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OEDIPUS     Fisciano, mercoledì 8, ore 15,00, Università degli studi di Salerno, Incontri tra letteratura e matematica presso il Dipartimento di...
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Juan José Arreola, BESTIARIO

 

di Luigi Alviggi

 

 

Un prologo violento, mezza paginetta, pare voler mandare a gambe all’aria l’intero genere umano e scopre i fini dello scrittore: le bestie vogliono essere, attraverso corrispondenze comuni, simbolo di un’umanità sui generis. Ed ecco la visione arreolana della compagna di vita:

E ama la prossima che all’improvviso si trasforma al tuo fianco, e con un pigiama da vacca comincia a ruminare senza fine il pastoso bolo alimentare del tran tran domestico.

Juan José Arreola (1918 – 2001), uomo dai cento mestieri, è un importante scrittore messicano, di caustico stile. Quest’opera, del 1963, narra su 23 razze, ciascuna racchiusa in bozzetti di una, due pagine, suggerenti i nostri molti difetti. Il testo era a corredo dei disegni dell’incisore Héctor Xavier (1921 – 1994) nel libro “Punta d’argento”. Scorriamone qualcuno.

L’impeto d’assalto del rinoceronte viene paragonato all’ostinazione del filosofo positivista, che non va per il sottile contro ciò cui dialetticamente si schianta.

Il bisonte, nonostante la potenza, ha dovuto piegarsi al giogo dell’uomo e la vittoria apparve di tal portata da colpire i preistorici che ne lasciarono immagini nelle rozze incisioni cavernicole.

Lo struzzo, “gigantesco pulcino in fasce”, nella nudità impudica rispecchia l’abitudine muliebre di mostrare doni, nonostante le sottrazioni degli anni, che andrebbero piuttosto coperti. Che fare? imitarli sino in fondo!

Con disinvoltura senza pari sfoggiano la loro superficialità ed inghiottono tutto quello che gli si presenta alla vista, e affidano il consumo all’azzardo di una buona coscienza digestiva.

Personificazione dell’amicizia è l’orso: l’animale non è mansueto ma vederlo giocare con i cuccioli ispira un moto d’istintiva simpatia, e

nessuna donna si negherebbe a dare alla luce un orsetto. In ogni caso, le ragazze ne hanno sempre uno sul letto, di peluche, come un felice auspicio di maternità.

José Emilio Pacheco (1939 – 2014), altro poeta e scrittore messicano, nella postfazione ci informa che questo testo non fu scritto da Arreola, in preda al blocco dello scrittore, ma dettato a lui nel 1958 in una sola settimana. Altri passi della vicenda al lettore curioso. Edmund Wilson (1895 – 1972), critico letterario USA, disse:

non si deve avere pietà dello scrittore che non scrive

per i non lettori, è questa la frase migliore che possa essere pronunziata da labbra umane... a questi disfattisti, si potrebbe ribattere con le parole dello stesso Pacheco:

Quando arriverò all’inferno e i demoni mi chiederanno: “E lei, cosa faceva nella vita?”, potrò rispondere con orgoglio: “L’amanuense di Arreola”.

Juan José Arreola: Bestiario -  SUR, 2015 – pp. 64 - € 7,00

traduzione:Stefano Tedeschi; postfazione: José Emilio Pacheco

(Giugno 2016)

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