NEWS

TOTONNO ’E  QUAGLIARELLE   di Luigi Rezzuti   Totonno ’e quagliarelle era un personaggio di altri tempi, un uomo tutto di un pezzo, un napoletano...
continua...
Pensieri ad alta voce di Marisa Pumpo Pica   Revisionare Dante?      Sul filo dei nostri “Pensieri ad alta voce”,  questa volta è di scena Dante....
continua...
AL MUSEO DUCA DI MARTINA   (Febbraio 2017)
continua...
TEATRO BOLIVAR - start up stagione 2016/2017   DUETTI 200 grammi di teatro a sera direzione artistica Ettore Nigro e David Jentgens   29|30...
continua...
Parlanno ’e poesia 4 - Giovanni Boccacciari   di Romano Rizzo   Una fìgura di primo piano, nel panorama della poesia napoletana è stata, senza dubbio,...
continua...
Il Liceo Umberto   di Antonio La Gala   Il primo liceo istituito a Napoli, subito dopo l’Unità d’Italia, fu il Vittorio Emanuele II, ad indirizzo...
continua...
Spigolature   di Luciano Scateni   Odio -Amore e nel mezzo Trump Non è vero che l’incredibile Trump rischi il linciaggio politico globalizzato, ma  i...
continua...
Premio letterario “Trivio” 2016 - Cerimonia di premiazione al Pan di Napoli   di Marisa Pumpo Pica   La cerimonia di premiazione della prima...
continua...
IL ROLEX RUBATO   di Luigi Rezzuti   Williams, un giovane di nazionalità inglese, dopo aver superato l’esame di laurea con ottimi voti, si concesse...
continua...
Miti napoletani di oggi.53 LA SANITA’   di Sergio Zazzera   Non tragga in inganno il titolo: non è della tutela della salute (sul cui carattere...
continua...

IL BUSINESS DEL “COCCO BELLO”

 

di Luigi Rezzuti

 

Come in ogni stagione estiva, le spiagge della nostra penisola sono invase da venditori ambulanti di ogni genere.

C’è chi vende granite di limone, orzata e menta, quello che vende ciambelle fritte, biscotti di Castellammare, noccioline zuccherate, canottini di plastica, secchielli e palettine, collane, bracciali, borse da spiaggia, aquiloni, vestiti, biancheria e quant’altro, ma il vero business è quello della vendita delle fettine di cocco, il grande affare del cocco, sul quale la criminalità organizzata napoletana ha messo le mani da tempo.

Un business che ogni estate assicura guadagni milionari ai vari clan.

I gruppi di vendita vengono organizzati in primavera e a giugno. Si parte alla volta delle principali località turistiche italiane, da Rimini a Riccione, da Viareggio all’Argentario, da Scauri  a Formia, da Vindicio a Serapo e Sperlonga e così via.

Il reclutamento del venditore viene scrupolosamente selezionato dal clan nei mesi precedenti la stagione estiva.

Condizione imprescindibile per poter  assoldare un venditore di cocco è la sua fedina penale, che deve essere rigorosamente immacolata.

Questi venditori escono la mattina e per le otto sono già in spiaggia portando il loro carico del frutto esotico, che ognuno di noi ha assaggiato almeno una volta nella vita, soprattutto al mare.

Sgobbano per dieci, dodici ore al giorno sotto il sole, percorrendo chilometri di battigia alla voce “Cocco fresco, cocco bello”

Con questo commercio abusivo, i clan che lo gestiscono, fanno affari d’oro, portando a casa, alla fine dell’estate, dai 900 mila al milione di euro ed in tal modo entrano nelle casse della camorra fiumi di soldi.

Il venditore ha l’obbligo di avvertire immediatamente “ ‘o masto” di eventuali concorrenti e questi fa capire, con le buone o con le cattive, che su quel litorale non c’è spazio per altri venditori di cocco.

La vendita del cocco termina alla chiusura dei lidi per ricominciare il giorno dopo l’apertura, agli inizi della successiva stagione estiva.

Su ogni carico giornaliero di cocco il venditore guadagna il 40% mentre al capo va il rimanente dell’incasso

La vendita del “cocco bello” è un monopolio dei clan e guai a mettersi contro l’organizzazione.

Fa rabbrividire l’idea di quanto il “sistema”, la camorra dell’Arenaccia, della Sanità, di Soccavo, di San Giovanni a Teduccio, riesca a portarsi a casa, a settembre di ogni anno, dalla vendita del cocco in spiaggia.

Le stime parlano di oltre un milione di euro per ciascun clan, soldi freschi, “puliti”, perché senza gravami fiscali, che finiscono nelle casse della camorra, denaro non tracciato e pronto ad essere riutilizzato per investire in altre attività illecite.

(Ottobre 2016)

BilerChildrenLeg og SpilAutobranchen