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Martedì 4 luglio al via "Vietri in Scena" Oltre 20 appuntamenti gratuiti a Villa Guariglia, Villa Comunale e Palazzo della Guardia   Al via domani...
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BROCCOLINCOLLINA Il VOMERO, un quartiere che rappresenta un unicum a Napoli ed in Italia. Una vera città nella città, con una storia, un patrimonio...
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RITROVARSI  A  PARIGI di   Gaito  Gazdanov

 

Di Luigi Alviggi

 

Gaito Gazdanov (San Pietroburgo, 1903 – 1971), figlio di un guardaboschi, nel 1920 si trasferisce a Parigi dove farà lavori vari, uno di questi il tassista, tenendovi un’esistenza in tutto ordinaria. In vita le opere di questo Autore mai verranno pubblicate in Unione Sovietica. Appariranno in Russia solo dopo lo smembramento dell’URSS, a partire dagli anni ‘90. Il presente lavoro è del 1966.

Esso racconta dell’invito di François all’amico Pierre, incontrato dopo anni, a passare le vacanze insieme in uno sperduto posto in campagna nel sud della Francia, senza gas né luce, immersi nel silenzio ritemprante della natura e del circostante ma anche nell’assenza di ogni agio civile. Pierre, contabile in una piccola azienda, accetta subito per pentirsene dopo poco. Ma ormai il dado è tratto e parte per l’avventura. Il lungo viaggio in treno lo riporta all’infanzia. Lo spettro familiare di ereditare una fortuna dalla zia Justine, sorella del padre, non lo abbandonerà nemmeno da adulto. La zia, arricchitasi attraverso i numerosi amanti – “una gran bella formazione, riuniti in sindacato” come li definirà poi un’altra parente -, in un rigurgito di pentimento lascerà tutto alla Chiesa, deludendo la famiglia in attesa. Per questo motivo Pierre si impegnerà nel lavoro, lasciando l’intero stipendio nelle mani della madre che, anche in condizioni economiche agiate, continuerà a essere molto economa. Poi la guerra, la fuga dal fronte prima di essere fatto prigioniero, il tornare a casa mal ridotto dal lungo cammino, il riprendere man mano le vecchie abitudini. La morte del padre prima e della madre poi lo lasceranno solo nel silenzio pauroso della casa.

La smemorata Marie, raccolta da François svenuta vicino alla casa sperduta nel bosco, una tra la fiumana di gente vagante senza meta in fuga dall’invasione hitleriana, è in totale abulia. Si limita a vagare come un animale nella foresta “ingoiata da una notte bestiale” - come gli dice l’amico - e a Pierre, tra solitudine e pena per la sventurata, scoppia in mente l’idea di portarla a Parigi, per tentare un impossibile recupero di coscienza. François cerca di metterlo in guardia dai mille impacci cui va incontro, ma lui non deflette. Vuole risvegliare in sé la vita perduta con la scomparsa della madre, dare uno scopo ai suoi giorni, solleticato dal fascino dell’impresa incerta e imprevedibile.

Nell’appartamento parigino seguiamo i lentissimi cambiamenti della donna che farebbero scoraggiare chiunque ma non Pierre che, con infinita pazienza, si alimenta di quelle minime variazioni che per mesi rendono soltanto un poco meno amari gli sforzi e i sacrifici compiuti per recuperare l’intelletto di chi è diventata compagna di vita. È come una figlia, che lava, alimenta, mette a letto, e chiude in camera quando esce. Ed ecco un mattino, quando va a spalancare le finestre della stanza e fa la domanda che ripete ogni giorno sin dall’inizio: “Ha dormito bene, Marie?”, lei pronuncia la prima parola dopo anni, con metallica voce da automa: “Bene”. L’alba di una nuova vita si spalanca a sconvolgere il passato e a far impazzire l’uomo che pensa a una allucinazione.

Tanto François quanto lo psichiatra, che Pierre consultava regolarmente, rimangono stupefatti. Adesso il problema di Pierre è cambiato: deve augurarsi che la donna ricordi il passato o che rimanga con lui? Ed ecco ancora la donna ammalarsi gravemente e Pierre passare notti e giorni accanto al suo letto per vincere anche questa battaglia. Marie si salverà e dal malanno sbucherà quasi la donna normale di un tempo che nessuno dei nuovi amici ha conosciuto.

La graduale presa di coscienza porterà nella donna il dischiudersi di un mondo nuovo, già vissuto eppure da riapprendere come appartenente a una diversa persona, con difficoltà di riadattamento nell’abito mentale perduto nella nebbia della lunga incoscienza. E di sicuro non terminano le sorprese per il lettore.

Lo stile è semplice, minutamente descrittivo, in un certo senso ricalca quelli che devono essere stati i giorni di Gazdanov. Notevole la rappresentazione dei sentimenti e delle emozioni nei tre personaggi, seguiti con attenzione in ogni fase. Un libro senz’altro piacevole a leggersi.

                           

Gaito Gazdanov : Ritrovarsi a Parigi

traduzione di Manuela Diez

FAZI,  2016 – pp.  160 - €  15,00

(Ottobre 2016)

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