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IL PALLINO DELLA GUERRA

 

di Luigi Rezzuti

 

Durante la permanenza militare all’ospedale militare, una mattina, arrivò l’ordine di una esercitazione di guerra.

Non avevamo né fucili né tanto meno pistole o bombe a mano. Comunque ci radunarono in un ampio piazzale dell’ospedale, muniti ognuno di noi con mazze da scopa e mazze per lavare il pavimento

Alle 9,30 precise, arrivò il generale col “pallino della guerra”, un sergente gridò a squarciagola l’attenti e il presentatarmi.

Ci mettemmo tutti sugli attenti, con le mazze da scopa a mo’ di fucili, al passaggio del generale, il quale ci divise in due compagnie, da una parte il nemico e dall’altra noi che dovevamo difendere l’attacco all’ospedale.

Noi ci difendevamo con le mazze da scopa e il nemico sparava con le stesse armi e tutti facevamo il rumore degli spari gridando “Bum – Bum”.

In quella situazione era difficile mantenere un contegno serio, ridevamo tutti, ad ogni ordine del generale.

Alcune reclute erano state scelte, sempre dal generale,  per una immaginaria infermeria: dovevano correre da una parte all’altra del campo di battaglia e portare immaginarie medicazioni, bende e quant’altro per soccorrere i soldati colpiti.

Feci finta di essere stato ferito da un proiettile sparato dal nemico e, sempre per finta, fui curato e medicato.

Finalmente il generale ordinò il cessate il fuoco e la tragicomica battaglia ebbe fine. Di sicuro quella mattina mi divertii da “morire” ma, allo stesso tempo, pensai al “pallino della guerra” di un esaltato generale.

(Ottobre 2016)

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