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L’ESAME DI TERZA MEDIA

 

di Luigi Rezzuti

 

Se per qualcuno di voi l’esame di terza media è stato facile per Francesco, uno scolaro perennemente svogliato, fu come un esame universitario.

Primo giorno: Italiano. L’esame di Italiano non era tanto difficile, si doveva scegliere un argomento fra i tre disponibili: Descrivi questi tre anni di scuola, Parla di un argomento a tua scelta sulla materia che preferisci, Parla di un  problema che ancora oggi imperversa nella nostra società.

 Francesco passò ben dieci minuti a pensare quale dei tre temi scegliere. Di solito, ogni volta che c’era un tema in classe cercava di scegliere l’argomento più facile. Alla fine decise di buttarsi sul compito numero tre e parlò del razzismo in generale.

Sul foglio di brutta cominciò a buttare giù le prime idee, quando arrivò in classe il presidente esterno, che doveva firmare i fogli di tutti. Era brutto e non sapeva neanche firmare, faceva uno scarabocchio sul logo del foglio.

In quel compito Francesco scrisse una frase che gli sembrò di effetto : “molte persone tendono a discriminare alcuni individui che hanno il colorito della pelle diverso dal proprio, ma io non riesco a capire il motivo di queste discriminazioni, le persone sono tutte uguali, cambia solo il colore della pelle”

Francesco pensò che questa frase sarebbe sicuramente piaciuta ed apprezzata dagli insegnanti che dovevano giudicarlo.

Dopo tre ore estenuanti finì il compito, uscì da quell’aula con un peso in meno sullo stomaco, ma aveva ancora paura perché gli esami non erano  finiti.

Secondo giorno: Francese. Francesco aveva sempre odiato questa materia perché non riusciva ad impararla per il semplice motivo che l’insegnante non spiegava mai le lezioni.

Si trovarono tutti al terzo piano, Francesco stava ancora salendo le scale con il cuore in gola, sia per le scale che per la paura del compito.

La professoressa disse che gli esaminatori dovevano fare il sorteggio per  la prova da assegnare.

Era previsto un tema o un testo con 10 domande a cui rispondere. Egli pregò Dio perchè capitasse il testo con le dieci domande.

Dopo cinque minuti arrivò la professoressa. Le sue preghiere erano state esaudite: era capitato il testo con le domande.

Francesco non ricordò più, col passar del tempo,  quale testo fosse, ma una cosa che non potè mai dimenticare fu il grande aiuto della prof., la quale, invece di spiegare di cosa parlasse il testo, “inavvertitamente”, diede tutte le risposte e così lo salvò perche durante le sue lezioni Francesco non aveva pensato ad altro che a parlare, scherzare e fare tutto quello che non aveva a che vedere con il francese.

Finito il compito, a poco a poco la classe si svuotò.

Terzo giorno: Matematica. Il cuore, ancora una volta gli batteva fortissimo, sudava freddo, il momento era arrivato.

Alle 8,30 era già in aula e tremava come un agnellino, anche se fuori c’erano 30° gradi all’ombra.

Finalmente arrivò la prof., la tachicardia di Francesco era a mille. In matematica aveva avuto sempre grossi problemi e, per giunta, era capitato accanto al compagno più ignorante della classe.

Pensò : “Ma la prof., sapendo che in matematica valevo zero, non poteva mettermi vicino a qualcuno più bravo?”.

Appena la prof. consegnò i compiti, Francesco rimase come  paralizzato e pensò : “Sono fregato, questa è la volta che mi bocciano. Non supererò mai questo esame.” ma, rileggendo meglio l’esercizio con grande sorpresa si accorse che era facilissi.mo e con molta soddisfazione riuscì a risolverlo.

Per il secondo esercizio, però, Francesco era molto preoccupato, aveva a disposizione tre ore per risolverlo eppure aveva paura di non farcela.

Inaspettatamente la prof. si mise davanti al suo banco per aiutare un compagno in difficoltà e, “per grazia divina”, appoggio il foglio con tutte le risposte dell’esercizio sul banco.

Francesco copiò tutto in due secondi, cosa un po’ difficile, perché il foglio era girato al contrario ma, grazie alle sue sviluppatissime doti di copiatore provetto, riuscì a non farsi sgamare.

Finito di copiare consegnò il compito e uscì da quell’aula con il cuore che gli batteva forte e tuttavia contento di avercela fatta.

Dopo una settimana, sarebbero iniziati gli esami orali. Francesco era meno preoccupato, gli scritti erano più difficili. Era stato molto fortunato.

(Giugno 2016)

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