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Un uomo pigro   di Luigi Rezzuti   Sono stanco, tanto stanco, sono stanco di essere stanco, non amo passeggiare, non amo fare shopping, mi annoio...
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INCONTRI AL TRAMONTO   (Giugno 2017)
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LA NOTTE DEI MUSEI     (Maggio 2019)
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Per grazia non ricevuta   di Antonio La Gala   Non desta meraviglia (non perché non la dovrebbe destare, ma solo perché vi ci siamo abituati) la...
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Miti napoletani di oggi.52 IL “CUOPPO”   di Sergio Zazzera   In senso proprio, a Napoli il cuóppo è il cartoccio a forma di cono capovolto; in...
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Pensieri ad alta voce di Marisa Pumpo Pica   Il successo dello scrittore   Il nuovo anno si apre sempre ricco di speranze, ma spesso anche sul filo...
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Miti napoletani di oggi.47 LE PISTE CICLABILI   di Sergio Zazzera   Se dovessi azzardarmi ad affermare che il balcone di casa mia è un palcoscenico...
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La Germania necessitata   di Marisa Pumpo   Sinossi del libro La Germania necessaria Nel 2012 la Germania non si presentava più solo quale attore...
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Campionato di calcio di serie A, Stagione 2017/2018   di Luigi Rezzuti   Quasi tutti sanno degli stipendi percepiti dai calciatori, ma in pochi sanno...
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L’intramontabile fascino della dieta mediterranea   di Laura Coluccio *   Maggio e giugno, antichi nemici della tavola e grandi amici di diete e...
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 SPIGOLATURE

 

di Luciano Scateni

 

I “no” degli omofobi

 

Il becero ribellismo della Lega Nord carica Salvini di odio sociale e non ci vuole il parere di un politologo per capire su quale presupposto nasca e si espanda l’“imperativo categorico”, di mussoliniana memoria, di strizzare l’occhio destro  alla parte più retrograda, bigotta e fascistoide degli Italiani. Per fortuna le sue “sparate” sono compensate dall’Italia progressista, antifascista  e socialmente evoluta.

Unioni civili: il Paese volta pagina e prende atto della realtà che, venuta allo scoperto per il coraggio di uomini e donne omosessuali, ha messo la società di fronte all’ipocrisia di conoscere il fenomeno ma di seppellirlo di emarginazione. Salvini non perde l’occasione e, in pieno raptus disfattista, commette l’ennesima idiozia politica, supponendo che gli valga consenso e voti dei cattolici fondamentalisti, della Chiesa che ancora una volta si ingerisce nelle questioni politiche di chi l’ospita, di omofobi e fascisti di Forza Nuova, Casa Pound.  Il rozzo leghista azzarda un proclama a beneficio di eventuali sindaci della Padania e, con tono perentorio, impone loro di non celebrare matrimoni di coppie gay. Nel delirio del contrasto a qualunque atto di governo, a prescindere dal che e  dal come, Salvini finge di non sapere che  i sindaci, di sinistra, centro o destra, sono obbligati a rispettare ogni legge dello Stato e la balla di dichiararsi obiettori di coscienza può suggestionare solo la quota ignorante del suo elettorato. Gli ha fatto immediatamente eco tale Bitonci, sindaco di Padova: “Non celebrerò i matrimoni gay”. Prima di lui lo ha dichiarato un altro genio della politica, il signor Alfio Marchini, che corre per il governo di Roma per scelta di Forza Italia, La Destra e Ncd.  Parentesi: come si conciliano l’alleanza di governo con il Pd del Nuovo Centro Democratico e il consorzio per le amministrative di Alfano con  la destra? Il Fatto Quotidiano, a margine degli articoli, pubblica i commenti dei lettori ed ecco di seguito alcune opinioni: “Salvini e i sindaci che la pensano come lui, possono trasferirsi in Arabia o in Nigeria o in Congo ( anzi lì no, perché ci sono i diamanti e poi finisce che si cacciano in qualche guaio serio. Da quelle parti non scherzano...)”. Lì, leggi come quelle della Cirinnà sarebbero impossibili. Caricasse tutti su una zattera e se ne andassero tutti da quelle parti”. “Ma Salvini, paladino della sacralità del matrimoni tradizionale, non è divorziato?” “Se i sindaci della lega disobbediscono alle leggi italiane devono disobbedire anche allo stipendio”. “Qualcuno spieghi a Salvini e cavernicoli simili, che il medioevo è passato da tempo...E comunque fa specie vedere un divorziato e concubino come il felpato padano, ergersi a difensore della fantomatica famiglia tradizionale e fa specie pure sentire un leader di partito e parlamentare europeo, invitare dei sindaci a non rispettare una legge…”

 

Neapolitan creativity

 

Ma i Napoletani sono davvero affetti da esplosività creativa, velocità di mente, aneliti da primato multidisciplinare, perché pervasi di stimoli  che il magma ribollente della loro terra trasmette generosamente alla superficie? Indagando le cronache di fine Ottocento e primi del secolo successivo, si metterebbe un sì tondo tondo, nella casella delle risposte. Con ampio passo del gambero, la memoria consegna una lunga lista di record, a partire dalla metà del Cinquecento, allorché fu costruito l’ospedale degli Incurabili, primo esempio al mondo di struttura sanitaria moderna.  L’elenco dei primati, lungo un centinaio di titoli, esalta l’intraprendenza culturale, scientifica, artistica  della Napoli del tempo che fu e include tutto lo scibile umano. L’eredità di quell’epoca, nei secoli successivi al fertile Ottocento, è stata colpevolmente raccolta solo per sporadici, episodici eventi, specialmente nella seconda metà del Novecento, quasi che la quiete temporanea del sottosuolo abbia messo in stand by i suoi influssi energizzanti. Con eccezioni, s’intende. Una, dell’ultima ora, ha nome e cognome. Emanuela Rusciano, scuola media Marco Polo di Calvizzano, hinterland di Napoli, terza, dunque bronzo, nella prestigiosa competizione mondiale di matematica “American math”, che ha visto la partecipazione di piccoli geni di tutto il pianeta. La giovanissima campionessa affianca, in buona compagnia, la folta schiera di eccelsi Napoletani d’epoca e del nostro tempo che, solo per citare un campo della creatività, enumera il pool di registi geograficamente più numeroso nel panorama italiano.   Nomi? Francesco Rosi, Paolo Sorrentino, Gabriele Salvatores, Massimo Troisi, Mario Martone, Pappi Corsicato, Antonietta De Lillo, Antonio Capuano, Pasquale Squitieri, Vincenzo Salemme, Alessandro Siani. 

 (Giugno 2016)

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