse se il desiderio del potere fosse cancellato dall’animo nostro, saremmo uomini senza più contraddizioni e non più rinserrati nel labirinto».

Ebbene, non ho esperienza diretta del resto d’Italia, ma ritengo, innanzitutto, che il mito del labirinto, a Napoli, sia Napoli stessa, che non riesce a liberarsi (= uscire) di tutte le negatività che vi si sono stratificate nel tempo (e che, peraltro, continuano a stratificarvisi, in maniera inesorabile). Ciò premesso, mi sembra che si debba proprio escludere che nella città tale mito possa identificarsi con il desiderio del potere: l’homo neapolitanus, infatti (e salvo le inevitabili eccezioni), non aspira affatto al potere e, tuttavia, non riesce a liberarsi dalle negatività che lo circondano. Anzi, a ben guardare, è proprio il potere – quello altrui, beninteso – a opprimerlo, in maniera quasi kafkiana.

(Maggio 2016)

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