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PER TOTO'     (Maggio 2017)
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Uno scugnizzo napoletano trasferito a Milano   di  Luigi Rezzuti   Mai nessuno mi chiamava Antonio. Sono nato a Napoli in un quartiere popolare e...
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IL BUSINESS DEL “COCCO BELLO”   di Luigi Rezzuti   Come in ogni stagione estiva, le spiagge della nostra penisola sono invase da venditori ambulanti...
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 YOU NO SPEAK AMERICANO ORIGINAL   ARMY CALL TO ARTISTS. ALL ARTISTS ARE INVITED.  CHIAMATA ALLE ARMI PER GLI ARTISTI. TUTTI GLI ARTISTI SONO...
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Infanzia di Giambattista Vico

 

di Antonio La Gala

 

In passato si credeva che Giambattista Vico fosse nato nella piazza dei Girolamini e lì, nel 1868, bicentenario della sua nascita, fu posta una targa commemorativa, tuttora visibile, una targa linguisticamente confusa e altisonante. Nel 1941 fu posta una seconda lapide, al civico 31 di via S. Biagio dei Librai, (raffigurata nella foto che accompagna questo articolo), perché lì fu individuata nuovamente la casa dove Vico nacque.

Al detto civico 31 ebbe la sua bottega di libraio, dal 1658 al 1685, il padre di Giambattista, Antonio Vico.

Era una botteguccia di pochi metri quadrati, con un mezzanino adibito a camera da letto, dove Antonio, dopo che gli era morta la prima moglie senza figli, sposò la figlia di un lavorante di carrozze. Dalla coppia nacquero otto figli, di cui il terzultimo, nato nel 1668, era il nostro Giambattista.

E’ facile immaginare la qualità della vita di quella famiglia in quel bugigattolo. Tre figli vi morirono prematuramente e il Nostro vi crebbe gracile e malaticcio, ma vivace.

Giambattista fu battezzato nella vicina chiesa di S. Gennaro dell’Olmo, originariamente chiamata S. Gennaro ad Diaconiam, la prima chiesa che nel VII sec. i napoletani dedicarono al Santo al centro di Napoli, una basilica paleocristiana, poi più volte ristrutturata, (la facciata risale al Novecento), e nei cui sotterranei si trovano i resti di un tempio di Augusto.

Nell’antica strada di S. Gennaro dell’Olmo, nel VII sec., trovarono rifugio alcune monache, sfuggite ai ricorrenti stermini di Armeni, che portarono con sé reliquie di S. Gregorio (257-331), patrono dell’Armenia e di S. Biagio. Citiamo questa presenza armena perché sono stati i nomi dei due santi a denominare il vicino complesso religioso e la via S. Gregorio Armeno e, inoltre, la via S. Biagio dei Librai, artigiani  che nel Sei e Settecento, ai tempi di Giambattista Vico, erano numerosi in quella zona, e che dettero un determinante contributo alla costruzione  della cappella di S. Biagio.

Torniamo alla casa natale del Vico.

La seconda lapide, posta al civico 31, recita: “In questa cameretta / nacque / il XXIII giugno MDCLXVIII / Giambattista Vico / qui dimorò / sino ai diciassette anni / e nella sottoposta bottega / del padre libraio / usò passare le notti / nello studio / vigilia giovanile / della sua opera sublime”.

Non sappiamo se fu nel bugigattolo di famiglia o per strada, che il vivace bambino Giambattista cadde battendo la testa. Rimase senza conoscenza. Nella lunga attesa di un medico, fu soccorso, ma pare in maniera malaccorta, da un barbiere, categoria allora “paramedica”.

Il medico sopraggiunto, che lo curò, sentenziò che il futuro autore della “Scienza Nova” sarebbe rimasto per tutta la vita in uno stato di perenne idiozia.

Per nostra fortuna allora ad essere una Scienza Nova era la medicina e perciò una scienza ancora un po’ vaga.

(Ottobre 2016)

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