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INCONTRI AL TRAMONTO   (Giugno 2017)
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OEDIPUS     Fisciano, mercoledì 8, ore 15,00, Università degli studi di Salerno, Incontri tra letteratura e matematica presso il Dipartimento di...
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MAGGIO DEI MONUMENTI   di Luigi Rezzuti   La 24° edizione del “Maggio dei Monumenti” è partita il 28 aprile per terminare il 3 giugno...
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IL TEATRO A NAPOLI   a cura di Luigi Rezzuti   Napoli è una città che trova svariati modi di esprimersi, dalla poesia alla musica, dal teatro al...
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La violenza sulle donne   di Luigi Rezzuti   Si sente, purtroppo, parlare molto spesso di violenza sulle donne. Sui giornali, in TV, alla radio,...
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Ecco i tre vincitori del premio Trivio     di Claudia Bonasi   Ecco i vincitori del premio letterario Trivio 2016. Per la sezione prosa edita vince...
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CARMINE REZZUTI E QUINTINO SCOLAVINO ESPONGONO  AL MUSEO ARCHEOLOGICO DI NAPOLI   Dopo aver partecipato alle Biennali di Venezia, alle Quadriennali...
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CARMINE COLELLA ALL'ASSOCIAZIONE LUCANA     La conferenza verterà su Francesco Mauro, illustre lucano di Calvello (Potenza), di cui si era persa...
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Miti napoletani di oggi.73 LA SOFFERENZA   di  Sergio Zazzera   Il mito della sofferenza, al giorno d’oggi, non è patrimonio esclusivo del popolo...
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IL PALLINO DELLA GUERRA

 

di Luigi Rezzuti

 

Durante la permanenza militare all’ospedale militare, una mattina, arrivò l’ordine di una esercitazione di guerra.

Non avevamo né fucili né tanto meno pistole o bombe a mano. Comunque ci radunarono in un ampio piazzale dell’ospedale, muniti ognuno di noi con mazze da scopa e mazze per lavare il pavimento

Alle 9,30 precise, arrivò il generale col “pallino della guerra”, un sergente gridò a squarciagola l’attenti e il presentatarmi.

Ci mettemmo tutti sugli attenti, con le mazze da scopa a mo’ di fucili, al passaggio del generale, il quale ci divise in due compagnie, da una parte il nemico e dall’altra noi che dovevamo difendere l’attacco all’ospedale.

Noi ci difendevamo con le mazze da scopa e il nemico sparava con le stesse armi e tutti facevamo il rumore degli spari gridando “Bum – Bum”.

In quella situazione era difficile mantenere un contegno serio, ridevamo tutti, ad ogni ordine del generale.

Alcune reclute erano state scelte, sempre dal generale,  per una immaginaria infermeria: dovevano correre da una parte all’altra del campo di battaglia e portare immaginarie medicazioni, bende e quant’altro per soccorrere i soldati colpiti.

Feci finta di essere stato ferito da un proiettile sparato dal nemico e, sempre per finta, fui curato e medicato.

Finalmente il generale ordinò il cessate il fuoco e la tragicomica battaglia ebbe fine. Di sicuro quella mattina mi divertii da “morire” ma, allo stesso tempo, pensai al “pallino della guerra” di un esaltato generale.

(Ottobre 2016)

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