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E  POI ... Rio, inferno e paradiso di Raffaele Calafiore   di Luigi Alviggi   Copacabana, Ipanema, sono nomi che rievocano immagini prestigiose di...
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Miti napoletani di oggi.60 ELENA FERRANTE   di Sergio Zazzera   Ora dico una banalità. La storia e il mito sono entrambi prodotti dell’uomo: la...
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I Paesaggi Culturali della Basilicata   Martedì 28 novembre 2017 ore 17.00, all’ASSOCIAZIONE LUCANA GIUSTINO FORTUNATO (PRESSO SUG - VIA CAPPELLA...
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Miti napoletani di oggi.45

LA “NASCITA” DELLA CAMORRA

 

di Sergio Zazzera

 

I Romani erano specialisti abilissimi nel confezionamento di “miti di fondazione”: per conferire, infatti, autorità a tradizioni – ma anche a norme giuridiche –, non esitavano a inventarsi storielle, che narravano un preteso primo episodio di quella tradizione o di quella norma. Penso, innanzitutto, all’esempio più noto, quello, cioè, di Romolo e Remo; penso, però, anche a Ispala Fecennia, la meretrice di condizione libertina che, secondo il racconto di Tito Livio, avrebbe “inaugurato” il divorzio, servendosene per prima, nei confronti del coniuge Publio Ebuzio, ma che, in realtà, risulta non essere mai esistita.

Ebbene, anche oggi può accadere d’imbattersi in “miti di fondazione”, proprio com’è accaduto a me, nell’affrontare la lettura di Napoli 1343, saggio di Amedeo Feniello (Milano 2015), nel quale la corretta esposizione delle fonti – attestanti l’episodio, avvenuto nel novembre del 1343, del saccheggio di una nave da carico ligure da parte di una squadraccia di napoletani, sotto la guida di un manipolo di nobili – è seguita da un’interpretazione, tendente a forzare quell’avvenimento nello schema del gesto camorristico, per individuare in esso il momento della nascita dell’odierna criminalità organizzata.

La “storia per tesi”, dunque, che aveva connotato finora ambienti ultrapoliticizzati (sia di destra, che di sinistra), sembra avere contagiato anche studiosi che, almeno a quanto se ne sa, sarebbero, per tal verso, assolutamente indipendenti, al punto che la storia (cioè il “linguaggio vero”) finisce per cedere il posto al mito (cioè al “linguaggio falso”).

(Giugno 2016)

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