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Ma da un presagio d'ali   All'Aleph, Roma, venerdì 7 aprile, alle ore 17.30,  presentazione del libro di Donatella Costantina Giancaspero Ma da un...
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PREMIO NAZIONALE DI POESIA "SALVATORE CERINO"     (Dicembre 2018)
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IL TEATRO A NAPOLI   a cura di Luigi Rezzuti   Napoli è una città che trova svariati modi di esprimersi, dalla poesia alla musica, dal teatro al...
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Giro d’Italia e Universiadi - Buone prospettive per lo sport   di Luigi Rezzuti   Il Giro d’Italia 2019 Il Giro d’Italia 2019 ha 21 tappe, delle...
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Andiamo aTeatro a cura di Marisa Pumpo Pica   AL TEATRO DIANA “STORIE DI CLAUDIA”   Da mercoledì 24 febbraio fino al 6 marzo, Claudia Gerini in:...
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IL MIRACOLO DI SAN GENNARO di Henry Weedall   di Luigi Alviggi   Maurizio de Giovanni, prefatore, sottolinea la differenza tra sentimento religioso...
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IL PALLINO DELLA GUERRA

 

di Luigi Rezzuti

 

Durante la permanenza militare all’ospedale militare, una mattina, arrivò l’ordine di una esercitazione di guerra.

Non avevamo né fucili né tanto meno pistole o bombe a mano. Comunque ci radunarono in un ampio piazzale dell’ospedale, muniti ognuno di noi con mazze da scopa e mazze per lavare il pavimento

Alle 9,30 precise, arrivò il generale col “pallino della guerra”, un sergente gridò a squarciagola l’attenti e il presentatarmi.

Ci mettemmo tutti sugli attenti, con le mazze da scopa a mo’ di fucili, al passaggio del generale, il quale ci divise in due compagnie, da una parte il nemico e dall’altra noi che dovevamo difendere l’attacco all’ospedale.

Noi ci difendevamo con le mazze da scopa e il nemico sparava con le stesse armi e tutti facevamo il rumore degli spari gridando “Bum – Bum”.

In quella situazione era difficile mantenere un contegno serio, ridevamo tutti, ad ogni ordine del generale.

Alcune reclute erano state scelte, sempre dal generale,  per una immaginaria infermeria: dovevano correre da una parte all’altra del campo di battaglia e portare immaginarie medicazioni, bende e quant’altro per soccorrere i soldati colpiti.

Feci finta di essere stato ferito da un proiettile sparato dal nemico e, sempre per finta, fui curato e medicato.

Finalmente il generale ordinò il cessate il fuoco e la tragicomica battaglia ebbe fine. Di sicuro quella mattina mi divertii da “morire” ma, allo stesso tempo, pensai al “pallino della guerra” di un esaltato generale.

(Ottobre 2016)

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