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SPIGOLATURE   di Luciano Scateni    Stupri? Colpa delle donne, dice Chrissie Un’ipotesi possibile nasce dalla biografia di tale Chrissie Hynde,...
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ALL’ARENA “SIECI” DI SCAURI: “ I CASI SONO DUE”   di Luigi Rezzuti   L’associazione Teatrale Cangiani, dopo gli strepitosi successi di pubblico e...
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UNA ESTATE IN FAMIGLIA

 

di Peppe Iannicelli

 

Quando le estati fanciulle finiscono è sempre troppo presto. E raramente abbiamo saputo apprezzarle perché, incoscienti come eravamo, non ci siamo resi conto di quanto prezioso fosse quel tempo spensierato e svincolato. Eravamo spensierati perché fino al termine del Liceo la massima preoccupazione era l’interrogazione in Filosofia e/o la versione di Greco; eravamo svincolati perché, appunto, finita la scuola avevamo un oceano di tempo a disposizione senza nessuna occupazione cogente, salvo qualche compito per le vacanze o qualche libro da leggere (cosa peraltro graditissima a me, che già illo tempore ero un divoratore di pagine). Delle mie estati fanciulle ricordo mamma che ci portava al mare eseguendo un severo protocollo sequenziale: primo bagno, merenda, passeggiata sulla riva, secondo bagno, stesi al sole, rientro a casa. Nel pomeriggio era perentoria la pennichella anche se non ti veniva sonno e sbirciavi la luce che filtrava dalle persiane in attesa dello scoccar delle 16.00. Era il semaforo verde per le partite in cortile ed all’oratorio, le scorribande in bici, le battaglie con gli spruzzi d’acqua o le micidiali cerbottane. Io ed i miei amici eravamo talmente stremati che a stento riuscivamo a cenare dopo il tramonto, prima di crollare, esausti, a letto. E l’indomani si ricominciava. Papà c’era poco. Lavorava come cameriere ed i giorni dell’estate erano per lui quelli di maggior lavoro. Restava giusto qualche ora, nelle rare giornate di riposo, per una gita al mare o in pineta. Erano estati all’aria aperta, dove il televisore restava praticamente spento ed inoperoso.

Lo scenario è decisamente cambiato. Oggi, anche d’estate, si resta sempre di più in casa e davanti allo schermo tanto televisivo che informatico. Fuori fa caldo, ci sono mille pericoli. Meglio restarsene nella propria tana elettronica con il confort dell’aria condizionata. Si lavora full-time, si vive insieme molto meno che part-time. Siamo sempre più pieni di cose, ma sempre più vuoti d’umanità e relazioni, pur avendo protesi comunicative come mai durante la storia umana. Possiamo parlare con l’altro capo del pianeta, ma volgiamo le spalle – digitando sulla tastiera – ai nostri figli ed al nostro coniuge. Siamo ancora in tempo, però, ad invertire la rotta riscoprendo l’essenza profonda delle nostre estati fanciulle, svincolate e spensierate. Certo gli stressi quotidiani non mancano in tempi di tanto grave crisi economica e sociale, ma “a ciascun giorno basti il suo affanno”. E’ il tempo giusto per spegnere il computer e la televisione riprendendo la bicicletta. Da quanto tempo non facciamo un giro con i nostri figli? E’ il tempo giusto per abbandonare l’aria condizionata e sentirsi addosso la brezza marina o gli aghi di una pineta. Da quanto tempo non vi portiamo i nostri figli? E’ il tempo giusto per contemplare un tramonto, veder volare gli uccelli, andare a visitare un  museo, fare due chiacchiere  con un parente noioso, sedersi a mangiare un gelato. Travolti dagli impegni non riusciamo neanche più a mangiare insieme. Non bisogna avere sontuosi conti in banca o andare dall’altro capo del pianeta per vivere una bella estate familiare. Lo spettacolo della natura e del genio umano abita a pochi metri da casa nostra. Queste sono vere vacanze, nelle quali ritrovare, insieme ai propri familiari, intimità e piacere di stare insieme, e non vacue ed avvilenti ostentazioni di potere cafone e caduca ricchezza.

(Giugno 2016)

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