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PER_FORMARE UNA COLLEZIONE   Venerdì 22 giugno alle ore 19.00 il Museo Madre inaugurerà il nuovo capitolo del progetto in progress  “Per_formare  una...
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Annella, un’anomalia del Seicento.   di Antonio La Gala   Un tratto dell’antica “via per colles”, che in epoca romana congiungeva l’area flegrea con...
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4 e 7 Luglio due appuntamenti da non perdere da IOCISTO, la libreria di tutti, con Silvio Perrella e Marco Cuomo.   Due appuntamenti da non perdere da...
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L’esilio della bellezza   di Gabriella Pagnotta   Qual è il valore del limite oggi? I limiti sono qualcosa da temere, da mantenere, da costruire o da...
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SEGNALIBRO

a cura di Marisa Pumpo Pica

 

Monos

di Antonio Di Nola - Oèdipus Edizioni

 

Spesso siamo portati a pensare che la poesia e la scienza debbano percorrere strade, destinate a non incontrarsi mai. Un pregiudizio come tanti, superato brillantemente dal libro di Antonio Di Nola Qualche volta le due strade, quanto meno, s’incrociano. È il caso di  “Monos” (poesie), postfazione di Antonietta Gnerre, edizioni Oèdipus, presentato nei giorni scorsi presso la Nuova libreria internazionale, (piazza Malta – Salerno). Relatori i professori Rino Mele e Sebastiano Martelli.

Libro di esordio in poesia,  questo di Di Nola e la cosa può sorprendere soprattutto se si pensa al contesto professionale da cui l’autore proviene. Egli è, infatti, ordinario di Logica Matematica e direttore del Dipartimento di Matematica dell’Università degli Studi di Salerno. Studioso di rilevanza internazionale, si occupa di semantica algebrica della logica della vaghezza. Suoi scritti compaiono, tra l’altro, sulla rivista delle edizioni tedesche Springer verlag.

Ma veniamo al libro. “Monos”, in greco uno solo, un titolo significativo che, senza dubbio, nelle intenzioni dell’autore  vuole sottolineare la singolarità di ogni essere vivente dell’ universo, mentre il ricorso alla forma poetica intende rappresentare un tentativo di esprimere aspetti dello spirito, che non si possono raggiungere con la scienza o con la matematica.

Centrale è la tematica del tempo. Ciascun istante di vita va valorizzato, saremmo tentati di dire “isolato”, per essere vissuto come  monos, appunto, uno solo, qui ed ora, nel flusso  incessante ed ininterrotto  di sensazioni, immagini ed interessi culturali. La poesia di Di Nola, come appare a lettura ultimata, è una poesia di ricerca, nella quale ogni parola è posta sul banco si prova dell’esprimibile, per esplorare, fino al limite, le possibilità della lingua di farci cogliere ciò che è escluso dal linguaggio matematico e scientifico, che è linguaggio compiuto ma “esclusivo”, ovvero esclude, in quanto parla solo delle cose di cui può parlare, e su tutto ciè che resta ed è oltre, non può che tacere. Per questo tipo di ricerca e di riflessioni occorreva la lingua della poesia che, oscillando tra Scilla e Cariddi, si libera dalle maglie della ragione e dagli incagli del senso comune, per proiettarsi in tutte le direzioni, non solo del dire possibile, ma anche di quanto è soltanto concepibile, e perfino dell’ineffabile. Termine ultimo di questo lavoro di ricerca e di riflessione, dunque, il significato, l’essenza stessa dell’esistere, nel tempo e con il tempo. Uno scavo nella propria identità, attraverso i vari livelli dell’io. Le verità e le conclusioni, cui perviene l’autore, non sono e non potrebbero essere consolatorie, ma rappresentano il desiderio, intenso e tragico, di comprendere l’uomo e l’esistere, esigenza profonda che si trasforma in lucida, amara consapevolezza dei percorsi dolorosi e difficili della vita.

Una poesia di pensiero e di riflessione filosofica, si diceva, con improvvisi flash, dettati dal vissuto quotidiano. Sono annotazioni veloci, riflesso indubbio di quella sintesi asciutta, che caratterizza il linguaggio dell’uomo di scienza e del matematico. Sono note stringate quasi lapidarie  e tuttavia arricchite da quella spiritualità, al confine tra sogno e realtà, propria dell’immaginario poetico. Esse trattano diversi temi. Primo fra tutti, il tempo: “ Il tempo è legno / troppo tenero / per intagliare / le nostre ambizioni”; quindiil razzismo:” “non si direbbe ma sono caucasico. Il beduino è mio fratello,la capra, sorella di entrambi”; e poi la morte “Ha fatto ciò che ordina la vita. Diligentemente, ha vissutoinutilmente”; infine l’amore “Sei apparsa in lacrime nel buio della sera. Ora vedo solo le tue spalle di mandorla bruna”. Non manca il paradosso: “vedo solo chi non c’è, atterrito dal paradosso fingo di non vedermi.”

Questi accenni vogliono essere soltanto un piccolo esempio delle sue annotazioni in versi ed un imput alla lettura e alla riflessione sui temi più incalzanti. Curiosità ed interesse ci spingeranno ad andare avanti, per far nostre altre pagine del libro. La poesia, infatti,  è l’ oltre, è profondità, sentimento, abbandono alle parole, che costruiscono un percorso del cuore.

Un libro da leggere, dunque, ma anche da approfondire, allo scopo di trovare la chiave di lettura in noi stessi, E, in noi stessi, la cifra dell’esistenza.

(Maggio 2016)

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