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ICEBERG (Ottobre 2016)
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Andiamo a Teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   In uno dei nostri precedenti trafiletti, ci eravamo ripromessi, parlando delle iniziative di...
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Andiamo a Teatro   a cura di Marisa Pumpo Pica   Esilio II Stagione Mutaverso Teatro   Venerdì, 17 marzo, all’Auditorium del Centro Sociale di...
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Eleganza   di Mariacarla Rubinacci   Finalmente ha fatto il suo trionfale ingresso la stagione calda/tiepida, dato che alcuni momenti di pioggia...
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PASQUA 2017   di Luigi Rezzuti   La Santa Pasqua, che celebra la resurrezione di Gesù, nel terzo giorno dopo la crocifissione, è considerata la più...
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SERGIO ZAZZERA, Broccolincollina. Fatti, figure e luoghi della collina vomerese (Napoli, Cuzzolin, 2016), pp. 200, €. 13,00.   recensione di Mimmo...
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MONDIALI DI CALCIO 2018   di Luigi Rezzuti   Dal 14 giugno al 15 luglio, trentadue giorni di sfida tra 32 squadre nazionali di ogni continente,...
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QUATTRO GIORNI ALL’ELBA   di Luigi Rezzuti   Non è la trama di un film di guerra, se il lettore legge male sostituendo Elba con Alba. È semplicemente...
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Georges Bataille. Vita, personalità e formazione culturale   di Gabriella Pagnotta   Georges Bataille nasce a Billom nel Puy–de–Dôme il 10 settembre...
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PREMIO NAZIONALE DI POESIA "SALVATORE CERINO"     (Dicembre 2018)
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Miti napoletani di oggi.45

LA “NASCITA” DELLA CAMORRA

 

di Sergio Zazzera

 

I Romani erano specialisti abilissimi nel confezionamento di “miti di fondazione”: per conferire, infatti, autorità a tradizioni – ma anche a norme giuridiche –, non esitavano a inventarsi storielle, che narravano un preteso primo episodio di quella tradizione o di quella norma. Penso, innanzitutto, all’esempio più noto, quello, cioè, di Romolo e Remo; penso, però, anche a Ispala Fecennia, la meretrice di condizione libertina che, secondo il racconto di Tito Livio, avrebbe “inaugurato” il divorzio, servendosene per prima, nei confronti del coniuge Publio Ebuzio, ma che, in realtà, risulta non essere mai esistita.

Ebbene, anche oggi può accadere d’imbattersi in “miti di fondazione”, proprio com’è accaduto a me, nell’affrontare la lettura di Napoli 1343, saggio di Amedeo Feniello (Milano 2015), nel quale la corretta esposizione delle fonti – attestanti l’episodio, avvenuto nel novembre del 1343, del saccheggio di una nave da carico ligure da parte di una squadraccia di napoletani, sotto la guida di un manipolo di nobili – è seguita da un’interpretazione, tendente a forzare quell’avvenimento nello schema del gesto camorristico, per individuare in esso il momento della nascita dell’odierna criminalità organizzata.

La “storia per tesi”, dunque, che aveva connotato finora ambienti ultrapoliticizzati (sia di destra, che di sinistra), sembra avere contagiato anche studiosi che, almeno a quanto se ne sa, sarebbero, per tal verso, assolutamente indipendenti, al punto che la storia (cioè il “linguaggio vero”) finisce per cedere il posto al mito (cioè al “linguaggio falso”).

(Giugno 2016)

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