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a cura di Marisa Pumpo Pica

Nu raggio ’e sole  - Fuochi d’artificio

di Anna Maria Piccirillo Tortora

Cosmopolis Edizioni – Napoli

 

                    

Il verso di Anna Maria Piccirillo Tortora, sofferto o gioioso, è sempre limpido e puro come acqua cristallina, che sgorga da una fonte, di quelle di antico borgo, non inquinate dagli artifici di sofisticate tecnologie.

Ella, infatti, è sempre se stessa, nella vita e nella poesia, Nell’una, come nell’altra, semplicità, coerenza, sensibilità profonda la caratterizzano.

Le sue liriche sono lo specchio di un cuore che sa coltivare sentimenti e valori e riesce ad esprimerli con immediatezza, nella purezza del canto.

Le immagini scivolano lievi ed aeree dinanzi ai nostri occhi e sembrano animarsi e vivere di vita sempre nuova, sempre più ricca ed armoniosa. Sono immagini legate all’amore, agli affetti familiari, ad un passato, che ritorna, non più certamente uguale a se stesso, ma rimodellato dalla forza evocatrice delle memorie e dalle sue infinite capacità di trasfigurazioni. Questo passato, infatti, sia esso ricordo d’amore, di ore tristi  o liete, di luoghi e momenti lontani, si fa presente, un presente sempre amato e ricreato con dolcezza, anche quando produce sofferenza, perché legato a persone che non sono più al mondo. Ma è qui, in questi momenti in cui il dolore diviene amaro e pressante, perché la riporta ad immagini e volti  di chi ha tanto amato e non è più con lei, è qui, nei ricordi teneri e struggenti di un’armonia perduta, che Anna Maria Piccirillo Tortora ci offre la migliore testimonianza, come donna e come poetessa.

Infatti, se la donna soffre per la perdita degli affetti familiari, la poetessa, pur narrando di sé e delle proprie sofferenze, non avvolge mai di un velo cupo il suo dolore. Le tinte sfumano sovente nei colori delicati di tenui pastelli, di splendidi acquerelli.

Inoltre, il suo essere sempre presente ed attenta alle voci della realtà contemporanea le permette di affrontare problematiche complesse, che riguardano la famiglia, la società, la città stessa.

La sua innata ed ineguagliabile sensibilità le dà modo di coinvolgerci spesso nelle tematiche scottanti ed angosciose di una maternità sfortunata e dolente o vissuta con gioia e calore umano. Sono le espressioni dolci e delicate di quella maternità che a lei è stata negata dalla vita, ma il cui desiderio l’ha resa “più volte mamma”, come suggeriscono le parole della sua bella dedica ai nipoti, che apre il volume delle poesie in lingua.

E, proprio in virtù di questo suo desiderio irrealizzato, ha saputo riversare, in ogni occasione, il suo amore non soltanto sui nipoti, ma anche sui bambini di tutto il mondo, di cui riesce ad interpretare le voci, i pensieri, gli slanci affettivi, nella diafana luce di candore e d’innocenza.

L’autrice si abbandona alla forza del cuore in un’infinita gamma di sentimenti e attraverso una poesia vissuta e sofferta, che si muove nel solco della tradizione e nel pieno rispetto di una lingua che ama. In essa si esprime con una naturalezza ed una spontaneità, che rendono la lettura di queste rime gradevole ed accattivante.

Dalla Nota dell’Editore (Marisa Pumpo Pica)

 

Dolci, melodiosi, talvolta struggenti, i versi di Anna Maria Piccirillo Tortora.
Essi rivelano tutta la ricchezza del suo mondo interiore, in cui predominano gli affetti familiari e i ricordi dell’infanzia lontana.
I tratti caratteriali che la contraddistinguono come donna si riflettono, infatti, sulla sua poesia.
La donna è dolce, capace di grandi slanci di affetto, di tenerezza, di solidarietà. Tutta per gli altri, dagli altri si fa apprezzare per le sue doti di modestia, di umiltà e di comprensione delle debolezze umane.
Anche la sua poesia ha note di grande dolcezza e, in talune composizioni, vola in alto come in alto guarda il suo cuore, alla perenne ricerca e riscoperta dei valori che hanno costituito le radici della sua formazione, fin dall’adolescenza, cui restano legati i suoi ricordi più belli
Sono quei valori fondamentali che l’hanno sorretta come donna ed arricchita come poetessa, rappresentando, nell’uno come nell’altro caso, le linee del suo percorso evolutivo.
La donna ricorda e racconta le proprie gioie e i propri dolori. Si guarda intorno, coglie le incongruenze della nostra società e i mali del mondo. E tutto trasfonde nei suoi versi.    
Interessanti, vive, palpitanti di calore umano appaiono allora le tematiche sociali, sempre di grande attualità, che vengono affrontate con consapevolezza ed intensa partecipazione.
Dovunque, insomma, nei momenti di poesia intimista, come in quelli di denuncia sociale, il suo animo delicato, sensibile e generoso ci regala ogni volta forti emozioni, attraverso una lirica semplice e genuina, che si palesa come dono di sè.

Irene Pumpo
Dalla Prefazione a Fuochi d’artificio

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